Lo scorso aprile, l’amministrazione Trump dava inizio ad una battaglia contro il nazionalismo bianco alla luce dei crescenti massacri a sfondo razzista commessi negli Stati Uniti e nel resto dell’Occidente dai seguaci di tale ideologia. La battaglia si era aperta con la decisione, senza precedenti, di inserire un’organizzazione suprematista nell’elenco dei gruppi terroristici ufficialmente riconosciuti dal Dipartimento di Stato.

La natura del gesto, essendo tale organizzazione di nazionalità russa, suggeriva che potesse trattarsi di un’azione strumentale per aprire un nuovo capitolo dello scontro fra Washington e Mosca. A meno di tre mesi di distanza da quella designazione, quanto sta accadendo in Germania potrebbe essere la prova dello scopo politico dell’ultima lotta di Trump, perché aumentano le accuse alla Russia di essere lo sponsor dei neonazisti e dei nazionalisti bianchi occidentali.

Il dubbio di Berlino: un asse fra Mosca e i neonazisti?

Il 24 giugno, Nathan Sales, ufficiale del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, ha presentato al pubblico americano l’ultimo rapporto annuale sull’evoluzione del terrorismo nel mondo. Nel rapporto viene evidenziata la natura sempre più globale del nazionalismo bianco e, pur in assenza di accuse formali all’indirizzo del Cremlino, Sales ha spiegato che il Movimento Imperiale Russo (MIR), messo nella lista nera da Donald Trump ad aprile, è responsabile del reclutamento di suprematisti in tutto l’Occidente, dall’Europa agli Stati Uniti, e del loro addestramento paramilitare.

Sullo sfondo delle accuse velate all’organizzazione russa di essere dietro la proliferazione transcontinentale del nazionalismo bianco, la Germania ha inasprito in maniera significativa la lotta al neonazismo domestico. Il 23 giugno, il ministero dell’interno ha annunciato la messa al bando di Nordadler (ndr. Le aquile del Nord), il terzo gruppo del genere ad essere dichiarato fuorilegge dall’inizio dell’anno.

Un filo rosso lega le mosse di Washington e di Berlino perché, il 5 giugno, il settimanale Focus ha pubblicato una lunga inchiesta, sui legami tra il neonazismo tedesco ed il MIR, che ha fatto discutere sia in patria che all’estero. Il contenuto dell’indagine giornalistica è chiaro e non lascia spazio a dubbi di sorta: i servizi segreti federali sarebbero a conoscenza del fatto che nei campi d’addestramento del MIR si recherebbero regolarmente militanti del neonazismo tedesco, membri de “Le Giovani Aquile“, che è l’organizzazione giovanile del Partito Nazionaldemocratico (NPD), e del gruppo “La Terza Via“.

In questi campi, che verrebbero frequentati soprattutto da estremisti di destra del Nord Europa, ai partecipanti verrebbe somministrato un duro addestramento di tipo paramilitare nel corso del quale verrebbero insegnate le migliori tattiche del combattimento corpo a corpo, la costruzione e l’utilizzo di  esplosivi artigianali, e la sopravvivenza in luoghi ostili e privi di tecnologia. Una volta superato il corso, ai soldati verrebbe offerta l’opportunità di fare esperienza sul campo, ovvero recarsi nell’Ucraina orientale in supporto ai separatisti del Donbass.

I servizi segreti tedeschi avrebbero localizzato i campi e ricostruito le tappe che avrebbero portato i neonazisti tedeschi a prendere contatto con l’estrema destra russa ma, per “ragioni legali“, non potrebbero procedere alla chiusura della rete né proibire ai simpatizzanti neonazisti di viaggiare in Russia e attendere l’addestramento.

L’inchiesta di Focus, che è il frutto di un dialogo con fonti anonime dei servizi segreti di Berlino, si conclude con una dichiarazione forte ed eloquente: “le autorità presumono che il presidente russo Putin sia a conoscenza di tali campi e li tolleri”.

La Russia: cuore dell’internazionale nera?

Il servizio di Focus ha sollevato un polverone mediatico, ottenendo il risultato di spingere la stampa tedesca ad indagare sull’argomento dei presunti legami fra il neonazismo domestico e la Russia. DW News, il canale di notizie ed approfondimenti legato a Deutsche Welle, ha completato il quadro dipinto da Focus, avanzando una teoria molto più azzardata: da alcuni anni, la Russia sarebbe diventata “il punto di incontro per i populisti e i radicali dell’estrema destra di tutta Europa”.

L’accusa di DW poggia su un fatto: nel 2015, San Pietroburgo è stata la sede del “Forum Conservatore Russo Internazionale”, al quale hanno partecipato membri del NPD, di Forza Nuova, di Alba Dorata e della Lega. Quell’evento avrebbe consacrato la nascita di un’alleanza fra le estreme destree di Russia ed Europa, lì si sarebbero incontrati i neonazisti tedeschi e gli omologhi del MIR, accordandosi sull’addestramento dei primi da parte dei secondi.

La natura politica della lotta di Trump

Il 6 aprile, con una decisione storica, il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti inseriva per la prima volta un gruppo legato al mondo del suprematismo bianco nell’elenco delle organizzazioni terroristiche ufficialmente riconosciute, sanzionate e perseguite dalla Casa Bianca. Il gruppo in questione è il Movimento Imperiale Russo (MIR), con sede a San Pietroburgo, che veniva accusato di avere legami pericolosi con alcune sigle dell’estrema destra del Vecchio Continente.

La scelta di iniziare la lotta al suprematismo bianco mettendo al bando un’organizzazione russa di cui non esistono prove che operi negli Stati Uniti e che, comunque, non si è mai resa protagonista di atti realmente eclatanti, aveva un preciso significato politico: aprire un nuovo fronte di conflitto con il Cremlino, veicolando l’idea che Mosca possa essere il cuore logistico, il punto di riferimento e lo sponsor dell’internazionale nera che negli anni recenti ha compiuto massacri razzisti in diversi paesi dell’Occidente, dalla Germania alla Nuova Zelanda.

Infatti, se l’obiettivo di Trump fosse stato realmente il nazionalismo bianco, il Dipartimento di Stato avrebbe potuto cominciare ad inserire nell’elenco delle organizzazioni terroristiche una delle oltre 200 entità neonaziste e suprematiste operanti negli Stati Uniti, magari dalla più antica e celebre ancora esistente: il Ku Klux Klan. Organizzazioni che, pur avendo solitamente non più di una decina di membri ed essendo incapaci di crescere ed espandersi perché basate sull’autofinanziamento ed esposte a continue faide interne e disgregazioni, hanno un potenziale mortifero non trascurabile: soltanto nel 2018 sono state la causa di 49 morti violente.

L’estensione oltreoceano della campagna dell’amministrazione Trump contro il nazionalismo bianco made in Russia è la prova provata che la decisione di iniziare dal MIR anziché da un’entità domestica, sostenendo al tempo stesso che le sue attività sarebbero “tollerate” da Vladimir Putin perché coinvolto nella difesa degli interessi russi all’estero, ad esempio nel Donbass, aveva degli obiettivi più politici che sociali.

Tutti gli indizi, fino ad ora, sembrano confermare l’ipotesi dell’utilizzo strumentale di quella designazione, avvenuta per giustificare l’apertura di un nuovo fronte dello scontro a distanza con Mosca. Questa volta, però, le sanzioni non riguarderanno gasdotti e separatismo nell’Ucraina orientale ma potrebbero essere legate al presunto finanziamento del nazionalismo bianco nel mondo.

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