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“Abbiamo armi capaci e pronte per rispondere a tutte le crisi”. Tradotto: siamo in grado di mobilitare rapidamente la nostra forza di deterrenza nucleare per far fronte a qualsiasi confronto militare con gli Stati Uniti. Era da tempo che Kim Jong Un non entrava a gamba tesa su Washington. Il presidente nordcoreano lo ha fatto lo scorso 27 luglio. Non una data come le altre in Corea del Nord, visto che in quel giorno, ogni anno, Pyongyang celebra l’anniversario dell’armistizio che il 27 luglio 1953 congelò la Guerra di Corea (tecnicamente ancora in corso, visto che non è mai stato firmato alcun trattato di pace).

Apparso in pubblico dopo quasi tre settimane di assenza, Kim ha attaccato il suo omologo sudcoreano Yoon Suk Yeol, fresco di elezione, e, come detto, avvertito indirettamente Joe Biden. La Corea del Nord, ha spiegato il leader nordcoreano, non solo è pronta ad un eventuale conflitto con gli Stati Uniti, ma ha pure minacciato di eliminare la Corea del Sud. Kim ha puntato il dito contro la dura dialettica adottata dal conservatore Yoon, successore di Moon Jae In, e fautore di tutt’altra diplomazia intercoreana.

Il nuovo approccio di Seul

Il nuovo presidente sudcoreano, oltre ad aver rafforzato ulteriormente i legami con gli Stati Uniti, ha mostrato fermezza e ben poca voglia di scendere a compromessi con il Nord. Lo stesso Yoon, inoltre, si era impegnato già nei mesi scorsi a normalizzare le esercitazioni militari congiunte tra Washington e Seul, in passato ridimensionate sia in risposta alla pandemia di Covid-19 che ai tentativi di distensione con Pyongyang.

Adesso le forze armate di Stati Uniti e Corea del Sud riprenderanno l’addestramento al combattimento a fuoco vivo archiviando le precedenti simulazioni informatiche. Il Ministero della Difesa sudcoreano ha spiegato che la decisione è una forma di adattamento ai progressi dei programmi balistico e nucleare della Corea del Nord. Ma perché Kim ha scelto proprio questo momento per lanciare i suoi avvertimenti?

Certo, la risposta a Seul è da mettere in conto, così come bisogna considerare la retorica bellicista una diretta conseguenza dell’anniversario da omaggiare per compattare il popolo. C’è però dell’altro, visto che negli ultimi mesi Pyongyang ha testato missili ipersonici teoricamente in grado di trasportare armi nucleari tattiche, e di ridurre sensibilmente la possibilità di reazione militare dei sudcoreani in caso di attacco. “Confermo che la Corea è pienamente pronta a rispondere a tutti gli scontri militari con gli Stat Uniti, e se gli Stati Uniti continueranno a ferire l’immagine della Corea del Nord e a minacciare la sua sicurezza e i suoi interessi, dovranno rassegnarsi ad avere maggiori preoccupazioni e crisi”, ha sottolineato Kim.

La risposta di Kim

“Il regime sudcoreano e i suoi banditi militari stanno progettando tattiche per affrontarci militarmente”, ha proseguito Kim nel suo discorso. “Questi pericolosi tentativi verranno immediatamente puniti dalle nostre potenti forze, e il regime di Yoon Suk-yeol e il suo esercito saranno eliminati”, ha aggiunto il leader nordcoreano. Kim ha inoltre accusato “gli imperialisti Usa” di spingere “le autorità sudcoreane verso un confronto suicida” contro la Corea del Nord.

Pyongyang ha inoltre messo in guardia Seul e Washington da una possibile “seconda Guerra di Corea”. In un comunicato pubblicato sul sito web del ministero degli Esteri nordcoreano, la Nord Corea ha quindi accusato Stati Uniti e Corea del Sud di aver deliberatamente riacceso la miccia delle tensioni nella Penisola Coreana. “Le esercitazioni militari congiunte tra Stati Uniti e Corea del Sud, condotte in una fitta cortina di polvere da sparo, stanno esacerbando la situazione nella Penisola Coreana”, si legge nel comunicato del ministero, che definisce le forze armate dei due Paesi “un’orda belligerante assetata di guerra”.

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