La “questione Malvinas” continua a riproporsi nella storia argentina. Nel 1982 la guerra per il controllo dell’arcipelago situato nell’Atlantico del Sud si concluse con la vittoria dei britannici, portando alla caduta della dittatura militare nel Paese sudamericano e rafforzando il governo della “lady di ferro” Margaret Thatcher nel Regno Unito. A distanza di 44 anni, tuttavia, la disputa di sovranità non è affatto chiusa: le Malvinas/Falkland sono amministrate da Londra come territorio d’Oltremare, ma l’Argentina ne rivendica la sovranità e la controversia resta formalmente aperta alle Nazioni Unite, spostandosi ora da un piano prettamente militare a uno più strettamente economico, legato alle riserve di petrolio delle isole.
Regno Unito e Israele dietro il progetto Sea Lion
La compagnia petrolifera britannica Rockhopper e la società israeliana Navitas Petroleum stanno, infatti, portando avanti un progetto — denominato Sea Lion — per l’estrazione di greggio a 200 chilometri a Nord dell’arcipelago, con l’inizio della produzione previsto per il 2028. Rockhopper detiene una quota di minoranza — ovvero il 35% — dell’operazione, mentre Navitas Petroleum è il principale azionista — con il 65% — e finanziatore. Le società prevedono di investire 2,5 miliardi di dollari nel giacimento, che durante la prima fase dovrebbe produrre circa 55.000 barili al giorno.
Scoperto nel 2010, il bacino petrolifero ha ottenuto l’approvazione normativa, politica e ambientale da parte del governatore nominato da Londra, Colin Martin-Reynolds, mentre la Decisione Finale di Investimento (FID) è arrivata a dicembre 2025 da parte di entrambe le società coinvolte.
Rockhopper ha peraltro reso noti i risultati di una nuova relazione tecnica sul progetto offshore, confermando un volume totale di 313,8 milioni di barili di risorse petrolifere economicamente sfruttabili. L’annuncio è stato fatto in un momento non casuale, vale a dire alla vigilia del 2 aprile, data che segna il 44° anniversario del conflitto e la celebrazione della Giornata dei veterani e dei caduti nella guerra delle Falkland. Una scelta che suona provocatoria.
La risposta dei governi argentini
Nelle stesse ore il presidente argentino Javier Milei ha partecipato a una cerimonia di commemorazione, ribadendo che l’Argentina «risponderà con tutte le misure diplomatiche necessarie per proteggere i propri diritti e difendere i propri interessi». Non è la prima volta che gli esecutivi del Paese reagiscono al tentativo, da parte di compagnie straniere, di avviare attività estrattive nell’area: già tra il 2012 e il 2013 il governo di Cristina Fernández de Kirchner aveva applicato contro le compagnie impegnate nelle esplorazioni vicino alle Malvinas la Ley 26.659 — promulgata nel 2011 e tesa a disciplinare l’esplorazione di idrocarburi sulla piattaforma continentale argentina, prevedendo l’obbligo di ottenere autorizzazioni preventive dalle autorità argentine. Qualche tempo dopo, nel 2021, l’esecutivo di Alberto Fernández ha minacciato azioni legali sistematiche contro nuove società impegnate nella stessa area, menzionando esplicitamente l’israeliana Navitas Petroleum e inquadrando la questione tanto sul piano della sovranità territoriale quanto su quello della tutela ambientale. Con la Resolución 240/2022, il governo Fernández ha dichiarato “clandestine” le attività della società israeliana sulla piattaforma continentale argentina e ha vietato all’azienda di operare nel Paese per vent’anni.
Le critiche dell’opposizione a Milei sul caso Sea Lion
C’è chi sospetta che l’attuale governo si limiterà a dichiarazioni di circostanza senza intraprendere alcuna azione concreta. Non risultano per ora passi concreti che abbiano effettivamente rallentato l’iter del progetto. Ad alimentare questa convinzione ci sono gli stretti rapporti che Milei intrattiene con Israele, di cui il presidente è strenuo difensore, ma anche la sua volontà di favorire un modello di forte espansione estrattiva. Basti pensare a Vaca Muerta, l’enorme giacimento di petrolio e gas non convenzionale in Patagonia, che è diventato l’asse centrale della strategia energetica e di export dell’Argentina e che, nei progetti infrastrutturali chiave, annovera anche la partecipazione del colosso italiano dell’energia ENI. L’ennesima area del mondo che sembra essere condannata dall’impeto estrattivista a diventare una “zona di sacrificio”, nonostante la forte opposizione della comunità Mapuche.
Tra le voci più critiche rispetto alla postura di Milei nei confronti del progetto Sea Lion c’è quella di Juan Grabois — deputato e leader della sinistra cattolico‑popolare —, il quale ha accusato apertamente il governo di complicità e ha denunciato che il progetto sta procedendo senza l’approvazione dell’Argentina.
Grabois ha ricordato che sia l’occupazione illegale delle Isole Falkland/Malvinas sia lo sfruttamento delle loro risorse costituiscono una violazione delle risoluzioni delle Nazioni Unite riguardanti la disputa di sovranità. Ha infine rivolto una stoccata all’attuale presidente: «Non sembra una coincidenza che Milei, ammiratore di Margaret Thatcher e grande difensore del governo genocida dello Stato di Israele, stia permettendo che ciò accada».