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Una barca di legno arenata vicino al porto della città di Yurihonjo, prefettura di Akita, costa nordoccidentale del Giappone. È notte, e i residenti, allarmati anche per il cattivo tempo, chiamano la polizia dopo aver avvistato il peschereccio incagliato tra gli scogli. Nel frattempo, alcuni uomini, forse una decina, escono allo scoperto e si dirigono verso la città. È andata più o meno così la vicenda che giovedì notte ha colpito la città di Yurihonjō e che ha messo in allerta non solo i suoi cittadini ma anche, e soprattutto, la polizia giapponese, intervenuta in massa nella tutto sommato tranquilla città portuale del mar del Giappone. Perché l’equipaggio di quel barchino alla deriva, incagliato sulle pietre della costa giapponese, e scortato immediatamente al posto di polizia per l’identificazione, si dichiara di origine nordcoreana, arrivato lì dopo giorni alla deriva per colpa di un guasto tecnico.

Così, quello che sembrava un semplice ritrovamento di un peschereccio abbandonato, si è rivelato invece un affaire internazionale che s’inserisce nel quadro di una delle peggiori crisi internazionali degli ultimi anni e che vede Giappone e Corea del Nord costantemente sul piede di guerra. La polizia giapponese ha subito avviato le indagini per comprende chi fossero effettivamente quei naufraghi. I rilevamenti sul peschereccio – tra l’altro un’imbarcazione di legno molto datata – hanno confermato che fosse nordcoreano, visti anche i caratteri che apparivano sullo scafo e la scritta “Chongjin” in riferimento alla città portuale nordcoreana, probabilmente origine dell’imbarcazione. Il guasto è stato accertato e i membri dell’equipaggio non sembrano, almeno secondo le fonti di stampa, disertori o fuggitivi. Si sono anzi dichiarati da subito cittadini della Corea del Nord e desiderosi di tornare in patria il prima possibile. Ma se la versione appare quantomeno verosimile, i servizi segreti di Tokyo sono apparsi subito restii ad accettare in toto questa versione e hanno preso subito tutte le precauzioni opportune per capire se non fossero spie inviate lì spacciandosi per naufraghi. Per ora le indagini non sembrano aver rivelato alcuna anomalia che possa far ritenere questi pescatori come soggetti pericolosi per la sicurezza nazionale, ma resta comunque un canale d’indagine aperto. Un alto funzionario anonimo del governo ha affermato di essere sempre più convinto che gli uomini fossero effettivamente solo pescatori. E l’esame della barca, ha detto a Japan Times, non ha finora trovato prove che li colleghino direttamente ad attività illegali, come il contrabbando

Se sarà confermata la versione ufficiale, è probabile, visti i precedenti già accaduti, che i pescatori siano rispediti in Corea del Nord attraverso la Cina. Nel gennaio del 2015, un uomo ritrovato sulla costa della prefettura di Ishikawa che diceva di essere di nazionalità nordcoreana è stato preso in custodia dalle autorità e i funzionari dell’immigrazione gli hanno organizzato il viaggio in Cina. Altri dati di quel viaggio di ritorno non ci sono perché il Giappone non ha mai avuto conferma certezze né del viaggio dalla Cina alla Corea del Nord né se fosse effettivamente nordcoreano.

Quello che è certo, invece, è che i naufragi di imbarcazioni provenienti dalla Corea del Nord sono in netto aumento. La scorsa settimana, la guardia costiera ha salvato tre cittadini nordcoreani da una barca da pesca rovesciata al largo della costa settentrionale del Giappone. Sono stati trasferiti dopo alcune ore su un’altra nave della Corea del Nord che doveva riportarli a casa. La guardia costiera ha poi ritrovato i corpi senza vita di tre membri dell’equipaggio che mancavano all’appello, e altri quattro cadaveri in un’altra barca capovolta che si presume nordcoreana. La scoperta di barche da pesca della Corea del Nord è un evento ormai abbastanza frequente in Giappone. Secondo la guardia costiera giapponese, solo quest’anno sono state 43 le imbarcazioni scoperte nelle acque giapponesi, tra cui parecchie gravemente danneggiate. Secondo i dati della guardia costiera, si sono stati 66 casi simili nel 2016, 45 nel 2015, 65 nel 2014 e 80 nel 2013. Nel 2015, lungo la costa tra Hokkaido e la prefettura di Fukui sono stati rinvenuti tra ottobre e dicembre 27 cadaveri.

Sulle cause di questi naufragi, la più accreditata è che siano il frutto delle pessime condizioni delle imbarcazioni. Sono per lo più barchini di legno molto vecchi che sfidano le acque oceaniche senza alcuna garanzia di poter sopportare le acque agitate del mar del Giappone durante la stagione invernale. Ma quello che preoccupa è che questi naufragi possano aumentare a causa delle sanzioni imposte alla Corea del Nord. L’embargo imposto sul governo di Pyongyang incrementa la penuria di cibo. Il fabbisogno alimentare è stato per anni soddisfatto (e in maniera appena sufficiente) dal commercio con la Cina. Con la carestia, aumenta il rischio che i pescatori si avventurino sempre più a largo per cercare i banchi di pesce nelle pescose acque del mar del Giappone. Senza certezze, senza sicurezza, ma con l’unico movente – il peggiore – della fame.

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