Che opinione hanno i giovani cittadini europei dell’andamento dell’Unione Europea? Nell’ultima settimana la proposta di Ursula von der Leyen di riarmare l’Ue attraverso un piano da ben 800 miliardi di euro ha fatto molto discutere. Tante sono state infatti le voci che hanno sollevato più di qualche perplessità, sul web e non solo, domandandosi se davvero una spesa così cospicua in armamenti sia la priorità per il futuro europeo. Tra le voci più critiche, anche quelle di molti giovani: spesso considerati parte “passiva” e disinteressata nelle scelte politiche, sono in realtà una parte decisamente “attiva”, inevitabile protagonista delle conseguenze che deriveranno da simili decisioni.
Proprio a questo proposito, poche settimane fa il Parlamento europeo ha pubblicato i dati ufficiali dell’Eurobarometro, ovvero lo studio che analizza l’opinione dei cittadini europei dei 27 Paesi membri riguardo alle scelte della classe politica. Come ogni anno, particolare riguardo è stato riservato proprio ai giovani, interrogando oltre 25.000 ragazzi e ragazze, compresi nella fascia d’età 16-30 anni. Alcuni dei dati raccolti, indicano per esempio che tra i valori dei giovani oggi, il 45% consideri al primo posto la “protezione dei diritti umani, la pace e la democrazia”, seguito dal 41% che predilige invece i valori di “libertà di pensiero”. Un altro aspetto riguarda poi le preoccupazioni dei giovani su quelle che dovrebbero essere invece le priorità dell’Ue: 40% si dice allarmato per “l’aumento dei prezzi e del costo della vita”, mentre il 33% per “l’ambiente e il cambiamento climatico”.

È importante sottolineare che i dati sono stati raccolti negli ultimi mesi del 2024, e dunque, ben prima della nuova “crisi diplomatica” Usa-Ue e del ReArm Europe di Ursula von der Leyen. Tuttavia, è ben evidente, proprio attraverso questi risultati, la preoccupazione dei giovani verso la crisi economica e l’aumento del costo della vita da una parte, mentre dall’altra, c’è invece l’allarme verso la preservazione di valori fondamentali come pace e democrazia, sullo sfondo del conflitto russo-ucraino, dove al momento l’Ue è stata incapace di proporre una qualsiasi soluzione di pace.
Un giovane su quattro è euroscettico
Difatti, il dato più incisivo dell’Eurobarometro, ci dice che, alla luce delle crisi internazionali dell’ultimo anno, la media europea dei giovani “totalmente a favore dell’Ue” è attestata oggi solo al 31%, mentre la restante parte, ha diversi gradi di insoddisfazione: il 32% sostiene che attualmente “l’Ue non sta lavorando bene” per il futuro, ambendo per immediati cambiamenti; il 21% si dice “moderatamente scettico”, mentre il 6% è “totalmente contrario”. Sommando le ultime due percentuali (27%) possiamo dunque dedurre che più di un giovane su quattro è scettico, quando non apertamente contrario all’Ue e al suo operato.
Se l’Italia nella “classifica” dei 27, è perfettamente linea con la media europea, è interessante notare come, tolte Ungheria e Polonia, i Paesi con le percentuali di contrari e scettici più alte, si riscontrano in alcuni tra i Paesi più progressisti e cuore dell’Europa occidentale: Germania, Francia, Austria e Svezia, dove i dati, confrontati con i risultati delle ultime elezioni in ogni Paese, sono ampiamente confermati dall’aumento dei voti verso partiti apertamente critici proprio dell’operato del Parlamento europeo. Ma dove sta andando dunque l’Ue?

Germania e Francia: non solo le destre
Sia in Germania che in Francia i giovani completamente contrari all’Unione Europea nella sua interezza, secondo i risultati dell’Eurobarometro, aumentano fino al 7%. E del resto, entrambi i Paesi nel corso dell’ultimo anno, sono stati al centro di due crisi politiche non indifferenti.
In Germania, dopo le elezioni federali dello scorso 23 febbraio 2025, Alternative für Deutschland di Alice Weidel ha raggiunto ben il 20,8% dei voti totali, diventando il secondo partito più votato, con un risultato storico, dove l’aumento dei voti si attesta a oltre il 10% in più di preferenze tra gli elettori, in comparazione con il 2020-2021. AfD è senza dubbio il partito con orientamento più euroscettico in Germania, dove una delle priorità degli ultimi anni è diventata l’agenda anti-immigrazione, dal forte spirito autoritario e nazionalista, che vira verso l’estrema destra. Potrebbe però sorprendere scoprire che tra i giovanissimi, il 19% dei neo-elettori tedeschi abbia scelto proprio AfD, dove il picco generale di preferenze è stato registrato nella fascia di età 25-34 di tutto l’elettorato tedesco.
Eppure, relegare l’euroscetticismo a una questione solamente “di destra” è parzialmente errato, dato che in Francia il quadro mostra un aumento dell’euroscetticismo anche tra i giovani di “estrema sinistra”. Difatti, se da una parte Rassemblement National di Marine Le Pen e Jordan Bardella, partito notoriamente autoritario e di destra, è attualmente il primo partito dell’opposizione, dove diversi sondaggi attestano una preferenza tra i giovani oltre il 30% (nella fascia 18-34); dall’altra parte, anche La France Insoumise di Jean-Luc Mélenchon ha un forte appeal tra i giovani. LFI è infatti un partito di sinistra radicale, fortemente critico dei piani di austerità e riarmo dell’Ue, per cui spesso è stato definito anche come “populista”. Proprio per queste ragioni, però, LFI ha – secondo diversi sondaggi – fino al 15% di appeal proprio nell’elettorale giovane, soprattutto nella fascia 18-24.

Austria e Svezia: da progressisti a euroscettici
Un quadro analogo si presenta poi in Austria e Svezia, dove anche in questo caso, i giovani completamente contrari all’Ue nella sua interezza si attestano al 7%, poco sopra la media europea. Considerando il passato e la storia di Austria e Svezia – da una parte uno dei Paesi di riferimento dell’Europa centro-occidentale, dall’altra un Paese simbolo del “progressismo” scandinavo – un aumento dell’euroscetticismo tra i giovani è l’ultima cosa che ci si aspetterebbe. Tuttavia, le crisi internazionali (e interne) degli ultimi anni, ha fortemente influenzato le scelte politiche dell’elettorato.
Dopo le elezioni legislative dello scorso 29 settembre 2024, Freiheitliche Partei Österreichs, ovvero Il Partito della Libertà, guidato da Herbert Kickl, è diventato il primo partito dell’Austria, con il 29,2% dei voti. Si tratta di un partito euroscettico, nazionalista e di destra, spesso definito anche di orientamento “populista”, a causa delle critiche verso la “burocraticità” e l’intervento di Bruxelles in alcune questioni di politica interna. Eppure, anche in questo caso, il partito ha avuto un forte appeal tra i giovani, soprattutto nella fascia 16-29 anni (in Austria si può votare già dai 16 anni), dove alcune stime indicano che FPÖ abbia raggiunto circa il 30% dei giovani, anche attraverso campagne social e TikTok, che sarebbero riuscito a intercettare il malcontento giovanile.
Il caso Svezia
Infine, il caso della Svezia, che in pochi anni ha visto aumentare nettamente l’euroscetticismo e il malcontento popolare, soprattutto dopo la crisi dei migranti nel biennio 2015-2016. La Svezia è infatti uno dei Paese ad aver accolto il maggior numero di migranti pro-capite, con circa 163.000 richiedenti asilo solo nel 2015, dove però, in concomitanza, si è verificato un aumento delle preferenze verso partiti come Sverigedemokraterna (I democratici svedesi), un partito di estrema destra, diventato simbolo dello scetticismo svedese. Difatti, nel 2024 SD è aumentato nei sondaggi fino al 22-24%, dove circa il 25% dei giovani svedesi tra i 18 e i 29 anni, si è dichiarato favorevole a una linea più dura verso i migranti e l’integrazione europea.

Dati che, considerati nell’insieme, mostrano una visione dell’Unione Europea, come un’organizzazione da riformare, dove l’alternativa è un sentimento che, se non preso in considerazione, potrebbe alimentare ancora di più i nazionalismi. Il fatto che tutto ciò si verifichi in nazioni che tradizionalmente erano considerate come simbolo del progresso e dei valori europei, quali Germania, Francia, Austria e Svezia, è infatti un campanello d’allarme: l’euroscetticismo non è più solo un fenomeno dell’Europa dell’Est o delle periferie, ma sta penetrando nel cuore dell’Europa occidentale, dove l’Ue non convince più nemmeno nelle sue roccaforti. Un dato su cui la classe politica dovrebbe riflettere.
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