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Politica

Perché nel nuovo mondo multipolare c’è spazio anche per Kim

In Corea del Nord sta andando in scena un interessante valzer diplomatico. L’agenda di Kim Jong Un è piena di impegni. L’ultimo, incastonato tra test di nuove armi, lanci missilistici e tour in siti strategici in compagnia della figlia, Kim...

In Corea del Nord sta andando in scena un interessante valzer diplomatico. L’agenda di Kim Jong Un è piena di impegni. L’ultimo, incastonato tra test di nuove armi, lanci missilistici e tour in siti strategici in compagnia della figlia, Kim Ju Ae, è coinciso con uno storico incontro d’alto livello con il leader bielorusso Aleksander Lukashenko.

Un incontro che ha rafforzato i legami bilaterali tra le parti che hanno firmato un trattato di amicizia e cooperazione per ampliare la collaborazione in vari settori. “L’ambasciata della Repubblica di Bielorussia nella Rpdc (Repubblica Popolare Democratica di Corea, ndr) aprirà entro il primo agosto 2026”, ha inoltre fatto sapere il governo bielorusso in un comunicato stampa, alludendo all’inaugurazione di una sede diplomatica oltre il 38esimo parallelo.

Allo stesso tempo, la Corea del Nord ha inviato un nuovo ambasciatore in Bielorussia. Si tratta di Ji Kyong Su, ex viceministro delle relazioni economiche esterne, che ha presentato le sue credenziali a Lukashenko nei giorni scorsi.

Dal viaggio di Lukashenko a quello di Wang Yi

Kim non ha incontrato soltanto Lukashenko. Nei primi giorni di aprile, proprio mentre infuriava il conflitto in Medio Oriente, il presidente nordcoreano ha accolto a Pyongyang il ministro degli Esteri cinese, Wang Yi. Il motivo di un simile meeting? Sul tavolo ci sono almeno tre questioni da attenzionare.

Come ha spiegato The Diplomat, la mossa di Pechino sarebbe servita, innanzitutto, a gestire in anticipo un’eventuale escalation nella penisola coreana in vista del vis a vis tra Donald Trump e Xi Jinping, previsto per l’inizio di maggio. E ancora: Wang potrebbe aver rassicurato la Corea del Nord preoccupata dalle recenti dimostrazioni di forza di Washington in giro per il mondo. Last but not least, l’alfiere di Xi avrebbe gettato le fondamenta per plasmare i nuovi equilibri regionali dell’Asia nord-orientale in favore della Cina, con il benestare (e tanti vantaggi) per Kim.

Ma cosa c’entrano Trump e X con Kim? È nell’interesse cinese moderare la recente tendenza della Corea del Nord a condurre test missilistici e a mostrare atteggiamenti minacciosi. Negli ultimi mesi, Pyongyang ha infatti intensificato sia la frequenza che la visibilità delle sue dimostrazioni militari, azioni che da un lato offrono a Pechino una leva da sfruttare per infastidire gli Usa, ma che dall’altro rischiano di generare un’escalation incontrollata minacciando di destabilizzare la periferia del Dragone. Il gigante asiatico, pur rassicurando Kim, potrebbe dunque aver chiesto moderazione al presidente nordcoreano.

Kim e il mondo multipolare

Nel frattempo è da monitorare l’apparente distensione diplomatica tra le due coree. Il presidente sudcoreano Lee Jae Myung ha infatti espresso rammarico a Pyongyang per l’ingresso di un drone in Corea del Nord, in un episodio accaduto all’inizio di quest’anno, definendo l’atto “irresponsabile”. Secca la replica dei nordcoreano.

“Il presidente della Repubblica di Corea ha espresso personalmente il suo rammarico e ha parlato di una misura per prevenire il ripetersi di tali eventi. Il nostro governo ha apprezzato questo gesto, considerandolo molto opportuno e saggio per il proprio bene”, ha dichiarato Kim Yo Jong, sorella di Kim, che ha definito la mossa di Lee come “una manifestazione dell’atteggiamento di un uomo franco e di ampie vedute”. Parole molto interessanti, considerando che in precedenza Kim aveva bollato Seoul “uno Stato più ostile”, promettendo di “respingerla e ignorarla completamente”.

In attesa di capire cosa si diranno Trump e Xi, Kim sta insomma capitalizzando al massimo le occasioni per offrire alla Corea del Nord un posto in prima fila nel nuovo mondo multipolare che sta prendendo forma nel continente asiatico. I risultati, diplomazia alla mano, sembrano promettenti.

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