Una possibile vittoria di Donald Trump nelle elezioni presidenziali del 2024 potrebbe avere profonde implicazioni per la politica estera degli Stati Uniti verso l’Africa, segnando un cambio di rotta verso un approccio più pragmatico e meno orientato ai diritti umani. Trump, che ha spesso manifestato ammirazione per figure autoritarie e ha promosso una politica estera basata su un forte realismo politico, potrebbe rivedere i rapporti con il continente africano in modo da mettere in secondo piano questioni come i diritti civili e le politiche sociali progressiste, privilegiando invece le partnership economiche e di sicurezza. In tale ottica, è prevedibile che un secondo mandato di Trump porti a un atteggiamento più favorevole verso quei Governi africani con scarso rispetto per i diritti democratici, ma che possono essere considerati alleati strategici.
L’ex presidente, infatti, è noto per aver criticato Biden per il suo approccio verso l’Africa, caratterizzato da un tentativo di bilanciare interessi geopolitici e promozione dei diritti umani, un aspetto che molti conservatori statunitensi ritengono poco pragmatico e inefficace. La politica africana di Trump, infatti, potrebbe spingere per l’abbandono di politiche “divisive”, come l’aborto e i diritti LGBT, che non sono ben accolte in molti Paesi africani; questa linea è sostenuta anche da personaggi influenti come Kiron Skinner, ex direttore della pianificazione politica del Dipartimento di Stato di Trump, e da vari attivisti conservatori legati al Progetto 2025.
Un ulteriore elemento che contraddistingue l’approccio di Trump è la concorrenza strategica con la Cina: durante il suo primo mandato, Trump ha presentato l’iniziativa Prosper Africa, concepita come risposta all’espansione cinese in Africa, e la Heritage Foundation ora suggerisce che una seconda amministrazione Trump debba concentrarsi su misure più aggressive per contrastare l’influenza cinese, in particolare in nazioni ricche di risorse come la Repubblica Democratica del Congo. Nonostante la diffidenza dei repubblicani verso le politiche di energia verde, i minerali critici africani per la produzione di tecnologie avanzate sono considerati vitali per la difesa e l’industria tecnologica statunitense, motivo per cui gli Stati Uniti potrebbero intensificare la loro presenza nel Congo orientale.
Un’altra area che potrebbe vedere cambiamenti significativi è il Corno d’Africa, dove l’amministrazione Trump potrebbe adottare scelte non convenzionali, come il riconoscimento del Somaliland come Stato indipendente per contrastare la presenza cinese a Gibuti, nonostante le ripercussioni sulla stabilità regionale e l’opposizione della Somalia. Sul piano diplomatico, il Sudafrica rappresenta un nodo critico: l’amministrazione Biden ha adottato un approccio conciliante nonostante le recenti tensioni, ma i conservatori statunitensi ritengono che gli aiuti debbano essere indirizzati principalmente ai Paesi più vicini agli interessi statunitensi. In quest’ottica, Trump potrebbe adottare misure punitive verso il Sudafrica, per ridurre l’assistenza e concentrare le risorse su partner considerati affidabili.
Infine, un secondo mandato di Trump probabilmente comporterebbe una riduzione del sostegno statunitense alle istituzioni internazionali, specialmente su questioni climatiche e diritti umani, confermando l’avversione del Partito Repubblicano per i fondi climatici globali; il Progetto 2025 si oppone, infatti, all’idea di “riparazioni climatiche” verso le nazioni africane, ritenendo che il supporto a tali fondi comprometta gli interessi statunitensi.

