In merito alle origini del Sars-Cov2 la comunità scientifica torna al punto di partenza. C’era molta attesa per la diffusione del report realizzato dagli 007 americani, incaricati da Joe Biden di fare luce una volta per tutte sulla pandemia di Covid. L’intelligence statunitense, coadiuvata da tutte le altre agenzie nazionali, era pronta a svelare l’arcano, magari inchiodando la Cina sulle sue presunte colpe e svelando ipotetici incidenti di laboratorio accaduti in quel di Wuhan.

Alla scadenza dei 90 giorni annunciati da Biden, tutti aspettavano la rivelazione bomba. Una rivelazione che, conto ogni aspettativa, non è affatto arrivata. Già, perché il presidente Usa è stato aggiornato sul rapporto dei servizi americani, ma ben poco sarebbe emerso dal l’informativa riservata. “Era un briefing riservato, quindi ovviamente non sono informazioni che forniremo pubblicamente”, ha spiegato la portavoce della Casa Bianca, Jen Psaki.

Proprio in queste ore, la comunità dell’intelligence sta preparando una sintesi non classificata dei suoi risultati, che sarà pubblicata nei prossimi giorni. Psaki, sollecitata dai giornalisti, ha rifiutato di approfondire i riscontri principali del rapporto. La sensazione, come hanno in seguito confermato vari media, è che gli Stati Uniti non sono riusciti a trovare prove schiaccianti in grado di validare definitivamente la narrazione della fuga del virus dal laboratorio. 

Il flop del rapporto Usa

Secondo quanto riportato dal Washington Post, i servizi americani non sarebbero stati in grado di scoprire le origini del virus. In particolare, l’intelligence Usa non è riuscita a capire se il Sars-Cov2 sia effettivamente fuoriuscito dal laboratorio di Wuhan o, al contrario, se sia stato trasmesso agli esseri umani in seguito a una zoonosi.

Ricordiamo che, lo scorso maggio, Biden aveva chiesto con insistenza agli 007 statunitensi di sforzarsi per giungere a una conclusione definitiva sulla diffusione della malattia. I massimi funzionari dell’intelligence, inclusa la direttrice dell’intelligence nazionale Avril Haines, hanno riconosciuto non è possibile escludere che il virus possa aver avuto origine da un incidente di laboratorio, ma hanno avvertito che sarebbe difficile giungere a una conclusione definitiva in merito.

Per scoprire il contenuto del report arrivato sulla scrivania del presidente, bisognerà attendere ancora qualche giorno, quando i documenti (o meglio: alcune parti di essi) dovrebbero essere declassificati  e resi pubblici. 

Le cause del fallimento

Nonostante il massimo impegno profuso, gli esperti Usa continuano a brancolare nel buio. Il motivo è semplice: mancano diverse informazioni dettagliate provenienti dalla Cina, cioè quelle che potrebbero chiarire i contorni del mistero Covid. Scendendo nei dettagli, Pechino dovrebbe essere indotto a condividere record di laboratorio, campioni gnomici e altri dati rilevanti.

Detto altrimenti: finché il Dragone non darà accesso a determinate informazioni, soprattutto a quelle relative all’inizio della pandemia, è pressoché impossibile fare luce sulle origini del Covid. Da qui alle prossime settimane Biden potrebbe cambiare strategia, cercando di trovare un modo per sollecitare la Cina a collaborare ulteriormente con la comunità internazionale. Dal canto suo, il gigante asiatico ha più volte ripetuto di aver fatto tutto il possibile per contribuire a svelare le origini del virus.

Non solo: Pechino ha prima ipotizzato l’importazione del Covid nel Paese dall’estero mediante alimenti congelati infetti, poi insistito sulla falsità della Lab Leak Theory. A detta dei media Usa, uno dei più grandi ostacoli nella ricerca della verità sulle origini del virus è rappresentato dalle scarse informazioni rilasciate dalla Cina. Il mistero continua.