Era l’8 luglio del 2011 quando lo Space Shuttle “Endeavour” partì da Cape Canaveral (Florida) per la missione Sts-135, l’ultima della navicella spaziale più famosa della storia, ma non è per questo che il lancio della navicella Crew Dragon, costruita dalla società privata SpaceX partorita dal genio del miliardario americano Elon Musk, è entrato nella storia.

Non è nemmeno per il fatto che la navetta con a bordo due astronauti decollerà dalla rampa di lancio 39/A del Kennedy Space Center della Nasa da dove si sono sollevati i giganteschi razzi Saturn V del progetto Apollo che ha portato l’uomo sulla Luna.

Quando la Crew Dragon della missione Demo-2 si sgancerà dal razzo vettore Falcon 9 e si congiungerà alla Stazione Spaziale Internazionale (Iss) in orbita intorno al nostro pianeta per prendere parte all’Expedition 63, entrerà nella storia per essere stata la prima astronave al mondo dotata di equipaggio interamente frutto dell’iniziativa privata.

SpaceX è un’azienda privata aerospaziale statunitense fondata nel 2002 da Musk che ha sviluppato i vettori Falcon 1, il già citato Falcon 9 e il Falcon Heavy, oltre alle capsule Dragon e Dragon 2, quest’ultima in grado di trasportare equipaggio umano (da cui il nome Crew Dragon), per rifornire la Iss. SpaceX è stata la prima compagnia privata a lanciare in orbita e recuperare un veicolo spaziale, il Dragon nel 2010, e a inviare un veicolo spaziale verso la Stazione Spaziale Internazionale nel 2012.

Da quando la Nasa ha “mandato in pensione” lo Space Shuttle, l’agenzia spaziale americana si è dovuta affidare alla Russia per trasportare in orbita i propri astronauti avendo deliberatamente scelto di non creare il proprio sostituto per lo Shuttle. Al contrario la strada perseguita è stata quella di puntare sul settore privato per sviluppare un veicolo spaziale in grado di trasportare in sicurezza gli astronauti da e verso la Stazione Spaziale Internazionale, una decisione controversa considerando che la Nasa non aveva mai esternalizzato lo sviluppo di un veicolo spaziale di questo tipo. L’idea era che le società private potessero ridurre i costi e stimolare l’innovazione attraverso la concorrenza, e l’ente spaziale americano avrebbe avuto più tempo e risorse per concentrarsi sull’esplorazione più profonda del sistema solare, come anche ribadito dalla politica di questo esecutivo.

Nel 2014, la Nasa ha così assegnato due contratti di produzione a costruttori esterni: 4,2 miliardi di dollari alla Boeing per la costruzione del suo Starliner, e 2,6 miliardi di dollari per SpaceX, per la creazione di una versione con equipaggio della navicella spaziale Dragon, che stava già trasportando merci da e verso la Stazione Spaziale Internazionale.

Un cammino, quello di Crew Dragon, cominciato da lontano coi vettori della serie Falcon, i primi in assoluto che oltre ad essere totalmente riutilizzabili hanno la capacità di rientrare in atmosfera atterrando grazie all’utilizzo della spinta del razzo, come nei film di fantascienza degli anni ’50 o ’60. Un cammino che però non è stato privo di intoppi di natura tecnica, oltre a quello meteorologico che ha fermato il conto alla rovescia mercoledì sera quando la navicella avrebbe dovuto effettuare il suo primo storico lancio con equipaggio: ad aprile del 2019 una “anomalia” durante un lancio di prova distrusse una capsula col rischio, se non di far chiudere il programma, di allungarne notevolmente le tempistiche.

Ora però Crew Dragon è pronta al suo appuntamento con la storia con a bordo due astronauti che hanno alle spalle un curriculum spaziale di tutto rispetto.

Il comandante Douglas Hurley, ex pilota da caccia dei Marines diventato anche collaudatore, ha accumulato più di 5500 ore di volo su 25 velivoli differenti prima di venire selezionato dalla Nasa per far parte del programma spaziale. Dopo essersi preparato per due anni, gli sono stati affidati diversi incarichi prima di diventare pilota dello Space Shuttle “Endeavour” nella missione Sts-127 del luglio 2009. Dopo due anni il comandante prende parte alla Sts-135 e a seguito di quel volo viene nominato vicedirettore per i nuovi programmi del Johnson Space Center’s Flight Crew Operations Directorate (Fcod). Nel 2014 diventa vicedirettore del Commercial Crew Program della Nasa ed è uno dei primi astronauti selezionati per allenarsi per il programma Commercial Crew della Nasa.

Robert Louis “Bob” Behnken, dopo la laurea al Caltech, ha prestato servizio nell’Usaf ricoprendo la carica di responsabile tecnico e ingegnere dello sviluppo di nuovi sistemi d’arma e accumulando anche oltre 1500 ore di volo su F-15 ed F-16. Viene selezionato dalla Nasa nel 2000 e vola per la prima volta con lo Shuttle nella missione Sts-123 del 2008, per poi tornare nello spazio nel 2010 con la Sts-130. Behnken, durante ogni missione, ha partecipato a tre passeggiate spaziali separate registrando in totale oltre 708 ore nello spazio e più di 37 ore di attività extra veicolari.

Crew Dragon ha vinto la gara per lo spazio battendo sul tempo la concorrente della Boeing, la già citata Starliner che ha avuto maggiori problemi di messa a punto ma che, a differenza della creazione di SpaceX, ha un pregio: è in grado di essere montata su tutti i razzi vettori della Nasa, mentre la capsula di Musk può utilizzare solo i Falcon 9, che però, come detto, sono totalmente riutilizzabili.

La chiave del successo del progetto di SpaceX è proprio questa: la capacità di essere riutilizzabile abbattendo così le spese di gestione. Se la Russia, per inviare nello spazio gli astronauti o i rifornimenti per la Iss, chiedeva 30 milioni di dollari a volo nel 2006, poi passati agli oltre 90 attuali, SpaceX ne richiede 65, quindi un costo assolutamente competitivo anche nei confronti di Starliner, che richiede tra i 91 e i 99 milioni di dollari. È stato calcolato che la Nasa ha pagato circa 3,9 miliardi di dollari alla Russia per mantenere la sua presenza sulla Iss soprattutto da quando sono cessati i voli dello Space Shuttle. Una decisione, quella di “privatizzare” i lanci, che ha anche un retrogusto geopolitico alla luce di questa cifra e dei rapporti tra Washington e Mosca, ma questa è un’altra storia.

In dettaglio Crew Dragon, oltre a porre molta attenzione all’ergonomia rispetto alle Soyuz russe, ha una strumentazione “avveniristica” con largo uso di tecnologia “touch screen”, è in grado di trasportare sette uomini di equipaggio con un carico utile di 6mila chilogrammi al lancio da terra e di 3mila al rientro. Al momento è l’unica navicella in grado di trasportare sulla Terra un carico così ingente. Viene così certificata la nascita di una nuova era per il volo spaziale dell’uomo, quella che vede i privati andare alla conquista dello spazio, un’era che, a ben vedere, era già cominciata coi primi voli della navicelle suborbitali della Virgin Galactic, la compagnia di un altro miliardario, Richard Branson, ma SpaceX con Crew Dragon ha il primato di essere stata la prima in assoluto a trasportare l’uomo in orbita.

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