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Joint Strike Fighter (Jsf), meglio conosciuto come F-35 “Lightning II”. Il cacciabombardiere multiruolo dalle caratteristiche stealth di quinta generazione che andrà a costituire la spina dorsale delle forze da attacco delle aviazioni di mezzo mondo (occidentale).

A lungo l’aviogetto è stato al centro di critiche feroci che ne hanno sottolineato soprattutto l’esorbitante costo unitario non dimenticando le varie problematiche “strutturali” dei vari prototipi ed esemplari di preserie che si sono avvicendati in questi ultimi anni.

Entrato in servizio – con qualche riserva che tra poco vedremo – negli Stati Uniti e coi primi esemplari consegnati all’Italia, Uk, Israele, Norvegia e al Giappone, il nuovo velivolo farà parte delle linee di attacco anche di Australia, Canada, Danimarca, Belgio, Finlandia, Olanda, Turchia e Corea del Sud. L’ultima novità è rappresentata dalla Germania che recentemente ha espresso vivo interesse per la nuova macchina, e non poteva essere altrimenti dato che Berlino deve giocoforza pensare al pensionamento dei suoi Tornado così come l’Italia.

Prima di addentrarci meglio nelle considerazioni che hanno portato a questa scelta del Bundestag cerchiamo di fare una rapida panoramica sulla storia di questo aereo – ma sarebbe meglio chiamare sistema d’arma – controverso.

Il programma Jsf vede la luce 16 anni fa anche se l’elaborazione delle specifiche per un nuovo aviogetto di velivolo da attacco multiruolo furono stabilite nel 1991 dall’Usaf e ancor prima dalla Us Navy e Marines che cercavano un sostituto per il progetto fallimentare XV-12A della North American, più o meno quando sempre l’Usaf emanò le specifiche del progetto Atf  (Advanced Tatctical Fighter) che poi portò alla nascita del F-22 “Raptor”. Il Jsf si è quindi sviluppato e ha preso forma in quasi due decadi richiedendo un investimento di circa 60 miliardi di dollari e coinvolgendo nella sua produzione altri attori nazionali come l’Italia o il Giappone. E’ notizia recente che il primo F-35B, la versione STOVL del caccia, è stato consegnato all’AM presso il FACO di Cameri (No) circa due settimane fa.
Afflitto da numerosi problemi, come è normale che sia per una macchina così complessa – ricordiamo oltre le varie criticità legate alla cellula anche quelle di software, da ultimo quella dell’incapacità del velivolo di “comunicare” con gli F-22 ed i droni RQ-4 “Global Hawk” che dovrebbe coordinare durante un attacco – l’aereo sembra avere comunque ormai raggiunto, se non una maturità, una “adolescenza” promettente. Il programma negli ultimi anni ha subito un’impennata di test e migliorie tali da rendere quasi difficile seguirle con attenzione: vale la pena ricordare, a titolo d’esempio, il kit di modifica del propulsore Pratt & Whitney F135 che ne ha incrementato la spinta – già notevole – del 10% portandola ad un massimo di 20.240 kg/s con una riduzione dei consumi del 6%. Kit che è in attesa di certificazione (e finanziamenti) che lo porteranno ad essere incluso nei prossimi lotti in consegna a partire dal 2020.

Ma perché l’F-35 sta diventando, anche se in sordina, sempre più popolare?

Innanzitutto la macchina è di per sé rivoluzionaria: l’F-35 grazie alle sue caratteristiche stealth, grazie alla nuova avionica netcentrica ed alla capacità di interagire con tutte le forze presenti sul campo di battaglia (dai droni alla fanteria) e grazie alla sua capacità multiruolo “full” data dalle diverse versioni compresa quella STOVL, rappresenta un unicum nella storia dell’aviazione.

L’F-35 è un aereo nato per l’attacco ma che può svolgere anche compiti di interdizione e difesa aerea all’occorrenza colpendo avversari ben oltre la visuale senza il rischio di essere scoperto dai radar nemici. Solo questo fattore conferisce alla macchina, soprattutto se accompagnata da un caccia come l’F-22 o altri velivoli da superiorità aerea, un vantaggio tattico fondamentale.

In Italia infatti, così come in Germania, il velivolo andrà a sostituire la linea dei Tornado e sarà affiancato dal Typhoon nel ruolo di caccia da superiorità aerea.

Perché quindi non affidarsi ai Typhoon?

Prima occorre fare una precisazione. Il Typhoon, sebbene attualmente abbia acquisito capacità multiruolo, non è nato come aereo da interdizione pur possedendo una latente capacità di attacco al suolo. Questo significa che la sua cellula è meno adatta a ricevere tutte quelle modifiche necessarie a renderlo idoneo per altri compiti che non siano la difesa aerea e che, in futuro, quando il velivolo “invecchierà”, sarà meno capace di essere aggiornato ai nuovi standard operativi con i vari add on di avionica che saranno sfornati dall’industria. Una macchina nuova e nata esplicitamente per quello scopo come l’F-35, garantirà invece la possibilità di ricevere molti più “upgrade” rispetto ad un velivolo che solo in seconda battuta è stato modificato per avere capacità multiruolo. La longevità del Tornado è anche dovuta a questo fattore.

L’F-35 rappresenta quindi l’unica possibilità sul mercato di dotarsi di un sistema d’arma “lungimirante” che potrà agevolmente restare in servizio per i prossimi 30 anni – a tal proposito l’Usaf lo dichiarerà operativo entro settembre 2018 sebbene col software Block 3F – ed in grado di avere quelle caratteristiche di flessibilità d’impiego che sono richieste dagli scenari di guerra futuri.

E’ davvero un costo esorbitante?

Non propriamente. Il costo unitario di un F-35 è già sceso a 93/95 milioni di dollari rispetto ai più di 100 del semestre scorso e si prevede che se il rateo di produzione aumenterà, quindi se tutti i partner del programma si impegneranno ad acquistarne di più rispetto ai ridimensionamenti che si paventano nel numero di macchine, il prezzo unitario potrebbe scendere ulteriormente per assestarsi sugli 80 milioni di dollari.

L’impegno italiano nel progetto ha subito un ridimensionamento – come accade sempre per il bilancio delle nostre FFAA – nel 2012 con un taglio di 5,4 miliardi di euro voluto dal governo Monti ed i velivoli sono stati ridotti a 90 a fronte dei 131 originari; un po’ pochi rispetto ai 254 tra Tornado e Amx che il “Lightning II” dovrà sostituire. Una criticità che speriamo sia presa in carico dai governi futuri e presto risolta considerando che la situazione globale non è delle più rosee.

Insomma l’F-35 si è candidato, giocoforza, ad essere l’aereo da attacco di punta delle forze aeree occidentali del futuro, anche considerando che non esistono alternative – l’Europa avrebbe dovuto consorziarsi per un cacciabombardiere di quinta generazione almeno venti anni fa, ormai quel treno è passato – e va appunto considerato come tale: un aereo multiruolo da interdiction/strike dalle discrete capacità di combattimento aereo manovrato. Va ricordato ancora una volta: il velivolo non è stato concepito per il dogfight, e pertanto le critiche – un po’ di parte – mossegli in questo senso lasciano il tempo che trovano, anche in considerazione degli ultimi esiti dell’esercitazione Red Flag che si tiene ogni anno in Nevada dove il Lighting II ha stabilito un rateo di abbattimenti di 20:1 come riportato dal sito The Aviationist.