I cittadini europei che vanno in vacanza negli Stati Uniti rischiano di essere addirittura internati in campi di detenzione per immigrati irregolari, o costretti a una vera e propria tortura psicologica. Ce lo dicono molteplici fonti e inchieste da oltreoceano, che raccontano come l’amministrazione di Donald Trump abbia intensificato i controlli alle frontiere statunitensi al punto tale da bloccare in aeroporto numerosi turisti e residenti legali che mai prima avrebbero immaginato di finire in quella situazione. Episodi che contribuiscono a rafforzare l’immagine dell’America del Maga come di un Paese attraversato da una profonda rivoluzione reazionaria, persino con tratti autolesionisti.
La Germania è rimasta particolarmente inquieta dopo che almeno quattro suoi cittadini sono stati trattenuti in circostanze controverse alle frontiere americane. Tra questi casi spicca quello di Fabian Schmidt, un ingegnere elettrico tedesco di 34 anni residente nel New Hampshire con regolare permesso di soggiorno permanente. Al suo rientro da un viaggio in Lussemburgo lo scorso marzo, Schmidt è stato fermato all’aeroporto di Boston e sottoposto a quello che sua madre ha descritto come un “interrogatorio violento” della durata di diverse ore. Privato dei farmaci per l’ansia e sottoposto a condizioni di detenzione difficili, Schmidt è stato poi ricoverato in ospedale prima di essere trasferito in un centro di detenzione in Rhode Island, dove si trova ancora oggi.
Turisti in manette
Le difficoltà non riguardano solo i residenti permanenti: semplici turisti si sono ritrovati improvvisamente trattati come criminali. Lucas Sielaff, un giovane tedesco di 25 anni, era negli Stati Uniti per visitare la fidanzata. Dopo un breve viaggio in Messico, al rientro è stato fermato alla frontiera, e a causa delle sue limitate conoscenze dell’inglese, non è riuscito a spiegare chiaramente la sua situazione agli agenti, che pensato vivesse illegalmente a Las Vegas. Sielaff è stato quindi ammanettato e detenuto per 16 giorni nel centro Otay Mesa a San Diego, prima di essere espulso.
Un destino simile è toccato a Jessica Brösche, una tatuatrice berlinese di 29 anni fermata alla stessa frontiera con il Messico. Gli agenti, vedendo la sua attrezzatura da tatuaggio, hanno sospettato intendesse lavorare illegalmente negli Stati Uniti. Nonostante le sue proteste, è rimasta in prigione per ben 46 giorni prima del rimpatrio.
Le reazioni internazionali e il cambio di percezione
Questi episodi stanno cambiando radicalmente l’immagine degli Stati Uniti all’estero. Fino a pochi anni fa, per un cittadino tedesco, britannico o francese con un visto regolare o un’autorizzazione Esta, entrare negli Stati Uniti era considerata una semplice formalità. Oggi la situazione è cambiata parecchio e diversi Governi europei hanno iniziato a emettere avvisi ufficiali ai propri cittadini, segnalando i rischi di viaggiare negli Stati Uniti. Il governo tedesco ha formalmente protestato per il trattamento riservato ai suoi cittadini, mentre la Gran Bretagna ha aggiornato i suoi avvisi di viaggio, avvertendo esplicitamente che anche chi ha documenti in regola potrebbe essere arrestato o detenuto.
La Francia ha avuto il suo caso emblematico quando un ricercatore del Centre national de la recherche scientifique è stato respinto all’arrivo per una conferenza in Texas. Le autorità statunitensi hanno sostenuto che l’uomo aveva informazioni riservate del Los Alamos National Laboratory sul suo laptop. Secondo le autorità francesi, invece, il rifiuto sarebbe dovuto a opinioni critiche espresse dal ricercatore sulle politiche scientifiche di Trump.
Le ragioni dietro il cambiamento
Pedro Rios, direttore dell’American Friends Service Committee, ong che assiste i migranti, ha detto alla rivista Time di non aver mai visto in 22 anni di lavoro alla frontiera “cittadini di Paesi alleati come Germania o Canada finire in detenzione per questioni minori. L’unica spiegazione è un clima radicalmente cambiato, molto più ostile verso tutti gli stranieri”.
L’amministrazione Trump ha infatti ampliato i poteri discrezionali delle autorità doganali, applicando con durezza senza precedenti norme che in passato venivano usate con maggiore flessibilità. Anche piccole infrazioni o semplici sospetti possono ora portare a detenzioni prolungate, in strutture che mettono insieme i crimini più svariati e gravi.
Le conseguenze a lungo termine
Questo inasprimento sta già producendo effetti concreti e preoccupanti sul turism, che dagli Stati Uniti verso l’Europa e viceversa potrebbe subire un calo significativo, poiché molti europei stanno ripensando ai loro spostamenti, temendo di poter finire in detenzione anche per banali incomprensioni.
Il mondo accademico e scientifico sta vivendo un fenomeno analogo. Oltre alla repressione nei campus contro gli studenti filopalestinesi, che sta scioccando persino commentatori tutt’altro che di sinistra, si legge di un deputato repubblicano, Riley Moore, che ha presentato una proposta di legge per bandire gli studenti cinesi dagli Stati Uniti. “Ogni anno permettiamo a 300.000 cittadini cinesi di venire qui… abbiamo letteralmente invitato il Partito Comunista a spiare il nostro esercito e a rubare la nostra proprietà intellettuale”, scrive.
Un provvedimento, al momento improbabile, che secondo il saggista esperto di intelligenza artificiale Alessandro Aresu, che lo commenta su X, avrebbe “un impatto apocalittico sul sistema tecnologico degli Stati Uniti. Senza quegli studenti e ricercatori cinesi, interi dipartimenti universitari e laboratori aziendali cesserebbero di funzionare, con danni colossali”.
A livello diplomatico, i rapporti con alleati tradizionali si stanno deteriorando per queste pratiche considerate eccessivamente dure. Mentre l’amministrazione Trump insiste che sta solo applicando la legge in modo rigoroso, molti osservatori internazionali vedono in queste politiche un tentativo di ridurre più in generale la presenza straniera negli Stati Uniti.
Il quadro che emerge è quello di un Paese che, sotto la guida di Trump, sta volontariamente rinunciando al suo tradizionale ruolo di terra aperta a menti brillanti e visitatori da tutto il mondo. Le storie di Schmidt, Sielaff e molti altri stanno diventando un monito per chiunque pensi di viaggiare o trasferirsi negli Stati Uniti.
Le conseguenze di questa scelta potrebbero durare ben oltre l’attuale presidenza, lasciando un segno profondo nella posizione internazionale degli Stati Uniti e nella loro capacità di attrarre i migliori talenti. In una fase in cui la competizione globale per accaparrarseli è più accesa che mai, l’egemone occidentale sembra aver scelto consapevolmente la via dell’isolamento e della sgradevolezza.

