Battere le diseguaglianze, promuovere il “Green Deal”, realizzare la Web tax e una riforma di Dublino sui migranti. Sono questi i punti cardine dell’azione europea sulla quale si impegna a lavorare il designato commissario Ue Paolo Gentiloni, illustrati in un’intervista a La Stampa. Secondo il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, Gentiloni “non sarà il commissario alla flessibilità dell’Italia, ma sarà il commissario al rilancio dell’Europa” mentre Romano Prodi ha commentato la nomina dell’esponente del Pd ed ex premier sottolineando che “all’Italia va un ruolo insperato” un “commissario italiano in un ruolo così importante, una persona in un ruolo autorevole”.

Per il presidente del consiglio Giuseppe Conte, infine, Paolo Gentiloni non è affatto un “commissario dimezzato” e “l’Italia si rafforza, è un portafoglio di primaria importanza. Se siamo italiani dobbiamo essere contenti”. In un editoriale pubblicato qualche giorno fa, La Stampa ha celebrato la nomine di Gentiloni in Europa sottolineando che si tratta ” del portafoglio più importante che il nostro Paese abbia mai ottenuto”. Nonostante l’Ue abbia alcuni ottimi motivi per supportare i “giallo-rossi”, la nomina dell’ex presidente del consiglio potrebbe rivelarsi un autogol fatale per Pd e Movimenti Cinque Stelle. Come riporta Politico, analisti e funzionari del Pd hanno espresso preoccupazione per il fatto che il lavoro di Paolo Gentiloni potrebbe trasformarsi in una trappola per il nuovo governo se dovesse imporre regole economiche impopolari o misure di austerità.

I giallo-rossi e la “trappola” Gentiloni

L’ex premier si troverà in una situazione estremamente delicata. Un equilibrio difficile da mantenere. Come nota anche Avvenire, “se sarà troppo tenero con l’Italia, sarà accusato dai falchi di favoritismo” nei confronti del nostro Paese. Al contrario, se sarà troppo duro, “servirà a Matteo Salvini su un piatto d’argento l’occasione per definire lui e il Pd in generale servi di Bruxelles a danno dell’Italia. E se non si riuscirà a cambiare le regole del Patto (impresa ardua), sarà un fallimento per lui e il suo partito”. Benché i giallo-rossi sperino di ottenere maggiore flessibilità con Gentiloni e con un’Ue più benevola nei confronti di Roma rispetto al passato, come osserva Politico il commissario italiano “avrà pochissimo spazio di manovra”.

Gentiloni, infatti, dovrà lavorare con il fiato sul collo del superfalco lettone Valdis Dombrovskis, che difficilmente farà sconti all’Italia. Dombrovskis, al termine dell’Ecofin informale a Helsinki, ha chiarito che riformare il patto di stabilità nella direzione suggerita dallo European Fiscal Board, utilizzando parametri più verificabili empiricamente rispetto a quelli in uso oggi come l’output gap, richiederebbe “probabilmente” cambiamenti della legislazione Ue. E vale la pena di riaprire il dossier solo se si è “ragionevolmente” sicuri dell’esito, cioè di avere, alla fine, regole “migliori” di quelle attuali. L’Europa ha così frenato bruscamente sulla riforma del patto di stabilità e crescita, uno dei punti programmatici del governo Conte-bis. Una prima discussione fra i partner europei sulla possibile ridiscussione delle norme ha confermato a Helsinki la divisione fra Paesi più rigoristi e quelli più inclini a considerare le regole in modo flessibile. Discussione, quella maturata in Finlandia, che ha confermato come il lavoro di Paolo Gentiloni sia in salita.

Il governo fa i conti con la dura realtà

Arginato – per il momento – Matteo Salvini, Pd e Movimento Cinque Stelle speravano in un’Europa che venisse incontro alle richieste dell’Italia su crescita e immigrazione. Ma le forze politiche che compongono il governo “giallo-rosso”, più popolare a Bruxelles che fra gli italiani – un sondaggio pubblicato dal Corriere della Sera ha evidenziato come soltanto il 36% degli italiani sostenga la nuova coalizione  – hanno dovuto fare i conti con una realtà molto diversa di quella che auspicavano. Sull’immigrazione, Francia e Germania si sono dichiarate disponibili ad accettare una quota di rifugiati – che rappresentano meno del 10% di chi sbarca – e non di migranti economici irregolari. Come riporta l’Ansa, infatti, sia Roma che La Valletta chiedono la redistribuzione per tutte le persone salvate nel Mediterraneo, quindi anche i migranti economici, che sono la percentuale più alta. Berlino ha lasciato intendere di essere pronta in qualche maniera a tendere la mano, mentre dalla Francia ancora non sono arrivati segnali di apertura.

Nei rapporti fra i Paesi europei – immigrazione compresa –  prevale il caro vecchio realismo, a discapito dell’utopismo degli ultra-europeisti. Pd e Movimento Cinque Stelle sperano di ottenere qualcosa di concreto e sostanzioso in cambio di della fedeltà giurata a Bruxelles ma dovranno presto fare i conti con una realtà ben più difficile, nella quale la nomina di Gentiloni rischia di rappresentare un autogol.