La serie di attacchi che ha sconvolto lo Sri Lanka nella domenica di Pasqua ha rappresentato un tremendo colpo alla comunità cristiana del Paese e, al tempo stesso, riportato tristemente in prima pagina il tema della persecuzione dei cristiani nel mondo, troppo spesso dimenticato ma mai d’attualità come in questi anni, segnati da una continua escalation del numero dei fedeli uccisi per il loro credo, superiore ai 3mila nel 2017 e ai 4mila nel 2018.

La pista che le autorità e gli analisti battono è quella del terrorismo islamista. Il ministro della Difesa cingalese, Ruwan Wijewardene, in un intervento in Parlamento, ha espresso la linea interpretativa del governo: “Le indagini preliminari hanno rivelato che quello che è accaduto in Sri Lanka è stata una rappresaglia per l’attacco contro i musulmani a Christchurch“.

I molti piani degli attacchi in Sri Lanka

“Un mese fa, dopo la strage nella moschea di Christchurch in Nuova Zelanda”, sottolinea Daniele Raineri su Il Foglio, “il comando centrale di al Qaida ha ordinato di compiere attentati di rappresaglia ma non nelle chiese, che invece sono un obiettivo dello Stato islamico (le ha attaccate nelle Filippine e in Egitto, le ha distrutte in Iraq e in Siria)”.

Non c’è dubbio che considerazioni del genere possano aver giocato un ruolo nella pianificazione di un attacco che, come esecutore materiale, vede il maggior indiziato nel gruppo islamista National Thowheeth Jama’ath (Ntj), da tempo attivo in Sri Lanka principalmente con operazioni dirette contro la maggioranza buddhista. Ma ridurre il tutto a una sorta di agghiacciante “legge del taglione” jihadista significa semplificare eccessivamente. L’attacco plurimo dello Sri Lanka è, al tempo stesso, un attacco politico a molteplici obiettivi. Un attacco ai cristiani cingalesi, martiri nel giorno più santo dell’anno liturgico, in primo luogo. Un attacco al percorso politico vissuto negli ultimi anni dallo Sri Lanka, in secondo luogo. E, in prospettiva, a due bersagli importanti, protagonisti di sviluppi cruciali nelle relazioni internazionali: la Cina e il Vaticano.

Il ruolo cruciale dei cristiani in Sri Lanka

Partiamo dal primo, più evidente piano. Con buona pace di Barack Obama e Hillary Clinton, incapaci di andare oltre la definizione di Easter worshippers, i bersagli delle bombe jihadiste che hanno sconvolto lo Sri Lanka erano i cristiani locali. Minoranza attiva e protagonisti della vita di un Paese segnato da un difficile equilibrio tra etnie e confessioni.

La storia dei cristiani dello Sri Lanka è di poco posteriore all’inizio dell’apostolato dei primi discepoli di Gesù. La tradizione vuole che a introdurre la religione nell’isola sia stato San Tommaso nel 52 d.C., e sicuramente nel 72 erano già attive e presenti le prime comunità cristiane. Parliamo di una presenza storica, radicata nel tempo e consolidata, paragonabile a quella dei cristiani in Paesi in cui la loro vita è, per usare un eufemismo, complicata: Siria, Iraq, Egitto.

“Da sempre elemento di bilanciamento i tra i buddisti e i musulmani, i cristiani non erano mai stati colpiti così duramente in passato. Quello che ha segnato lo Sri Lanka nel giorno di Pasqua è uno scenario che ha come unico paragone possibile gli anni del devastante conflitto civile che, trascinatosi per un quarto di secolo e terminato dieci anni fa, costò al Paese oltre 100mila morti e quasi un milione di profughi interni e all’estero”, ha scritto giustamente Avvenire, sottolineando il ruolo cruciale di ago della bilancia delle comunità cristiane nell’isola. I cristiani, cattolici e protestanti, dello Sri Lanka si distribuiscono trasversalmente tra le etnie singalese e tamil, fungendo da punto di raccordo nelle comunità.

Con la loro presenza, molto spesso minoritaria, fanno da punto di incontro che evita la polarizzazione delle comunità in campi contrapposti. Di fatto, è lo stesso scenario descritto da autori come Fulvio Scaglione, Gian Micalessin e Giulio Meotti in relazione al ruolo decisivo dei cristiani d’Oriente prima delle guerre recenti in Siria e in Iraq. Un ruolo che, messo sotto attacco, mina la stabilità di comunità e Paesi.

Lo Sri Lanka al centro dei nuovi scenari asiatici

E ora più che mai lo Sri Lanka è crocevia di interessi strategici e equilibri internazionali di notevole portata che richiedono al governo di Colombo di poter contare su una situazione di stabilità interna. Il fatto stesso che i servizi segreti indiani fossero venuti a conoscenza di potenziali mosse di gruppi armati contro lo Sri Lanka testimonia che qualcosa si è mosso, sul piano internazionale, e che l’ipotesi di una “strategia della tensione” contro Colombo, avallata anche da uno studioso di spessore come Germano Dottori, non è da escludere.

Basta guardare una mappa dell’Asia e dell’Oceano Indiano per capire la centralità dello Sri Lanka. Esso, sottolinea Il Sussidiario, “è al centro delle rotte marittime della “One Belt, One Road Initiative” cinese. È lo snodo dall’Estremo Oriente verso le rotte che porteranno al terminale finale dell’Europa, è il punto di snodo verso il gigante indiano e il Pakistan, lo stesso Paese che sta annullando un contratto dopo l’altro con Pechino, causa – ufficiale – eccessivi costi. È indebitato lo Sri Lanka e, in quanto tale, accetta aiuto da chi lo offre. Da chi costruisce ponti, ferrovie, strade. Presta magari denaro, evitando le forche caudine del Fmi. E in cambio offre logistica e strategicità geografica e geopolitica”.

Commercio, geopolitica, investimenti ruotano attorno a un’isola cruciale per i nuovi scenari globali. E non è un caso che gli attentati pasquali abbiano avuto profondi risvolti in questo campo. Raffaele Bertoni, capo dei debt-capital markets alla Gulf Investment Corporation di Kuwait City, ha dichiarato a Bloomberg che gli attacchi ai cristiani potrebbero impattare sulla capacità dello Sri Lanka di attrarre, in futuro, opportunità per rafforzare la sua crescita e che la valuta nazionale, la rupia, potrebbe arrivare a vedere il suo cambio col dollaro indebolirsi da 1 a 174,5 fino a 1 a 180.

In Sri Lanka un attacco anche a Cina e Vaticano?

Il Paese che oggi ha più interessi in Sri Lanka è proprio la Repubblica Popolare. La quale deve sostenere il peso della minaccia terroristica alla “Nuova Via della Seta” in numerosi Paesi cruciali per il suo dispiegamento: oltre allo Sri Lanka, Afghanistan e Pakistan sono stati negli ultimi mesi investiti da una nuova escalation di attentati.

“Che cosa lega lo Sri Lanka a Pakistan e Afghanistan? Storie nazionali, politiche e religiose molto diverse tra loro, ma un punto in comune c’è: l’appoggio al sogno di Xi Jinping di un’Eurasia a guida cinese e alla Nuova Via della Seta”, sottolinea Geopolitical News. “Nei piani di Pechino Colombo dovrebbe diventare uno dei più importanti snodi della via della seta marittima che attraversa l’Oceano Indiano e, affinché ciò avvenga, sono previsti investimenti per oltre 10 miliardi di dollari nell’ampliamento del porto di Colombo e del simultaneo sviluppo di una continua area industriale, che secondo gli accordi siglati sarà affittata ai cinesi per 99 anni”.

I lavori del porto procedono, ma quelli dell’area industriale sono stati rallentati da una serie di proteste violente anti-cinesi, causando anche un raffreddamento nei rapporti bilaterali tra i due Paesi. Uno Sri Lanka instabile, come detto, dissuaderebbe notevolmente Pechino dal proseguire sulle sue iniziative e minerebbe in maniera notevole le prospettive della Bri nell’Oceano Indiano.

Colpendo i cristiani, inoltre, si colpisce un Vaticano sempre più presente in Asia. “Il Vaticano ha puntato tutto sulla Cina, che entro il 2050 si trasformerà nel paese con più cristiani del mondo per via di dinamiche demografiche e conversioni, prevedendo che la “bomba cristiana” pronta ad esplodere nei prossimi anni cambierà inevitabilmente l’approccio orwelliano del Partito Comunista Cinese verso la religione, il cristianesimo in particolare”: colpire i cristiani in Sri Lanka significa colpire alle periferie messe sotto attenzione da parte della Santa Sede dei fedeli abitanti un Paese fondamentale per le mosse cinesi a livello globale, che il Vaticano si guarda bene dal disincentivare, come dimostrato in occasione della recente visita italiana di Xi Jinping.

Scavando oltre l’interpretazione monodirezionale di “vendetta per Christchurch” gli scenari che vedono coinvolto lo Sri Lanka e i suoi cristiani sono tanti e tanto importanti da non poter essere esclusi. L’obiettivo politico dei terroristi, gettare nel caos lo Sri Lanka, dovrà essere assolutamente evitato. Prima che nuovo sangue torni a macchiare delle comunità tanto importanti come quelle cristiane cingalesi e un Paese che fatica a riprendersi completamente dai traumi del passato.

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