In Europa sta per iniziare la nuova stagione dei vaccini anti Covid. Il contesto è sempre il solito, tra la penuria ormai cronica di dosi e le campagne di immunizzazione rallentate a causa del taglio delle consegne delle fiale prefissate. Ci sono, tuttavia, almeno tre novità. Intanto, a complicare la situazione, sono comparse le famigerate varianti del Sars-CoV-2, molte delle quali più resistenti agli anticorpi generati dai vaccini fin qui realizzati. Dopo di che, abbiamo dovuto fare i conti con la sospensione dei prodotti anti Covid di AstraZeneca-Università di Oxford e, adesso, con quella che ha travolto le fiale targate Johnson & Johnson. Il motivo? Presunti effetti gravi derivanti dalla somministrazione di quei vaccini. Arriviamo al terzo punto: l’aumento del prezzo che le entità statali di tutto il mondo dovranno pagare alle Big Pharma per accaparrarsi ogni singola dose. Basta unire i tre focus citati per ritrovarsi in uno scenario particolarmente complesso. Già, perché le mutazioni genetiche che hanno “trasformato” il Sars-CoV-2 hanno dato vita a ceppi più ostici da combattere.

Al fine di neutralizzare le forme non tradizionali del virus – che presto, secondo gli esperti, diventeranno la forma dominante in circolazione -, le case farmaceutiche stanno lavorando alla creazione di versioni più efficaci dei loro vaccini. Gli esperti europei, nel frattempo, si interrogano su come bypassare la sfiducia generale generata nei confronti dell’AstraZeneca e del Johnson & Johnson. C’è chi ha pensato di dedicare i vaccini finiti nell’occhio del ciclone soltanto ad alcune, limitate fasce d’età, e chi, come la Danimarca, ha preso decisioni più drastiche. Copenaghen, ad esempio, ha sospeso fino a nuovo ordine l’AZD1222 per un principio di “massima precauzione”.

Ursula von der Leyen è stata chiara. L’Unione europea si affiderà ai vaccini che utilizzano la tecnologia dell’mRNA messaggero. Al momento si contano sulle dita di una mano: il Pfizer-BioNTech e Moderna. Niente da fare, invece, per AstraZeneca, Johnson & Johnson e soci, che continueranno ovviamente ad essere impiegati ma che non saranno più al centro dei piani di Bruxelles. “L’Ue dovrà sviluppare vaccini adattati alle nuove varianti, presto e in quantità sufficienti. Tenendo questo a mente, dobbiamo focalizzarci sulle tecnologie che hanno dimostrato il loro valore: i vaccini Rna messaggero sono un caso chiaro”, ha spiegato von der Leyen, sottolineando indirettamente un ipotetico rischio nel quale potrebbe incorrere l’Europa. Di cosa si tratta? Dell’aumento del prezzo dei vaccini. Visto che le Big Pharma dovranno sviluppare versioni in linea con l’evoluzione del virus, le case farmaceutiche impiegheranno maggiori fondi per restare al passo del Sars-CoV-2. Ma queste ricerche aggiuntive non potranno che ricadere sul costo finale del prodotto. Che sarà pagato, nel caso europeo, proprio da Bruxelles.

Considerando che il vaccino Pfizer-BioNTech ha già cambiato il prezzo due volte nell’arco di pochi mesi – partendo da 12 euro a dose e passando poi a 15.50 e, secondo alcune indiscrezioni, a 19.50 euro – la sensazione è che le Big Pharma possano giocare sulle varianti per decidere il prezzo migliore. Nelle ultime ore l’Ue ha stretto un nuovo accordo con Pfizer. Si parla di una consegna anticipata di 50 milioni di dosi di vaccini. Il terzo contratto Ue-Pfizer prevede inoltre l’invio di 1.8 miliardi di dosi aggiuntive nel 2022 e 2023. Per quanto riguarda le tempistiche, le suddette 50 milioni di dosi “erano inizialmente previste per il quarto trimestre 2021, ora saranno disponibili nel secondo”. In totale, Pfizer-BioNTech consegnerà 250 milioni di dosi nel secondo trimestre. Attenzione tuttavia al prezzo. Sarà importante vigilare sulle variazioni dei costi (nell’ultimo contratto abbiamo assistito a un’impennata di oltre il 60%) inerenti non solo alle dosi Pfizer-BioNTech ma a quelle di tutte le altre Big Pharma.

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