Una sforbiciata che non sembra soltanto una “semplice” spendig review, ma sembra avere l’aria di una precisa scelta politica operata dal governo giallorosso. Il riferimento è alle missioni e ai progetti di cooperazione con la Libia, fondi che adesso risultano quasi azzerati se non spariti del tutto. Il Conte II, su spinta soprattutto del Partito democratico, taglia buona parte dei soldi destinati a contribuire alla prevenzione delle partenze dalla costa del paese nordafricano. Una scelta, come detto, in primo luogo politica.

Il decreto in discussione alla Camera

Certo, proprio in questi giorni su Avvenire è saltata fuori la questione delle trattative nel 2017 che vedono coinvolto il trafficante Bija, uno dei più pericolosi dell’intera Libia, invitato dall’Italia all’epoca del governo Gentiloni a visitare le strutture d’accoglienza della Sicilia. Un ulteriore segno di come le trattative per frenare l’immigrazione tra Roma e Tripoli vedano il coinvolgimento di libici trasformatisi, grazie ai soldi promessi, da trafficanti a guardiani delle coste. Un segreto di Pulcinella, verrebbe da dire: messo all’angolo da un’emergenza immigrazione senza precedenti, l’esecutivo guidato da Gentiloni sceglie la via, su indicazione dell’allora ministro degli interni Marco Minniti, di dialogare con i libici. E sapendo come a Tripoli istituzioni vere e proprie non ne esistono, visto che il premier Al Sarraj si regge grazie al supporto di fazioni e milizie nate durante la guerra contro Gheddafi, già allora si può ben ipotizzare come fondi e mezzi messi a disposizione dall’Italia sarebbero finiti in mano anche a criminali senza scrupoli.

Per questo poi, durante il governo Conte I a trazione gialloverde e con Matteo Salvini che ha confermato la cooperazione con i libici, parte della sinistra ha sconfessato lo stesso Partito democratico, chiedendo lo stop dei fondi che per le missioni congiunte con Tripoli. Ad esempio, nello scorso mese di luglio Laura Boldrini e Roberto Speranza, all’epoca entrambi di LeU, hanno presentato una risoluzione per impegnare l’esecutivo a tagliare i ponti con la Libia: “Il governo, supportando e finanziando il sistema d’intercettazione e di controllo della Guardia Costiera libica – si legge nel testo presentato in estate – si rende corresponsabile delle violenze, delle torture e delle sistematiche violazioni dei diritti che i migranti subiscono durante la loro permanenza nei centri di detenzione, in cui vengono rimandati una volta intercettati e ricondotti in Libia”.

Le rotte dei migranti per raggiungere l'Europa (Infografica di Alberto Bellotto)
Le rotte dei migranti per raggiungere l’Europa (Infografica di Alberto Bellotto)

Oggi che il Partito democratico è di nuovo al governo, con lo stesso Speranza che fa parte dell’esecutivo Conte II, il centrosinistra blinda il cambiamento di linea sulla Libia. Nello schema previsionale del decreto per il rifinanziamento delle missioni internazionali, arrivato in questi giorni alla Camera, si notano infatti sforbiciate e azzeramenti di capitolo di spesa che riguardano proprio la collaborazione con la Libia. Azzerati i fondi per la collaborazione con la Guardia costiera libica:

dei 6.9 milioni di euro destinati a questa voce nel 2019, per il 2020 non è previsto nemmeno un centesimo

Niente fondi anche per il finanziamento del supporto alla missione Onu in Libia, tagli per oltre 20 milioni al capitolo che riguarda la missione bilaterale di assistenza e supporto a Tripoli, tagli anche alla missione “Mare Sicuro”, a cui fino al 2019 vengono assegnati sei mezzi navali e cinque aerei per il pattugliamento del mare e per l’addestramento delle forze libiche.

La Francia potrebbe ringraziare

Dunque la linea appare ben tracciata: la Guardia costiera libica al suo interno ha trafficanti e miliziani, quindi non va più supportata. Motivazioni di natura etica spingono il Pd e il governo Conte II a smentire se stessi. Indubbiamente il caso Bija pesa parecchio, al pari di sapere che nel 2017 trafficanti e criminali sono entrati in Italia accolti all’interno di delegazioni delle istituzioni di Tripoli. Ma il disimpegno italiano rischia di lasciare aperte non poche questioni. La prima riguarda le operazioni in mare: se non le fa più la Guardia costiera libica, che a settembre ha intercettato almeno 500 migranti in rotta verso l’Italia, chi le attuerà adesso? La prima risposta ad emergere, quasi istintivamente, indirizza verso le navi delle ong, con queste ultime ideologicamente vicine a pezzi della nuova maggioranza. Lo spazio lasciato vuoto dalle mancate missioni con la Libia e dalla mancata operatività della Guardia costiera libica, verrebbe colmate soprattutto dalle organizzazioni non governative.

Ma c’è anche un problema di natura politica: siamo sicuri che gli stessi scrupoli che portano Pd e Conte II a smentire se stessi saranno nella mente anche di altri governi? Perché ad esempio a Parigi non vedono l’ora di prendere lo spazio vuoto eventualmente lasciato dall’Italia. Nei mesi scorsi dall’Eliseo fanno sapere che anche la Francia è pronta a donare mezzi e soldi alla Guardia costiera libica. E se Roma lascia campo libero, Emmanuel Macron ha più spazio di manovra. E questo vuol dire, nell’ottica dei rapporti complessivi con Tripoli, che Fayez Al Sarraj (vincitore, de facto, della guerra attorno la capitale libica contro Khalifa Haftar) adesso guarderà più alla Francia che all’Italia. In poche parole, soldi e mezzi continueranno ad arricchire la discussa e discutibile Guardia costiera libica, i trafficanti continueranno ad operare (con la divisa della marina libica o senza) e l’Italia perderà posizione nei confronti dell’alleato di sempre Al Sarraj. Un alleato che, ancora oggi, supportiamo con 300 nostri uomini stanziati nell’imbuto di Misurata.