Perché il Pakistan è nel caos

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È difficile capire che cosa sta succedendo in Pakistan. Il motivo è semplice: la crisi che sta paralizzando il Paese va avanti da talmente tanti anni, con alti e bassi, periodi di massima tensione e apparente appeasement, che è ormai diventata parte integrante del sistema nazionale. Non ci sarebbe niente di clamoroso in tutto questo, se non che stiamo parlando di una nazione dotata di armi nucleari e preda, in alcune aree, di vari gruppi estremisti islamici.

Delineati i contorni della crisi pakistana, l’ultima fiammata che ha scottato Islamabad è arrivata soltanto pochi giorni fa, quando sia la capitale che la limitrofa Rawalpindi sono state letteralmente bloccate dalle autorità: strade e scuole chiuse, servizio di telefonia interrotto, trasporti pubblici congelati.

Colpa, si fa per dire, dell’ex primo ministro – ma ancora influentissimo – Imran Khan. Che dal carcere in cui si trova per molteplici reati, compreso quello di corruzione, ha invitato i suoi sostenitori a scendere in piazza per protestare contro il governo.

Il motivo? La proposta di emendamenti costituzionali che, da un lato, aumenterebbero il controllo dell’esecutivo sulla magistratura e che, dall’altro, renderebbero più facile vietare i partiti politici avversi (e non desiderati).

Il fattore Khan e la pressione sul governo

Imran Khan e il “suo” partito Pakistan Tehreek-e-Insaf (PTI) hanno dunque deciso di alzare la voce in un momento delicato, mentre il governo guidato dal primo ministro Shehbaz Sharif ha avvertito che non si sarebbe fermato davanti a niente pur di reprimere le manifestazioni.

Il PTI si sta concentrando su Rawalpindi e Islamabad per aumentare la pressione della piazza sull’esecutivo prima dell’approvazione dei suddetti emendamenti della discordia. In recenti raduni, i dimostranti hanno minacciato di liberare Khan dalla prigione con la forza nel caso in cui non dovesse essere rilasciato. Anche i leader del partito stanno parlando con maggiore enfasi, insistendo sul fatto che le proteste devono continuare fino alla caduta del governo.

Nel frattempo, i massimi funzionari della sicurezza del Pakistan, tra cui il nuovo direttore dell’intelligence, Muhammad Asim Malik, non hanno intenzione di mostrare alcuna pietà per chiunque dovesse rispondere all’appello del PTI. L’esercito pakistano, tra l’altro, sta già lottando contro movimenti di protesta alimentati da gruppi separatisti nelle province di Khyber Pakhtunkhwa e Baluchistan.

Scontro tra élite

Sono due, in estrema sintesi, i gravi problemi che impediscono al Pakistan di trovare la necessaria stabilità per uscire da un oscuro tunnel fatto di proteste, destabilizzazioni politiche e tensioni alle stelle. Il primo coincide con lo scontro, ancora in fase di svolgimento, in seno alle istituzioni politiche e militari del Paese.

Imran Khan, che molti ritenevano potesse essere l’uomo che avrebbe trascinato Islamabad fuori dalle sabbie mobili in cui era finita, è stato per adesso neutralizzato dai suoi rivali, il citato Sharif e il potente capo dell’esercito, il generale Asim Munir. Che stanno ora giocando la loro partita, sia per impedire un ritorno di Khan, sia per scongiurare il fallimento economico del Paese.

Già, perché entrambi hanno partecipato alla firma di 27 memorandum d’intesa del valore di 2 miliardi di dollari tra imprenditori sauditi e pakistani, per investimenti che toccheranno vari settori, tra cui industria, tecnologia, agricoltura, alimentazione, petrolio, energia, estrazione mineraria e sanità.

Lo scorso settembre, il Fondo monetario internazionale (FMI) ha approvato un prestito di 7 miliardi di dollari per Islamabad – dopo i 3 miliardi del luglio 2023 – chiedendo in cambio l’attuazione di un programma di riforme per stabilizzare e contribuire a rendere l’economia nazionale più resiliente. Eccolo il secondo problema: quello economico.

Il governo pakistano, che dal 1958 ha ricevuto oltre 20 prestiti dal FMI e che ne è il quinto maggiore debitore – ha promesso che questo sarà l’ultimo concesso da un istituto di credito internazionale. Sarà realmente così?