“Poco fa, ho ordinato alle forze armate statunitensi di lanciare attacchi di precisione contro obiettivi relativi alle capacità della Siria di fabbricare armi chimiche”. Così il presidente Usa Donald Trump ha dato l’annuncio dell’attacco contro la Siria di questa notte, supportato da Gran Bretagna e Francia. Da un punto di vista militare, tuttavia, l’attacco è stato un fallimento. Secondo il ministro della difesa russo, la maggior parte degli oltre 100 missili lanciati da Regno Unito, Stati Uniti e Francia sono stati intercettati dai sistemi di difesa aerea siriani. Gli attacchi sono stati condotti da due navi statunitensi stazionate nel Mar Rosso, con supporto aereo tattico dal Mediterraneo e bombardieri Lancer Rockwell B-1.

L’aeroporto militare siriano Al-Dumayr, situato a 40 km a nord-est di Damasco, è stato attaccato da 12 missili da crociera, ha confermato il Ministero della Difesa russo, aggiungendo che tutti i missili sono stati intercettati dai sistemi di difesa aerea siriana. La verità è che Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna agiscono da una posizione di debolezza in Siria e difficilmente la loro azione risulterà essere efficace. 

L’ex consigliere di Reagan: “Usa agisce da posizione di debolezza”

Come sottolinea su The National Interest Doug Bandow, ex consigliere speciale del presidente Ronald Reagan,“negli ultimi anni gli Stati Uniti sono stati la forza più distruttiva e destabilizzante in Medio Oriente. In Iraq, Libia e Siria, le amministrazioni degli Stati Uniti hanno distrutto l’ordine prestabilito, alimentato la violenza settaria e incoraggiato il caos regionale. In Siria, Washington sta addirittura rischiando lo scontro con altre potenze regionali e con una Russia dotata di armi nucleari. I tweet del Presidente Trump riflettono l’arroganza di Washington, il presupposto che gli Stati Uniti potrebbero spazzare via ogni risposta russa”. Tuttavia, spiega, “sebbene l’esercito americano sia più forte delle forze armate della Russia, Washington sta agendo da una posizione di debolezza in Siria”.

“Gli anni di Obama”, sottolinea, “sono stati segnati da una strategia irrimediabilmente incoerente, ambiziosa, complicata. Lo Stato Islamico è stato sconfitto, ma ogni altro obiettivo degli Stati Uniti è fallito. Gli alleati del Golfo Persico hanno deciso di avere altre priorità. L’alleato turco si è dimostrato interessato a distruggere il protettorato curdo degli Stati Uniti, che questi ultimi hanno abbandonato in maniera spietata. Il governo di Assad ha successivamente sconfitto i suoi nemici. Alcune migliaia di soldati sul posto e una manciata di attacchi aerei contro il regime di Damasco non consentiranno all’amministrazione Trump di recuperare la Siria”, afferma l’esperto.

Rinvigorire il conflitto interno con bombardamenti strategici

Come sottolinea Bandow, il tentativo di rinvigorire il conflitto siriano mettendo alla prova la tenuta del governo di Bashar al-Assad, “non cambierebbe probabilmente il risultato finale, garantendo al contempo più vittime, sofferenze, profughi e caos”. L’unico rischio concreto è quello di provocare un conflitto più ampio con la Russia, che ha annunciato di rispondere a qualsiasi provocazione. Inoltre, i bombardamenti strategici coercitivi dell’occidente hanno scarse probabilità di successo.

Come spiega l’illustre politologo americano John Mearsheimer nel suo libro La logica di potenza. L’America, le guerre, il controllo del mondo, i bombardamenti strategici “tendono a non funzionare per gli stessi motivi per cui i blocchi navali non sono in grado di piegare un avversario: le popolazioni civili possono assorbire una quantità enorme di sofferenze e privazioni senza sollevarsi contro il loro governo”.

Il politologo Robert Pape sintetizza succintamente la documentazione storica su attacchi aerei e rivolte popolari: “In un periodo di oltre settantacinque anni, la storia della potenza aerea è ricca di tentativi di alterare il comportamento degli stati attaccando o minacciando di attaccare masse di civili. La conclusione incontrovertibile che si trae da queste campagne è che gli attacchi aerei non inducono i cittadini a rivoltarsi contro i loro governi […] In realtà, nelle oltre trenta campagne strategiche finora messe in atto, l’aviazione non è mai riuscita indurre nessuno a scendere in strada a chiedere alcunché”.