Perché Putin vola (di nuovo) in Cina

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Per la seconda volta in sei mesi Vladimir Putin effettuerà un viaggio in Cina. Il ministero degli Esteri di Pechino e il Cremlino hanno confermato la visita di Stato del presidente russo – la prima da quando è stato rieletto per la quinta volta alla massima carica – per il 16 e 17 maggio. Putin è stato invitato dal suo omologo cinese, Xi Jinping, ufficialmente per partecipare ad una serata di gala e celebrare i 75 anni da quando l’Unione Sovietica ha riconosciuto la Repubblica popolare cinese proclamata da Mao Zedong nel 1949.

I temi caldi

Al netto della ricorrenza storica, Xi e Putin “discuteranno in dettaglio l’intera gamma di questioni relative al partenariato globale e alla cooperazione strategica” dei loro rispettivi Paesi, “identificheranno le aree chiave per l’ulteriore sviluppo della cooperazione russo-cinese” e “scambieranno opinioni dettagliate sulle questioni internazionali e regionali più urgenti”, ha fatto sapere il Cremlino, spiegando che al termine dell’incontro sarà firmata una dichiarazione congiunta.

È dunque lecito supporre che Cina e Russia si coordineranno per capire come proseguire nella famigerata partnership senza limiti stipulata nel febbraio del 2022. I temi caldi saranno presumibilmente tre: l’economia (o meglio: cercare un modo per rendere ancora più efficienti le relazioni commerciali e finanziarie tra le parti); i dossier regionali (su tutti quelli riguardanti Iran e Corea del Nord, spine nel fianco degli Stati Uniti nonché partner fondamentali per sfibrare Washington in Medio Oriente ed Estremo Oriente); gli Usa (tra circa sei mesi sono in programma le elezioni presidenziali che potrebbero portare alla rielezione di Donald Trump o riconfermare Joe Biden).

L’agenda di Putin

L’agenda di Putin non è ancora perfettamente definita. Il presidente russo dovrebbe tuttavia incontrare, oltre a Xi, il premier cinese Li Qiang per discutere di commercio e cooperazione economica. Visiterà Pechino, centro del potere politico del Partito Comunista Cinese, e Harbin, città situata nel nord-est della Cina e dotata di forti legami con la Russia. Qui il capo del Cremlino assisterà all’inaugurazione dell’ottava mostra russo-cinese e al quarto forum russo-cinese per la cooperazione interregionale. Inoltre, Putin incontrerà studenti e docenti del Politecnico di Harbin.

L’obiettivo del viaggio

Se, da un lato, Putin e Xi parleranno delle guerre in Ucraina e a Gaza, delle tensioni che coinvolgono Iran e Corea del Nord – ovvero due stretti partner di Russia e Cina – e, forse, della pressione esercitata dalla Nato e di qualche dossier militare, il piatto forte del vis a vis coinciderà con l’economia. Non è un caso che, durante l’ultimo rimpasto governativo attuato da Putin, i funzionari chiave per le relazioni sino-russe siano rimasti al loro posto. Non solo: il nuovo ministro della Difesa di Mosca, Andrei Belousov, è un economista che può vantare profondi legami con la leadership cinese. Il capo del Cremlino dovrebbe inoltre essere accompagnato in Cina da un team esperto della banca centrale russa e del ministero delle Finanze, in prima linea nel dedollarizzare il sistema finanziario russo.

Il Financial Times ha scritto che l’incontro tra Xi e Putin consentirà ai due leader di attuare un brainstorming per iniziare a capire quali opzioni adottare in futuro in modo tale da creare un’infrastruttura a prova di sanzioni occidentali. Infrastrutture, va da sé, necessarie per liquidare i pagamenti più sensibili. È tuttavia improbabile che le principali banche cinesi – ben integrate nel sistema finanziario globale – possano essere coinvolte in qualsiasi ipotetico piano. Alcune delle 4.500 banche regionali cinesi – le stesse che hanno già rapporti di corrispondenza con banche russe – potrebbero invece giocare un ruolo rilevante. Magari anche grazie al coinvolgimento di molteplici società di comodo – sia provenienti da paesi dell’Asia centrale che dal Golfo – nei panni di intermediari.