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Sono passati 21 mesi da quando Xi Jinping ha lasciato la Cina per prender parte a una missione diplomatica all’estero. Era il gennaio 2020, e il presidente cinese si avventurò in Myanmar per parlare di progetti infrastrutturali con il suo omologo birmano, Win Myint. Niente di clamoroso, considerata la distanza che separa questi due Paesi. Eppure di lì a poco tutto sarebbe cambiato.

A causa della pandemia di Covid-19, ogni singola nazione si è trincerata dietro a misure restrittive più o meno rigide per impedire la diffusione del Sars-CoV-2. Nel caso della Cina, adesso (in realtà da qualche mese) è possibile lasciare il Paese o entrare da fuori. Il punto è che, una volta superata la Muraglia, prima di potersi dedicare al business o a qualsiasi altra attività, è necessario trascorrere una estenuante quarantena. La legge vale per tutti, dal semplice contadino dello Yunnan – evidentemente – a Xi. Insomma, nel caso in cui il leader cinese volesse uscire dai confini nazionali, una volta rientrato, dovrebbe fare i conti con una quarantena rigidissima. Risultato: dallo scoppio della pandemia di Covid-19 a oggi, il presidente cinese non è più uscito dalla Repubblica popolare.

Le ipotesi sul tavolo

Xi ha diretto tutto ciò che c’era da dirigere dai propri uffici, chiamando qualche collega oltreoceano e apparendo in videoconferenza. Nelle ultime ore, ad esempio, è successo in occasione del G20 di Roma e per la Cop26 a Glasgow. Stiamo parlando di due appuntamenti di importanza globale  all’interno dei quali la figura del leader cinese avrebbe potuto fare la differenza. Così non è stato tra lo stupore generale. Ma perché Xi non esce dalla Cina da ormai oltre un anno? Sul tavolo ci sono diverse ipotesi.

  1. Colpa del Coronavirus. Per via delle stringenti restrizioni che pendono su chiunque entri in Cina, Xi avrebbe evitato di viaggiare intorno al globo. Stando a questa chiave di lettura, il presidente cinese potrebbe voler lanciare un messaggio preciso: comportarsi come i cittadini, senza godere di alcun “privilegio”.
  2. Pechino guarda al mondo con un paio di occhiali ben diverso rispetto al passato. Sono finiti i tempi in cui il governo cinese doveva elemosinare o chiedere sostegno a terzi. Ora che la Cina è diventata una nazione di primissimo livello, Xi potrebbe non aver più intenzione né voglia di sedersi in una stanza con altri leader europei pronti a demonizzare lui è il suo Paese.
  3. La Cina si starebbe trasformando in un bunker con ferrei controlli in entrata e in uscita

Autonomia e affari interni

Insomma, da qualunque prospettiva la si guardi, è altamente probabile che il Dragone stia sfruttando il Covid per varare restrizioni e controllare in modo migliore la società. Nel frattempo, Xi non si sentirebbe più costretto a cooperare con Stati Uniti e alleati a condizioni favorevoli per questi ultimi attori. La Cina, al contrario, ragionerebbe (e agirebbe) sulla base delle nuove parole chiave adottate dal governo:

doppia circolazione e ricchezza condivisa

Del resto l’intento dell’ultimo piano quinquennale cinese è evidente: rendere Pechino in grado di crescere puntando sullo stimolo del mercato interno. In altre parole, il Dragone si starebbe piegando su se stesso ignorando gradualmente tutti gli altri. Tutto questo ha in parte eroso la diplomazia internazionale della Cina, ma dall’altra sta facendo crescere la sua autonomia. La sensazione è che rivedremo Xi Jinping partecipare a un summit, in carne e ossa, solo dopo aver incrementato ancora il consenso interno. E quando il Covid sarà un lontano ricordo.