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Politica

Perché il Giappone si è stancato degli Usa?

L'atteggiamento di Trump sta facendo perdere la pazienza al Giappone. Tra Washington e Tokyo soffiano preoccupanti venti di crisi.

La misura è quasi colma. L’ultimo show televisivo di Donald Trump ha fatto probabilmente perdere la pazienza al Giappone, storico alleato statunitense in Asia nonché principale alfiere di Washington in una regione carica di tensioni.

Cosa è successo? Qualche giorno fa l’inquilino della Casa Bianca confermava a Fox News che gli Usa avrebbero presto inviato delle lettere a vari Paesi per informarli della fine della sospensione dei dazi (a meno della stipula di nuovi accordi bilaterali). Per descrivere l’ipotetico contenuto dei comunicati, Trump ha fatto l’esempio del Giappone evitando però di menzionare il primo ministro nipponico, Shigeru Ishiba, e adottando un tono quasi di scherno: ”Caro signor Giappone, ecco la situazione. Pagherete una tariffa del 25% sulle vostre auto”.

Considerando che negli ultimi mesi Tokyo ha inviato i suoi migliori uomini a Washington per trovare un’intesa con l’amministrazione Trump, e che il governo Ishiba ha persino ventilato l’idea di acquistare più armi, auto e petrolio dagli Usa per evitare la spada di Damocle delle tariffe, ricevendo in cambio risposte molto generiche, il Giappone ha deciso di cambiare registro.

Negoziati in salita tra Usa e Giappone

“Se pensano che il Giappone debba seguire ciò che dicono gli Stati Uniti, dal momento che dipendiamo molto da loro, allora dobbiamo impegnarci per diventare più autosufficienti in termini di sicurezza, energia e cibo, e meno dipendenti dagli Usa”, ha dichiarato Ishiba in un programma televisivo, dopo aver precedentemente definito i negoziati sui dazi con Washington una “battaglia in cui è in gioco l’interesse nazionale”.

I colloqui intanto proseguono e la deadline è fissata per il prossimo primo di agosto. L’amministrazione Trump ha infatti notificato al Giappone il suo piano di imporre una tariffa reciproca del 25% su tutte le importazioni provenienti dal Paese. “Esploreremo con attenzione la possibilità di un accordo che sia vantaggioso per entrambe le parti, proteggendo al contempo i nostri interessi nazionali”, ha affermato il Segretario capo di gabinetto giapponese Yoshimasa Hayashi.

Nei prossimi giorni Ishiba, seppur presumibilmente frustrato e furente, potrebbe incontrare il Segretario al Tesoro Usa, Scott Bessent, che proprio questa settimana è atteso per una visita all’Expo di Osaka.

Giappone
Il premier giapponese Shigeru Ishiba.

Venti di crisi

La sensazione, ancor più dopo il fastidioso tira e molla con l’amministrazione Trump sul tema dei dazi, è che in Giappone stia silenziosamente crescendo la volontà politica di smarcarsi dal sempre più asfissiante abbraccio statunitense che dura ormai dal termine della Seconda Guerra Mondiale. Certo, Tokyo sa di non poter fare a meno dell’ombrello difensivo militare statunitense e al contempo Washington è consapevole del ruolo fondamentale giocato dalla nazione nipponica.

Il problema è che gli Usa hanno formulato richieste ritenute inaccettabili da Tokyo. Quali? Per esempio l’obbligo per il Giappone di aumentare la spesa militare dal 2% del pil (nel 2027) al 3,5%, o addirittura al 5%, per allinearla ai livelli europei. E poi c’è ovviamente il dossier dei dazi. L’approccio ostinato di Trump e l’incapacità (o forse la volontà) del Giappone di adattarsi al contesto imposto da Washington presentano dunque un rischio crescente.

Per il Financial Times si tratta del rischio di assistere alla ”peggiore crisi degli ultimi venticinque anni per una relazione bilaterale che ha contribuito a sostenere l’ordine globale del dopoguerra”. Già, perché se Tokyo e Washington non dovessero raggiungere un’intesa commerciale potrebbero risentirne anche i loro rapporti politici e militari, con gravi conseguenze per gli equilibri dell’Asia-Pacifico.

Le Monde ha ipotizzato che la difficoltà giapponese nel comprendere le intenzioni di Trump potrebbe essere aggravata dalla recente scomparsa di due figure che avevano a lungo guidato le relazioni tra Stati Uniti e Giappone da dietro le quinte: Richard Armitage, ex vicesegretario di Stato, deceduto il 13 aprile, e Joseph Nye, professore di Harvard e padre del concetto di soft power, morto il 6 maggio. ”Oggi Tokyo non ha più un interlocutore di fiducia, qualcuno con accesso alla cerchia ristretta del potere a Washington”, ha scritto il quotidiano francese. Un problema non da poco per Ishiba e Trump.

I dazi di Trump e l'ordine globale prospettato dai Brics
Donald Trump

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