La Turchia sta sfruttando lo spaesamento internazionale causato dall’esplosione della pandemia di Covid19 per gettare le fondamenta di un ordine eurasiatico turco-centrico di cui si potranno comprendere le reali potenzialità e ambizioni soltanto ad emergenza sanitaria rientrata. L’Asia è uno dei continenti in cui l’agenda espansionistica di Ankara risulta più dinamica e quanto sta accadendo nelle Filippine ne è l’esempio più emblematico.

L’agenda turca a Manila: difesa e potere morbido

Il governo filippino ha annunciato a inizio giugno che è stato aperto un tavolo negoziale con la Turchia per l’acquisto di una squadra di elicotteri militari. L’affare consentirà a Manila di proseguire la modernizzazione delle proprie forze armate ad un costo contenuto, poiché Ankara avrebbe offerto un prezzo competitivo e più vantaggioso del miliardo e 500 milioni di dollari chiesto da Washington lo scorso aprile per sei elicotteri Apache AH-64E.

Negli stessi giorni in cui viene svelata l’importante trattativa in corso, Erdogan ha messo a segno un altro colpo significativo: una fondazione non governativa turca, il Centro Integrato per lo Sviluppo Alternativo (ICAD), ha ottenuto il via libera alla costruzione di una rete di scuole internazionali da parte del ministero dell’istruzione di Manila.

L’ICAD è presente nel paese da più di venti anni, dove gestisce due scuole superiori private nelle città di San Juan e Zamboanga, e grazie ai permessi potrà espandersi sull’intero territorio ed elevare la qualità dell’insegnamento, rispondendo in maniera adeguata alla crescita della domanda esponenziale registrata negli ultimi anni. Le due città sono state scelte per soddisfare esigenze strategiche: San Juan si trova nell’area metropolitana di Manila, e rappresenta più un appendice della capitale che un’entità autonoma, Zamboanga è uno dei centri nevralgici dell’islam filippino e si trova nell’isola di Mindanao.

Ed è proprio la scuola gestita a Zamboanga, ufficialmente chiamata “scuola superiore della tolleranza filippino-turca”, ad aver registrato l’espansione più straordinaria: gli iscritti sono passati dai meno di cento dei primi anni di attività ai 3mila dell’anno scorso; la stragrande maggioranza degli iscritti è di fede musulmana.

La dirigenza dell’ICAD ha reagito con entusiasmo alla decisione di Manila, sostenendo si tratti di un gesto obbligato poiché il “mondo sta rapidamente diventando un villaggio globale che, adesso, chiede la promozione di una relazione reciproca fra Turchia e Filippine, specialmente nell’istruzione, cultura, arte e sport”.

L’obiettivo dell’ICAD è la creazione di un modello scolastico di natura internazionale e di alto livello, capace di formare realmente gli studenti per il mondo professionale e, soprattutto, di introdurli allo studio della lingua turca, che affiancherà l’inglese nel curriculum obbligatorio, “considerando che è l’idioma parlato dominante in Turchia e in nazioni adiacenti, [ed è parlato in] Asia centrale e paesi dell’Europa orientale”.

La decisione del ministero dell’istruzione era probabilmente nell’aria da tempo, perché l’ICAD ha annunciato che il processo di selezione del personale docente che insegnerà nei futuri istituti è già iniziato. Una parte significativa dei professori sarà reclutata direttamente in Turchia, mentre la restante sarà assunta fra la forza lavoro filippina. Questi ultimi, comunque, avranno un incarico molto meno importante rispetto agli omologhi turchi, in quanto qualificati come “mentori”, si occuperanno sostanzialmente di fare da tramite fra gli studenti alle prime armi con turco e inglese ed i professori.

Le ragioni del protagonismo turco

Le Filippine hanno una lunga storia di relazioni interreligiose problematiche e conflittuali fra la maggioranza cristiana e la minoranza musulmana, che è concentrata nell’isola di Mindanao, dove rappresenta il 23% della popolazione totale.

Le tensioni i musulmani ed il governo centrale iniziano nell’epoca coloniale spagnola, continuano durante l’occupazione statunitense e dopo il conseguimento dell’indipendenza del 1946 e si sono rafforzate sensibilmente negli ultimi trent’anni per via dell’approdo dell’internazionale jihadista nell’isola, che ha avuto come risultato la trasformazione di un’insorgenza locale in un fenomeno separatista che si è reso autore di attentati nel resto del paese. La strage di Jolo dell’anno scorso, compiuta da una cellula dello Stato Islamico, è la prova più evidente di questa rinnovata realtà.

La prima motivazione delle attenzioni turche nelle Filippine è, quindi, la presenza di una folta e vivace comunità islamica, il cui controllo è fondamentale per avere una voce in capitolo nelle dinamiche interne del paese e, a latere, del Sud Est Asiatico. Quest’ultimo punto spiega anche il recente avvicinamento di Ankara ai paesi a maggioranza musulmana che costellano la regione, Malesia in particolare.

Cultura a parte, la Turchia sta mostrando ai musulmani filippini la propria presenza in altri modi. Nel mese del ramadan, l‘organizzazione umanitaria Humanitarian Relief Foundation di Istanbul ha distribuito pacchi alimentari a 500 famiglie, per un totale di 2mila persone, nella regione autonoma di Bangsamoro.

Infine, tenendo in considerazione che l’agenda estera turca si è rivelata funzionale alla difesa degli interessi nazionali di Washington in diverse regioni del mondo, dall’Unione Europea (in chiave anti-tedesca) all’Asia centrale (in chiave antirussa), è possibile avanzare l’ipotesi che Erdogan stia tentando lo sbarco a Manila con l’ambizione di esercitare pressione sulla Cina e di contenere l’influenza russa.

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