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Politica

Perché i “ribelli” siriani spaventano la Cina

Mentre l'Occidente sta dipingendo i membri dell'Hayat Tahrir al-Sham come dei liberatori la Cina monitora la situazione con preoccupazione...

Mentre l’Occidente sta dipingendo i membri dell’Hayat Tahrir al-Sham (HTS), il gruppo che ha rovesciato il governo di Bashar Al Assad, come dei liberatori e il loro leader, Mohammed Al Jolani, come un illuminato capo di Stato pronto a portare pace e libertà a Damasco, la Cina monitora la situazione con preoccupazione.

Già, perché nel calderone dei ribelli siriani si trova di tutto: curdi, estremisti islamici, ex uomini di Al Qaeda, vecchi terroristi riciclatisi in mercenari. E pure – e sono loro che inquietano Pechino – gli uiguri della regione autonoma cinese dello Xinjiang. Chi sono? Ex combattenti e militanti del Movimento islamico del Turkestan orientale (East Turkestan Islamic Movement, ETIM), formazione rinominatasi Partito islamico del Turkestan (TIP) che lotta per stabilire lo Stato indipendente del Turkestan orientale, noto con il nome di Uiguristan, in sostituzione dello Xinjiang parte integrante della Repubblica Popolare Cinese.

Detto altrimenti, l’ETIM è formata da separatisti e indipendentisti che minacciano la stabilità interna della Cina. È altresì considerata un’organizzazione terroristica – del resto come HTS – dalle Nazioni Unite e vanta profondi legami con altri gruppi terroristici internazionali. Nel corso degli anni ha provocato innumerevoli attentati nella regione cinese più occidentale con l’unico fine di separarla dal resto del Paese. Insomma, Al Golani ha cacciato Assad affidandosi anche agli esponenti dell’ETIM. Che adesso, incoraggiati dai risultati ottenuti sul campo siriano, potrebbero rianimarsi e alimentare tensioni in Asia centrale e pure nello Xinjiang. Là dove batte il cuore della Nuova Via della Seta di Pechino e da dove si snodano le rotte commerciali del Dragone.

Mohammed Al Jolani

Gli uiguri di Jolani preoccupano la Cina

Dal 2017 i membri del TIP gravitano nella roccaforte ribelle siriana di Idlib. In quell’anno, l’allora ambasciatore della Siria in Cina, Imad Moustapha, dichiarava che nel suo Paese c’erano fino a 5.000 militanti uiguri.

A sostenere il trasferimento di questi personaggi da Pakistan, Afghanistan e Xinjiang pare sia stata la Turchia, da sempre solidale con le istanze della minoranza turcofona e desiderosa di creare una specie di baluardo contro le Forze democratiche siriane curde (SDF) nella Siria orientale. HTS, in ogni caso, non ha alcun interesse a confrontarsi con la Cina, e dunque la vittoria di Al Jolani nella guerra civile siriana non rappresenta una minaccia immediata per Pechino.

Attenzione però, perché i militanti del TIP hanno acquisito e stanno acquisendo esperienza in combattimento. In un paper pubblicato dalla Fondation pour les études de défense, il maggiore generale cinese Jin Yinan ha scritto che il TIP sta operando in Siria per attirare l’attenzione sulla causa uigura e acquisire esperienza, così da usare, un giorno, le abilità acquisite contro la Cina.

Come ha ricordato Asia Times, di recente l’emiro del TIP, Abdul Haq Al Turkistani, ha invitato gli uiguri di tutto il mondo ad unirsi alla lotta contro Assad e la Cina: “Oggi, stiamo aiutando i nostri fratelli a condurre la jihad nella Grande Siria. Domani, i soldati dell’Islam devono essere pronti a tornare in Cina per liberare lo Xinjiang dagli occupanti comunisti”. Parole che non sono affatto piaciute al governo cinese.

La moschea Erdaoqiao, Xinjiang

Pechino osserva i ribelli siriani

Il TIP starebbe reclutando membri dall’Asia centrale e potrebbe presto ristabilirsi in Afghanistan per portare avanti attacchi contro il corridoio economico Cina-Pakistan, parte integrante della Nuova Via della Seta cinese.

Ma che c’entra l’Asia centrale? Ci sono comunità uigure in Kazakistan e nel Kirghizistan, territori dai quali il Partito islamico del Turkestan potrebbe trovare reclute, sia per compiere attacchi contro i progetti della Belt and Road in loco, sia per colpire nello Xinjiang.

C’è, poi, chi consiglia di accendere i riflettori sull’agenzia di intelligence militare ucraina GUR. Il Washington Post ha scritto che gli 007 di Kiev avrebbero avuto un ruolo, seppur parziale, nel blitz di HTS in Siria. E che, prima ancora, sarebbero stati in prima linea nel sostenere i militanti Tuareg contro il gruppo Wagner in Mali e le forze armate sudanesi contro le Rapid Support Forces – presumibilmente sostenute dalla Wagner – in Sudan.

Dal momento che il GUR è stato definito dallo stesso quotidiano statunitense un “progetto della CIA“, non è da escludere che quest’ultima possa utilizzare l’intelligence militare ucraina come un proxy per gestire, o almeno incoraggiare, l’espansione del TIP nella regione geostrategica dell’Asia centrale. Va da sè, per mettere in crisi gli interessi di Russia e Cina.

Urumqi, Xinjiang

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