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Politica

Perché l’Italia intensifica i rapporti con la Cina (e cosa c’entra Trump)

L’Italia rilancia il dialogo con la Cina nonostante le recenti tensioni e l'uscita dalla Nuova Via della Seta.

È possibile chiedere alla Cina di aprire ulteriormente il suo enorme mercato interno, riequilibrare i flussi commerciali e tutelare il Made in Italy, quando il governo che ha inviato Antonio Tajani a Pechino è lo stesso che, appena tre anni fa, è uscito dalla Belt and Road Initiative, riposizionando Roma nell’orbita statunitense? Sì: facendo finta di nulla, evitando di sollevare la questione ai diretti interlocutori e puntando sul contesto internazionale che facilita la ripresa del dialogo tra le parti.

Già, perché dopo che Donald Trump ha attaccato Giorgia Meloni in maniera plateale e inaspettata, il Dragone si è improvvisamente trasformato in un interlocutore strategico anche per l’Italia. Non solo per bilanciare, o almeno dare l’impressione di farlo, la pungente retorica degli Usa, ma anche per approfondire il discorso economico smarrito sulla Via della Seta.

Ovviamente anche alla Cina fa comodo, in questa fase, accrescere le fila degli amici per dimostrare al mondo intero di essere agli antipodi degli Usa: mentre Trump maltratta i suoi alleati, Xi Jinping e i suoi alti funzionari sono ben felici di accoglierli oltre la Muraglia. È dunque in un contesto del genere che Tajani è volato nella Repubblica Popolare Cinese “per rilanciare il dialogo strategico a livello economico e politico”.

Pechino per bilanciare Trump

Il ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, ha utilizzato il solito lessico ostico per invitare l’Italia a proseguire i contatti ad alto livello e a rafforzare il coordinamento negli affari internazionali. Wang ha quindi dichiarato a Tajani che la Cina è disposta a collaborare con Roma per “mantenere lo slancio degli scambi ad alto livello e a tutti gli altri livelli, migliorare la comprensione reciproca, rafforzare la fiducia reciproca e promuovere la cooperazione, in modo da garantire che le relazioni sino-italiane continuino a svilupparsi in modo sano e stabile”.

Dal canto suo, Tajani ha chiesto a Pechino di sostenere le iniziative per porre fine alle guerre in Medio Oriente e in Ucraina, riconoscendo il peso globale del Dragone e facendo leva sui forti legami tra Pechino, Teheran e Mosca.

Secondo quanto riferito da Bloomberg, il vicepremier italiano avrebbe anche discusso di come incoraggiare nuovi investimenti del Dragone in Italia, nonché di allentare i controlli cinesi sull’export di Terre Rare. In ogni caso, al netto di chiare posizioni divergenti, è emersa la reciproca volontà di approfondire la collaborazione: un interessante leva diplomatica che l’Italia potrà sfruttare – se sarà in grado di farlo – con l’amministrazione Trump.

L’Italia flirta con la Cina

Tajani ha rilasciato un’interessante intervista al Sole 24 Ore della quale vale la pena analizzare alcuni passaggi. “Sono venuto in Cina perché è imprescindibile esserci: la Cina è un gigante economico con cui l’Italia, Paese esportatore, vuole mantenere canali aperti e sempre più forti”, ha dichiarato il vicepremier italiano, che ha poi dichiarato che “essere usciti dalla Via della Seta non significa aver rinunciato ad avere solidi rapporti economici che rimangono basati sul Partenariato Strategico firmato da Berlusconi nel 2004”.

Tra le richieste sollevate da Tajani ai rappresentanti del Dragone c’è quella di un alleggerimento della regolazione eccessiva del mercato cinese: “In Cina abbiamo 1.500 aziende che fanno 33 miliardi di euro di fatturato” e la Cina è “il nostro quarto partner commerciale nel mondo e il primo in Asia, ma il nostro deficit commerciale continua ad aumentare, siamo a 46 miliardi”. L’incontro con Wang Wentao, ministro del Commercio cinese, è servito al vicepremier italiano per chiedere di aumentare le possibilità di ingresso per il Made in Italy nel Paese.

Pare che Wang abbia chiesto spiegazioni sul Golden Power esercitato dal governo Meloni su Pirelli. “È stato approvato dal governo per garantire la presenza di Pirelli sul mercato americano. Ma nel modo in cui è stato approvato non danneggerà finanziariamente i soci cinesi. Il Golden Power non vuole essere un ostacolo agli investitori stranieri, tanto meno ai cinesi”, ha chiarito Tajani.

Tra i risultati portati a casa dal ministro italiano troviamo, oltre allo sblocco di nuove opportunità per l’export Made in Italy, l’inaugurazione di un nuovo volo diretto tra Italia e Cina, il Venezia-Pechino, e un accordo per rendere visibile la Serie A di calcio sulla tv cinese.

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