In Bangladesh sono riesplose violentissime proteste dopo mesi di apparente calma. Sembrava che il peggio fosse ormai alle spalle, dopo la caduta del governo di Sheikh Hasina e la salita al potere dell’esecutivo ad interim del premio Nobel per la pace Muhammad Yunus, un profilo perfetto per annunciare quella che si pensava potesse essere una progressiva ma decisa fase di transizione verso la democrazia.
Dacca è stata invece travolta da una nuova ondata di tumulti, in un contesto di per sè già critico, dopo l’improvviso assassinio di Sharif Osman Hadi, studente attivista e volto di spicco del movimento giovanile pro democrazia che ha deposto l’ex premier Hasina. L’uomo, 32 anni, lo scorso 12 dicembre è stato colpito da alcuni proiettili sparati da aggressori mascherati, mentre usciva da una moschea nel cuore della capitale.
È stato trasportato in elicottero in un ospedale di Singapore ma lì sarebbe poi deceduto una settimana più tardi per le ferite riportate. La sparatoria è avvenuta, in circostanze ancora da chiarire, il giorno dopo che le autorità avevano annunciato, per febbraio 2026, le prime elezioni nazionali del Paese dopo la cacciata di Hasina.

Nuove proteste in Bangladesh
“Nonostante i migliori sforzi dei medici il signor Hadi è deceduto a causa delle ferite riportate”, ha fatto sapere il ministero degli Affari Esteri di Singapore. Hadi si sarebbe presumibilmente candidato alle prossime elezioni incanalando la rabbia, la frustrazione, le speranze del movimento giovanile, che sotto l’inclusivo e democratico governo Yunus ha trovato meno spazio di azione di quanto si aspettava.
La notizia del decesso dell’uomo ha scatenato, come detto, nuove proteste. A Dacca diversi edifici, tra cui quelli che ospitano i due principali quotidiani del Paese, il Daily Star e il Prothom Alo, sono stati dati alle fiamme, con il personale intrappolato all’interno. I suddetti giornali, per la cronaca, sono stati accusati da manifestanti di essere alleati con la vicina India, dove Hasina ha trovato rifugio.
Anche la casa del vice ambasciatore indiano in Bangladesh è stata circondata da centinaia di persone: i dimostranti volevano organizzare un sit-in, ma la polizia ha lanciato gas lacrimogeni per disperdere la folla. Altri manifestanti hanno bloccato un’importante autostrada che parte dalla capitale e hanno attaccato la residenza di un ex ministro a Chattogram, nel sud est del Paese.

E adesso cosa succede?
A Dacca, il governo ad interim di Yunus ha confermato la morte di Hadi: “La sua scomparsa è una perdita irreparabile per la nazione. La marcia del Paese verso la democrazia non può essere fermata dalla paura, dal terrore o dallo spargimento di sangue”.
L’Alto Commissario per i diritti umani delle Nazioni Unite, Volker Turk, ha espresso preoccupazione per l’omicidio, invitando alla calma e chiedendo un’indagine rapida, imparziale e imparziale: “Esorto le autorità a condurre un’indagine rapida, imparziale, approfondita e trasparente sull’attacco che ha portato alla morte di Hadi e a garantire il giusto processo e l’accertamento delle responsabilità dei responsabili”.
La polizia bengalese ha subito avviato una caccia all’uomo nel tentativo di rintracciare gli assassini di Hadi. Sono state diffuse le fotografie di due sospettati con l’offerta di una ricompensa di 5 milioni di taka (circa 42.000 dollari) per informazioni che portino al loro arresto.
In attesa che le indagini facciano il suo corso, il Bangladesh trattiene il fiato. Yunus rappresentava la nuova speranza ma, nonostante le sue promesse di riforme, c’è chi sostiene che abbia faticato a realizzarle per via dei continui disordini politici e della lotta per il mantenimento dell’ordine pubblico.
La posta in gioco nelle elezioni di febbraio è ora dunque altissima. Il partito nazionalista bengalese, guidato da Khaleda Zia, ex primo ministro per tre volte, è favorito per la vittoria. Zia sta combattendo contro una presunta infezione polmonare in terapia intensiva a Dacca, e suo figlio ed erede politico, Tarique Rahman, tornerà in patria dall’esilio in Gran Bretagna, dopo 17 anni, il 25 dicembre.


