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Proteste, critiche, accuse. La strada che avrebbe dovuto portare la Svezia a diventare un membro della Nato si è improvvisamente trasformata in una salita irta di ostacoli. Il Paese scandinavo è finito nel mirino del mondo musulmano, indignato per quanto accaduto a Stoccolma, dove un uomo ha bruciato pagine del Corano fuori dalla più grande moschea della città.

Ad aggravare la situazione troviamo tre fatti non da poco. Innanzitutto, la polizia svedese ha dichiarato di aver autorizzato Salwan Momika ad organizzare una protesta davanti al luogo sacro e all’inizio della tre giorni di festa musulmana Eid al-Adha. Per la cronaca, il via libera è arrivato due settimane dopo che una corte d’appello svedese aveva respinto il divieto di bruciare il Corano imposto dalle forze dell’ordine, in seguito al rogo del libro sacro musulmano davanti all’ambasciata turca, che a gennaio aveva provocato settimane di proteste, inviti a boicottare i prodotti svedesi e che aveva ulteriormente bloccato la candidatura della Svezia alla Nato.

Vanno poi considerate le reazioni del governo svedese e di quello turco. Mentre il primo ministro svedese, Ulf Hjalmar Kristersson, ha detto che la decisione della polizia di consentire il rogo del Corano è “legittima ma inappropriata”, il ministro degli Esteri turco, Hakan Fidan, ha definito il gesto un atto “spregevole“. “Maledico questo atto spregevole commesso in Svezia contro il nostro libro sacro, il Sacro Corano. È inaccettabile consentire queste azioni anti-islamiche con il pretesto della libertà di espressione. Perdonare tali atti atroci significa essere complici”, ha detto il ministro.

Le conseguenze del rogo

La diatriba sul libro sacro in fiamme non riguarda soltanto la sfera religiosa e culturale. Chiama in causa anche l’adesione della Svezia alla Nato, in un percorso – di per sé già complesso – che potrebbe adesso uscirne, se non compromesso, ancor più complicato.

Il motivo è semplice: Stoccolma necessita dell’appoggio di Ankara per entrare nell’Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico. Il governo svedese aveva chiesto l’adesione all’Alleanza atlantica incontrando la resistenza turca. La Turchia aveva posto un primo stop, accusando la Svezia di ospitare persone considerate terroristi e chiedendone l’estradizione. Quando sembrava che la situazione potesse essersi sbloccata, ecco una nuova fonte di discordia.

Bruciare testi religiosi è “irrispettoso e offensivo”, ha detto ai giornalisti Vedant Patel, il vice portavoce del Dipartimento di Stato americano in un briefing quotidiano.”Ciò che potrebbe essere legale non è certamente necessariamente appropriato”, ha tuttavia aggiunto, continuando a sollecitare la Turchia e l’Ungheria a ratificare senza indugio il protocollo di adesione alla Nato della Svezia. “Crediamo che la Svezia abbia adempiuto ai suoi impegni previsti dal memorandum trilaterale”, ha affermato Patel.

Le mosse di Ankara (e la sponda di Budapest)

“Coloro che li consentono con il pretesto della libertà di espressione e chiudono un occhio davanti a questa cattiveria, così come coloro che hanno commesso questo crimine, non raggiungeranno i loro obiettivi. “Insegneremo all’arrogante popolo occidentale che non è libertà di espressione insultare i valori sacri dei musulmani”.

Il messaggio di Recep Tayyip Erdogan ha gettato nuove nubi sul via libera che la Turchia dovrebbe concedere per far entrare la Svezia nella Nato. Come detto, Erdogan aveva precedentemente escluso di sostenere la richiesta di Stoccolma di aderire all’Alleanza militare dopo che, lo scorso gennaio, un altro Corano era stato bruciato nella capitale svedese. Da quel momento in poi, il leader turco ha affermato che la nuova legge antiterrorismo svedese non riesce a reprimere i militanti curdi che Ankara considera, come detto, terroristi.

Il nuovo incidente è arrivato pochi giorni dopo che Svezia e Turchia avevano concordato di incontrarsi per discutere l’offerta di adesione svedese, prima del vertice dei leader della Nato di luglio. Nel frattempo, l’Ungheria ha posticipato ancora il voto sulla ratifica della suddetta adesione della Svezia alla Nato. “Orban si muove in tandem con Erdogan ignorando la sovranità ungherese e rompendo l’unità della Nato”, ha dichiarato Agnes Vadai, deputata del partito di opposizione ungherese Coalizione democratica. Il rogo del Corano potrebbe quindi costare carissimo alla Svezia e, di riflesso, a tutta la Nato.   

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