Risuona sempre più alto il frastuono dei tamburi di guerra: l’attacco all’Iran, proclamano i media, è destino manifesto. Un martellamento che stride con le dichiarazioni del ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi che, intervistato dalla CBS, ha parlato dello sviluppo dei negoziati e di ritenere che “una soluzione sia raggiungibile”.
Suonano bizzarre anche le dichiarazioni dell’inviato di Trump Steve Witkoff, il quale ha detto che il presidente è “curioso” di sapere perché Teheran non abbia accettato le offerte statunitensi. Dove va sottolineata la scelta della parola, perché anch’essa stride con le roboanti minacce contro l’Iran.
Trump non è ancora stato costretto ad attaccare. Al solito, prende tempo nella speranza di uscire dalla manovra a tenaglia che lo spinge in tal senso. E, per uscire, dall’angolo ha avuto la trovata degli Ufo, dichiarando che renderà pubblici tutti i documenti americani sul tema. Un modo per stornare l’attenzione dai Files di Epstein che vengono branditi per mettere in difficoltà lui e la sua cerchia.
E per tornare alla curiosità di cui sopra, appaiono curiose, appunto, alcune affermazioni del pensatore russo Alexander Dugin, il quale, dopo aver accennato che di isole simili a quella di Epstein ce ne sono altre in questo “mondo inquinato”, dal momento che solo nell’Oceano indiano si contano 25mila isole, e al fatto che probabilmente il miliardario al centro dello scandalo “trascorrerà la pensione a Tel Aviv”, conclude con una considerazione che potrebbe suonare singolare.
“Chi è il principale sospettato di queste fughe di notizie? Netanyahu, ovviamente, Vuoi le prove…? Hai visto una sola foto di Netanyahu… in queste fughe di notizie? Netanyahu risulta puro e rispettabile… non un singolo messaggio, non una singola email da parte sua… non una parola… il suo nome non è stato nemmeno menzionato”. E dire che Epstein aveva intrecciato rapporti con quasi tutti i potenti.
Se tiene presente che Dugin è molto vicino a Putin e che lo zar si perita di conservare i rapporti con il premier israeliano, consapevole che in politica come in geopolitica bisogna dialogare anche con i distanti e i nemici, quanto afferma risulta ancora più di interesse.
Certo, tutti hanno potuto vedere il cadavere di Epstein immortalato nei Files. Va però ricordato che le foto sono state rese pubbliche il giorno dopo che, negli stessi Files, si rinvenisse l’identità della fonte che, prima ancora del rinvenimento del cadavere di Epstein, aveva rivelato che la notte prima del misfatto era avvenuto uno scambio di persona che aveva portato alla liberazione del detenuto. La fonte, allora anonima, si è scoperto nei Files che era una guardia del carecere dove era ristretto il miliardario.
Una suggestione che si somma a quella che vede il carcere dove era detenuto Epstein chiuso subito dopo il misfatto. Quanto ai sosia, i potenti, e sia Epstein che il Mossad per cui lavorava era/sono potenti, ne hanno spesso qualcuno; ne aveva persino Saddam…
Inoltre, la querelle sul suicidio vs omicidio ci ricordava, si parva licet compenere magnis, la vicenda di Sergio Castellari, dirigente delle Partecipazioni Statali inseguito dalla magistratura italiana, il cui cadavere fu trovato nei boschi di Sacrofano nel ’93. Suicidio conclusero i magistrati, omicidio diceva chi non credeva che ci si possa suicidare con un colpo in testa per poi riporre la pistola nella cintura, per di più con il cane alzato.
Querelle che oscurava la domanda più importante, che riguardava il fatto che il volto era sfigurato e non aveva i polpastrelli (e secondo il magistrato Mario Almerighi era anche più basso di alcuni centimetri). Circostanze che Andreotti fotogrofò con una battuta: “Non mi risulta che a Sacrofano ci sieno le iene”.
Al di là delle suggestioni, resta la considerazione di Dugin su chi abbia rivelato il mondo di Epstein, o almeno parte di esso, ché tanto in questi anni sarà andato perduto. Ne avevamo accennato in una nota pregressa, osservando come i Files di Epstein siano stati rivelati per mettere i potenti di mezzo mondo ai piedi di Netanyahu – e dei neocon ai quali si accompagna – che grazie a essi può ricattare tanti.
Un ricatto per silenziare voci discordi sul genocidio dei palestinesi e piegare Trump ad assecondarlo e che ora è usato per far pressione per muovere guerra all’Iran, che è l’ultimo tassello di un puzzle che Netanyahu e i neocon stanno componendo da anni. Infatti, Netanyahu non ha mai inseguito realmente il sogno della grande Israele. Quella è roba da messianici, che ha legato a sé assecondando la loro ossessione.
La sua, di ossessione, è ben più concreta e pragmatica – e può conciliarsi con la grande Israele – ed è quella di fare di Gerusalemme una superpotenza globale, che può trattare alla pari, se non da una posizione di forza, con Stati Uniti, Cina e Russia. E questo sogno passa per la sconfitta dell’Iran, abbattuto il quale Tel Aviv resterà l’unico dominus incontrastato del Medio oriente.
Incenerito l’Iran, infatti, nessuno dei Paesi della regione, molto meno potenti dell’acerrimo nemico, potrà sottrarsi al servaggio imposto da Israele. Per di più, la triste fine di Teheran servirà anche da monito a quanti vorrebbero resistere a questo destino manifesto.
Da vedere se Trump, che non vuole questa guerra alzo zero, fosse solo perché gli farebbe perdere le elezioni di midterm, resisterà (gli Ufo non lo aiuteranno granché). Ieri un tale è penetrato nella sua residenza a Mar-a-lago prima di essere ucciso. Il presidente era altrove, ma certi episodi non lo aiutano a conservare la necessaria lucidità. Inoltre, è da vedere se la guerra, se poi arriverà, andrà come da desiderata di Netanyahu & soci. Le guerre si sa come iniziano, mai come finiscono (vedi ad esempio le incognite descritte da al Mayadeen).

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