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Sono passati 30 anni da quando abbiamo assistito alla riunificazione della Germania. Tre lunghi decenni che, a quanto pare, non sono bastati per creare uno spirito di unità nazionale. Tale affermazione può sembrare alquanto bizzarra, eppure, se diamo uno sguardo ad alcune tendenze ben nascoste nella profondità della società tedesca, troviamo materiale sufficiente per fare una considerazione. Il divario tra la vecchia Germania dell’Est e quella dell’Ovest non si è ancora rimarginato, tanto che nei territori oltre Cortina sono diffusi partiti con voglie comuniste e naziste. In altre parole, la riunificazione è perfettamente riuscita dal punto di vista geografico e amministrativo, ma non da quello economico e sociale. Il gap tra le “due” Germanie non solo è rimasto al suo posto, ma si è allargato a dismisura con il rallentamento della crescita dell’economia di Berlino.

Un Paese, due anime

Senza affrontare in profondità le recenti vicende storiche della Germania, ci limitiamo a riassumere così quanto accaduto al termine della Seconda guerra Mondiale. Dopo il conflitto, il Paese fu diviso in due Stati: a est sorse la cosiddetta Ddr, ovvero la Repubblica democratica tedesca, a ovest la Repubblica federale di Germania. La differenza sostanziale tra le due realtà era che la prima, formata da 5 regioni, si basava su un sistema politico comunista, la seconda, con 11 regioni, sulla democrazia liberale. La Germania dell’Ovest seppe crescere, svilupparsi e progredire mentre la Germania dell’Est finì, per vari motivi che non affrontiamo in questa sede, in una spirale che ne provocò la caduta. Il 9 novembre del 1989 il Muro di Berlino, cioè la separazione fisica che sanciva il confine tra le due Germanie, cadde, e il Paese si riunificò. Visto lo stato dell’economia dell’Est, serviva un apposito programma di aiuti. I vari governi tedeschi destinarono alla Germania ex comunista ingenti risorse: fino a oggi, le stime parlano di 2 mila miliardi di euro.

Nazisti e comunisti

Nonostante i fiumi di denari spesi per risollevare l’apatico Est, i cittadini della ex Ddr continuano a patire un gap invalidante. La loro situazione economica e sociale è migliorata, ma restano evidenti sostanziali differenze rispetto allo stile di vita dei cittadini tedeschi occidentali. Giusto per fare due conti, il pil complessivo delle regioni orientali è il 68% di quello delle regioni occidentali, mentre la produttività delle aziende della vecchia Germania dell’Est rimane inferiore a quella delle aziende situate a Occidente (77% contro 100%). Restando a oriente, qui le presenze straniere toccano a malapena il 3% dell’intera somma di immigrati distribuita nell’intera nazione. I partiti della destra radicale, nazionalisti e razzisti vanno a gonfie vele, a Dresda così come in altre città una volta orgogliosamente comuniste. Nel frattempo, non si contano più le manifestazioni contro gli stranieri.

Il fallimento della Merkel

A dominare la politica dell’Est troviamo Pegida, cioè il partito dei “Patrioti europei contro l’islamizzazione dell’Occidente”, e Alternativa per la Germania: entrambi anti islamici, anti immigrazione e più o meno apertamente razzisti. In mezzo, spiccano i comunisti di Linke. Detto altrimenti, la Germania racchiude in sé due anime: quella democratica e quella ferma alla Guerra Fredda, all’interno della quale i cittadini si riconoscono in partiti che si rifanno a nazismo e comunismo. Se tutto questo per la cancelliera Angela Merkel non è un fallimento, poco ci manca.

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