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Dal 1° dicembre l’ex presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, attuale presidente del Partito democratico, ha assunto l’incarico di commissario europeo per l’economia nella Commissione guidata da Ursula von der Leyen. Ma nonostante le deleghe di peso, come notato al tempo da Andrea Muratore su Insideover, quello che sembrava il giusto premio per l’indubbio credito conquistato da Giuseppe Conte in campo europeo o, addirittura, una ricompensa a Movimento Cinque Stelle e Partito Democratico per l’estromissione della Lega dal governo, è stato subito ridimensionato quando von der Leyen ha nominato vicepresidente il falco pro-austerità lettone Valdis Dombrovskis, affidandogli il coordinamento dei commissariati a indirizzo economico, compreso quello di Gentiloni.

L’ex premier, dunque, è parso subito come un commissario la cui autonomia nelle scelte è stata da subito fortemente ridimensionata. D’altro canto, in questa Unione europea a trazione franco-tedesca, non poteva che essere così: Bruxelles voleva salvare le apparenze affidando a Gentiloni tale ruolo di indubbio prestigio, anche se si tratta più un riconoscimento sulla carta che di una reale posizione di potere e influenza. Rispecchia, dopotutto, la scarsa forza del nostro Paese di proiettare potenza. Problema strutturale ed endemico di un Paese come il nostro che ha perso, per esempio, tutta la sua influenza in Libia. All’ex premier la Commissione europea ha ben pensato di affidare i cosiddetti “obiettivi di sviluppo sostenibile” (Sustainable development goals) inseriti nell’agenda Onu 2030. Per capire che si tratta di obiettivi talmente ambiziosi dal sembrare utopici – per usare un eufemismo – basta leggere l’articolo 2, che “fissa l’ambizioso traguardo di eliminare la fame nel mondo” mentre il primo ha come obiettivo quello di eliminare la “povertà nel mondo”. Un libro dei sogni, o delle favole, a seconda dei punti di vista.

Chi comanda è Dombrovskis

Per capire chi comanda davvero in Ue basta leggere le dichiarazioni degli ultimi giorni. La scorsa settimana, Paolo Gentiloni aveva evocato in un’intervista al giornale tedesco Süddeutsche Zeitung, una riforma del patto di stabilità, sottolineando che “va adeguato, risale ai tempi della crisi, abbiamo bisogno, piuttosto di un rilancio di crescita e sostenibilità”. La doccia fredda da parte di Valdis Dombrovskis, non è tardata ad arrivare, peraltro da un giornale italiano. Intervistato da La Stampa, ieri Dombrovskis ha subito raffreddato le aspettative dell’Italia. Altro che revisione del patto di stabilità: “Già oggi – sottolinea il vicepresidente della Commissione Ue – vediamo che l’Italia è a rischio di non conformità con le regole Ue. Sia per quest’anno che per il prossimo. Per questo chiediamo di riportare il deficit in linea con quanto previsto dal Patto di Stabilità e Crescita”. La Commissione non ha mai sanzionato i Paesi che violano le regole. “In passato abbiamo proposto sanzioni per Paesi con alto deficit, ma poi Parlamento e Consiglio le hanno respinte”.

Dombrovskis sottolinea inoltre che “il Patto si chiama di Stabilità e Crescita perché va trovato il giusto equilibrio tra sostenibilità dei conti e crescita economica. Nella revisione dovremo tenerne conto. Perché è importante che i Paesi ad alto debito ne assicurino la riduzione”. Quindi niente sconto per gli investimenti green. “Ma già oggi abbiamo una clausola di flessibilità per gli investimenti cofinanziati dall’Ue, l’abbiamo introdotta nel 2015. Si può discutere se estenderla a quelli ‘green’, ma in ogni caso bisogna essere molto cauti sui limiti da non superare: va garantita la sostenibilità di bilancio”.

Il Mes si fa e Gentiloni non può fare nulla

Sempre a La Stampa, Dombrovskis torna a parlare del tanto dibattuto Mes (Meccanismo Europeo di Stabilità). Morale della favola: il Mes si approverà a breve, piaccia o meno all’Italia. “Sarà la prima riforma tangibile del nostro più ampio lavoro di riforma dell’unione economico-monetari” ha spiegato Dombrovskis, che si è detto anche cautamente ottimista sul fatto che “nel giro di un paio di mesi si potrà chiudere questo capitolo perché i negoziati sono già in una fase avanzata”. “Sono emerse alcune preoccupazioni last minute dall’Italia e bisogna vedere come affrontarle nel modo migliore. Ma in ogni caso credo che nel giro di un paio di mesi si troverà un accordo”.

Della serie: mentre il lettone Dombrovskis deciderà la sorte del Mes insieme ai Paesi europei che contano nell’ambito dell’Ue, Paolo Gentiloni si occuperà al massimo della fame nel mondo e dell’abolizione della povertà. Anche perché l’ex premier, in queste settimane, a parte cantare Bella ciao a squarciagola, non ha dato l’idea di essere un condottiero che si batte a denti stretti per gli interessi nazionali. All’inizio del mese ha dichiarato che il Mes, nonostante le preoccupazioni di molti (opposizione, accademici, ecc.) “non è un complotto e l’Italia non deve temerlo”.





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