Prima le minacce, poi gli ordini impartiti all’esercito e all’industria militare di accelerare non meglio specificati preparativi bellici, e infine tre giorni consecutivi di esercitazioni a fuoco vivo in prossimità del confine marittimo con la Corea del Sud, con tanto di quasi 300 proiettili di artiglieria sparati nei pressi delle isole sudcoreane di Baengnyeong e Yeonpyeong. Kim Jong Un ha iniziato il 2024 rispondendo colpo su colpo alle manovre congiunte effettuate dal Sud e dagli Stati Uniti. Manovre più volte condannate dal leader nordcoreano ma, nonostante questo, incrementate da Seoul e Washington nel corso delle ultime settimane.

Scegliendo di premere sul pedale dell’escalation, Kim ha così fatto ripiombare la penisola coreana in una cappa di tensione come non si vedeva da mesi. Certo, sul fronte opposto il presidente sudcoreano Yoon Suk Yeol e l’amministrazione Biden non sono riusciti a compiere progressi diplomatici con il Nord, e anzi, soprattutto il governo sudcoreano a guida conservatrice, ha spesso adottato la stessa ruspante retorica di Kim. Al netto di errori politici e leggerezze, è tuttavia interessante chiedersi per quale motivo Pyongyang abbia scelto di alzare il livello della tensione proprio adesso. Che cosa bolle nella pentola di Kim?

Il possibile piano di Kim

Innanzitutto, la Corea del Nord ha dichiarato che le esercitazioni non hanno avuto alcun effetto, neppure indiretto, sulle isole sudcoreane situate lungo il confine. La potente sorella di Kim Jong Un, Kim Yo Jong, ha negato le affermazioni di Seoul secondo cui Pyongyang avrebbe sparato dozzine di colpi di artiglieria vicino al confine, definendole parte di un'”operazione ingannevole”. “I nostri militari non hanno sparato un solo proiettile nell’area “, ha detto Miss Kim, secondo quanto riportato in una dichiarazione diffusa dall’agenzia nordcoreana Kcna.

Da queste parole emerge il possibile piano del Nord: alzare la posta in palio sperando in un errore di valutazione del Sud da usare, in un secondo momento, durante eventuali negoziati diplomatici con la futura amministrazione Usa. Già, perché il 2024 è l’anno delle elezioni statunitensi, quello che potrebbe riportare Donald Trump – vecchio “amico” di Kim – all’interno della Casa Bianca. Una strategia del genere comporta però rischi non da poco, perché il governo conservatore sudcoreano di Yoon ha dimostrato di non avere alcuna intenzione di scendere a compromessi con Pyongyang.

Le opinioni degli esperti divergono in maniera evidente. Cho Han Bum, ricercatore senior presso il Korea Institute for National Unification, ha ad esempio dichiarato all’Afp che la Corea del Nord è “passata a una fase di confronto militare“. “(I nordcoreani) stanno cercando di creare tensione facendo pressione sulla Corea del Sud, e alla fine di prendere il sopravvento nel processo di negoziazione con gli Stati Uniti”, ha evidenziato Park Won Gon, professore alla Ewha University.

La tempistica nordcoreana

Durante gli incontri politici di fine anno, Kim – che ha appena festeggiato 40 anni – ha come detto minacciato un attacco nucleare contro la Corea del Sud e ha chiesto un potenziamento dell’arsenale militare del Paese in vista di un conflitto armato nella penisola coreana che, secondo lui, potrebbe “scoppiare in qualsiasi momento”. Il leader nordcoreano sembrerebbe voler sfruttare il 2024, o meglio alcune elezioni che si terranno nel corso dell’anno, per promuovere la propria agenda in campo internazionale.

Ricordiamo che, da qui ai prossimi mesi, si voterà negli Stati Uniti, in Russia e anche in Corea del Sud. Pyongyang potrebbe utilizzare le minacce militari e l’aggressione come strumento per spingere verso un allentamento delle sanzioni e influenzare l’esito delle prossime elezioni legislative sudcoreane previste per il 10 aprile 2024, indebolendo il governo Yoon.

“La Corea del Nord è estremamente insoddisfatta delle politiche sanzionatorie dell’amministrazione Yoon. L’obiettivo del Nord è quello di esprimere il malcontento attraverso i fatti, giustificare il potenziamento nucleare e creare un’opinione pubblica in Corea del Sud negativa contro la politica dello stesso Yoon”, ha dichiarato a DW Lim Eul Chul, professore di economia e politica della Corea del Nord presso l’Istituto di studi dell’Estremo Oriente dell’Università Kyungnam di Seoul.

Per quanto riguarda gli Usa e la Russia, Kim potrebbe voler farsi ulteriormente notare da Vladimir Putin, quasi certo a meno di clamorosi colpi di scena di essere confermato come capo del Cremlino, e prenotare in anticipo un nuovo vis a vis con Trump nel caso in cui The Donald dovesse diventare nuovamente presidente degli Stati Uniti.