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Non solo la Cina nel mirino delle accuse di Stati Uniti e alleati asiatici sul traffico di petrolio verso la Corea del Nord in violazione a quanto stabilito dalle sanzioni Onu per i programmi missilistici e nucleari. Dopo le foto catturate dal satellite-spai americano che immortalava navi cargo cinesi effettuare trasbordi di greggio nel Mar Giallo per trasferirli su imbarcazioni battenti bandiera nordcoreana, questa volta le fonti di intelligence occidentali – citate dall’agenzia Reuters – hanno rivolto l’accusa anche verso i russi. Secondo quanto riferito all’agenzia di stampa britannica con sede a Londra, in almeno tre occasioni alcune petroliere russe hanno effettuato operazioni simili a quelle svolte dalla navi cinesi, trasbordando petrolio in alto mare verso mercantili di Pyongyang. Il tutto sempre in violazione del contenuto della risoluzione Onu 2375 dell’11 settembre di quest’anno, quando, dopo il test della prima bomba all’idrogeno, dal Palazzo di Vetro arrivò il primo grande taglio alla fornitura di petrolio a nord del 38esimo parallelo. Sanzioni che furono votate all’unanimità da tutto il Consiglio di Sicurezza, quindi anche da Cina e Russia, così come quelle di pochi giorni fa in cui gli Stati appartenenti all’organizzazione internazionale si sono impegnati a tagliare la fornitura di greggio alla Corea del Nord per un volume di 500mila barili annui.

L’agenzia britannica cita il caso della petroliera russa Vityaz che ha lasciato il porto di Slavyanka, vicino a Vladivostok, il 15 ottobre, con un carico di 1.600 tonnellate di greggio.  Secondo i documenti ufficiali presentati dall’agente incaricato della nave alle autorità portuali russe, i barili appartenenti alla Vityaz dovevano essere trasferiti ad una flotta di pescherecci d’altura giapponesi, che operava nel Mar del Giappone. Tuttavia, secondo le fonti d’intelligence ascoltate da Reuters, la Vityaz a un certo punto del suo viaggio ha spento il transponder (strumento che serve a trasmettere continuamente un segnale che traccia il percorso di una nave e identifica il battello), si è allontanata dalla rotta ed è divenuta per alcuni giorni irrintracciabile. L’accusa che viene rivolta nei confronti dell’armatore russo proprietario della petroliera è che, ad un certo punto, la Vityaz sia stata raggiunta dalla petroliera nordcoreana “Sam Ma 2”, che ha a sua volta spento il transponder dai primi giorni di agosto, e, a largo del Pacifico, sarebbe avvenuto il trasferimento di petrolio. Yaroslav Guk, vicedirettore della Alisa Ltd, società proprietaria della nave cisterna, ha negato qualsiasi contatto della sua flotta con le navi della Corea del Nord. “Assolutamente no, questo è molto pericoloso”, ha detto Guk a Reuters per telefono. “Sarebbe una pazzia completa.”. Tuttavia ha anche detto che non fosse a conoscenza del fatto che la nave di cui sopra fosse in procinto di rifornire barche d’altura giapponesi. Operazioni che sarebbero avvenute anche da parte di altre due petroliere russe, sempre con trasponder spenti, a ottobre e novembre, partendo da Slavyanka e Nakhodka.

Il governo russo ha immediatamente smentito ogni accusa nei suoi confronti negando in genere qualsiasi coinvolgimento del Cremlino e di funzionari statali nell’eventuale traffico di petrolio tra Russia e Corea del Nord per eludere l’embargo al carburante e ai prodotti petrolchimici verso il territorio nordcoreano. E, come per quanto riguarda le accuse nei confronti della Cina, in realtà è assolutamente plausibile che i governi non siano direttamente coinvolti, poiché parliamo di battelli di società private che potrebbero semplicemente aver voluto lucrare sul contrabbando. Una possibilità che non può certo essere esclusa, dal momento che i traffici di petrolio in zone di conflitto non sono mai limpidi e sono spesso frutto di azioni tollerate ma non dirette dagli Stati – si pensi al conflitto siriano e alle carovane di camion verso i porti turchi. Tuttavia, è interessante che queste accuse arrivino pochi giorni dopo il voto della risoluzione Onu che impone un embargo quasi totale nei confronti dell’esportazione di petrolio e prodotti della sua raffinazione verso la Corea del Nord. Una risoluzione che ha certificato la linea politica americana verso Kim Jong-un e che, pur votato anche da Cina e Russia, ha visto un accoglimento molto freddo da parte di questi due Stati. Accuse ad orologeria? Difficile provarlo. È altrettanto vero però che queste accuse rappresentano segnali importanti nella linea politica che uno Stato vuole adottare. Trump ha subito accusato la Cina di violare le sanzioni e non è detto che non faccia lo stesso con la Russia. Screditare di fronte alla comunità internazionale l’operato di due potenze che competono agli Usa la politica asiatica e che si pongono come attori fondamentali di mediazione nella crisi coreana, serve ad assestare colpi importanti, anche per scalfire il loro avvicinamento nei confronti degli Stati asiatici più legati agli Stati Uniti e per dimostrare la loro inaffidabilità nel grande gioco coreano.

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