Le Filippine e l’Unione Europea hanno raggiunto un’intesa di massima su un futuro accordo di libero scambio. Per la definitiva fumata bianca serviranno altri negoziati. L’intesa dovrà essere formalizzata in un testo legale per poi entrare in vigore presumibilmente all’inizio del 2028.
La strada appare più che in discesa. Il commissario europeo per il commercio, Maros Sefcovic, ha già spiegato che il deal, firmato dalla presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, e dal presidente filippino, Ferdinand Marcos Jr., una volta entrato in vigore eliminerà i dazi doganali su oltre il 94% delle linee tariffarie che coprono circa il 97% del commercio bilaterale. Commercio bilaterale di beni che nel 2025, stando ai dati dell’Ue, ha toccato i 17,6 miliardi di euro, mentre gli scambi di servizi si sono fermati attorno ai 10 miliardi.
I funzionari dell’Ue ritengono che l’accordo con le Filippine possa portare a un aumento delle esportazioni europee verso il Paese compreso tra i 2 e i 2,7 miliardi. Un altro dato da non sottovalutare è che nel 2025 Bruxelles era il quarto partner commerciale di Manila rappresentando circa l’8,3% del commercio totale di merci nel Paese orientale, inviando per lo più prodotti elettronici e agricoli.
Perché l’Ue vuole aumentare il commercio con le Filippine
Perché l’Ue ha incrementato i propri rapporti economici con le Filippine? Ci sono almeno tre ragioni. La prima è ovviamente di natura commerciale. Il principale beneficiario dell’accordo coinciderà infatti molto probabilmente con il settore agricolo europeo che, nel momento in cui scriviamo, registra un surplus di 600 milioni di euro nei confronti di Manila, una cifra destinata ad aumentare ancora.
La seconda ragione è strategica. Bruxelles ha da tempo iniziato a diversificare la propria economia in un contesto di crescenti, e talvolta gravi, tensioni con Cina, Stati Uniti e Russia. Qualsiasi nuovo partner è dunque ben accetto.
Arriviamo così alla terza e ultima motivazione alla base dell’avvicinamento europeo alle Filippine. Da ormai qualche anno Manila si è trasformata in una evidente roccaforte filo statunitense incastonata nelle acque del Mar Cinese Orientale, e cioè nel cortile di casa di Pechino.
Questo Paese, del resto, è legato agli Usa dal Trattato di Mutua Difesa risalente al 1951 e da un Accordo di cooperazione rafforzata per la difesa (2014). Con il dossier Taiwan che sta diventando sempre più scottante, dunque, le Filippine – in primis per la loro geografia – sono ormai diventate strategiche per Washington. Un maggiore coordinamento economico con l’Ue contribuirà a oliare questa grande alleanza.
La diversificazione di Bruxelles
Sarebbe tuttavia un errore ignorare l’agenda dell’Ue. L’intesa preliminare con le Filippine si allinea alla strategia delle cosiddette “potenze medie” delineata all’inizio del 2026 al Forum economico mondiale di Davos. Non è un caso che Bruxelles abbia siglato uno storico accordo commerciale con l’India e che stia portando avanti negoziati per fare altrettanto con Malesia, Indonesia e Thailandia.
“Questo accordo rafforza i nostri legami con una delle economie più dinamiche del Sud-Est asiatico. Esiste un enorme potenziale di crescita oltre gli attuali scambi commerciali”, ha scritto su X Sefcovic.
Come detto, l’Ue esporta nelle Filippine carne di maiale e prodotti farmaceutici, mentre importa semiconduttori, circuiti integrati e macchinari industriali fabbricati nel Paese asiatico.
Attenzione a un ultimo aspetto: le Filippine sono il maggiore esportatore mondiale di minerale di nichel e vantano ingenti riserve di rame, nichel, cobalto, cromite, zinco ed elementi delle Terre Rare. Il valore totale stimato? 1 trilione di dollari.

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