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Politica

Rieccola! La Von Der Leyen brinda, per Ursula c’è ancora una maggioranza

I popolari sono di nuovo il partito di maggioranza relativa e la coalizione Ursula ha tenuto, ecco perché la commissione non cambierà colore.

Ieri sera su Politico.eu veniva segnalato, al centro di Bruxelles, un party con tanto di birra italiana e tiramisù. Il tutto in onore di Ursula Von Der Leyen che, dopo qualche brindisi, si è presentata poi sorridente sul palco allestito nella sede del Ppe. E, mentre ancora in Italia si votava, la stessa presidente uscente della commissione si è lasciata andare in dichiarazioni di entusiasmo e di vittoria. Segno quindi di come, prima ancora della messa in archivio della domenica elettorale, nella città sede delle istituzioni comunitarie si era ben compresa l’aria che tirava.

In effetti, dal suo punto di vista Ursula Von Der Leyen ha tutte le ragioni per festeggiare. Alla vigilia, erano due i punti focali attorno cui ruotava la sua riconferma alla guida della commissione: l’ottenimento da parte del suo partito, il Ppe, del primo posto all’interno dell’europarlamento e la tenuta della coalizione di maggioranza uscente. Ed entrambe le situazioni, in effetti, già prima di mezzanotte apparivano come consolidate.

Arginato dai popolari lo scatto verso destra

Andando a guardare i numeri, una virata a destra dell’Ue c’è effettivamente stata. Dunque, una delle ipotesi più dibattute alla vigilia del voto si è puntualmente verificata: i conservatori di Ecr e i sovranisti di Id (Identità e Democrazia) hanno guadagnato terreno rispetto al 2019. Ma non così tanto: i conservatori, gruppo a cui appartiene Fratelli d’Italia, hanno ottenuto due seggi in più rispetto a cinque anni fa, Id invece a Strasburgo potrà contare su 13 eurodeputati in più. Numeri importanti senza dubbio, specie considerando l’espulsione di Afd dal gruppo sovranista e la contrazione, sempre all’interno di Id, della Lega. Non così alti però da far parlare di profonda sterzata.

Non un diluvio di voti verso destra insomma, bensì una pioggia che ha bagnato un terreno rimasto sostanzialmente quasi asciutto. All’attenuazione dell’avanzata dei partiti conservatori e sovranisti ha contribuito il risultato dei popolari. Ossia della formazione che, tra le formazioni di centrodestra, rappresenta il centro.

Il Ppe, a cui appartiene Forza Italia, si è in primo luogo riconfermato primo partito a Strasburgo, andando anche a guadagnare cinque seggi rispetto al 2019. In secondo luogo, gli stessi popolari sono risultati primi in Germania, il Paese più popoloso dell’Ue, e in altre nazioni strategiche dell’Ue. Tra queste, occorre annoverare la Spagna e la Polonia del rafforzato premier Tusk. La sensazione, a ben guardare i voti, è che chi voleva votare a destra ha preferito confermare il sostegno ai moderati. L’unica eccezione si è avuta in Francia, dove il successo della destra di Le Pen è stato avvertito alla stregua di una poderosa alluvione in grado di far franare, nel giro di poche ore, l’attuale legislatura e di portare il Paese al voto anticipato.

Tiene la maggioranza Ursula

Se la riconferma del Ppe quale partito di maggioranza relativa veniva comunque data per scontata alla vigilia, la tenuta della coalizione a sostegno di Ursula Von Der Leyen era invece la vera incognita del voto. L’attuale maggioranza infatti, oltre che dai popolari, è formata dai socialisti (gruppo a cui appartiene il Pd) e dai liberali di Renew (rimasti a mani vuote in Italia per via delle magre prestazioni di Bonino, Renzi e Calenda).

Lo scorso anno i socialisti venivano dati in forte calo ma, dopo il voto spagnolo del 2023 e una ripresa nei sondaggi del Pd italiano e della “gauche” francese, il gruppo che riunisce socialisti e democratici in Europa ha avvertito aria di rimonta. In effetti, rispetto al 2019, la formazione a Strasburgo si presenterà con “soli” quattro deputati in meno. Un numero assorbibile in un parlamento composto da 720 deputati e che ha consentito ai socialisti di blindare il secondo posto.

Renew, tra i tre partiti, è stato quello meno in forma perdendo ben 22 seggi rispetto alle ultime europee. Ma ha comunque conservato il terzo piazzamento e non ha subito il sorpasso dei conservatori. A conti fatti, sommando i deputati attualmente assegnati a popolari, socialisti e liberali, la “maggioranza Ursula” nel nuovo parlamento avrebbe 402 seggi su 720. Oltre quindi il 50% richiesto per far eleggere ai rappresentanti europei seduti a Strasburgo il nuovo governo comunitario.

Soglia non raggiungibile invece sommando i popolari con gli altri partiti di destra, ossia conservatori e sovranisti. Da qui l’alta probabilità che, alla fine, l’europarlamento convergerà su Ursula Von Der Leyen. Anche se i colpi di scena in Europa sono sempre da mettere in considerazione: la nomina del nuovo capo dell’esecutivo dell’Ue passa sì da Strasburgo, ma su proposta formale del consiglio europeo. Ossia l’istituzione formata dai capi di Stato e di governo dei 27, dove non tutti vedono di buon occhio l’operato del presidente uscente (e rientrante, in pectore).

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