Da quando la Regione autonoma curda (KRG) ha annunciato l’intenzione di tenere un referendum per l’indipendenza il prossimo 25 settembre, la quasi totalità degli interlocutori dell’area ha espresso in più occasioni una forte opposizione nei confronti della scelta di Erbil. Il referendum indetto dal leader del Kurdistan iracheno e del Partito democratico curdo (PDK), Massud Barzani, annunciato all’inizio di giugno ha scatenato commenti di disapprovazione da parte di Iraq, Iran, Turchia, Siria e Stati Uniti.
Nonostante il numero e il peso degli attori contrari all’indipendenza del Kurdistan, la maggiore sfida per la minoranza non è rappresentata dai governi dei paesi che si oppongono a una Regione curda non solo autonoma ma anche indipendente, ma dalle tensioni interne ai curdi stessi, come già scritto su Gli occhi della guerra . Oltre ai due partiti curdi di minoranza (Gorran e il Gruppo islamico del Kurdistan) che continuano la loro battaglia per evitare che si tenga il referendum di settembre, una delle più grandi sfide per Erbil – al di là dell’esito del referendum – sarà rappresentata dai curdi feili, gruppo di curdi sciiti all’interno della minoranza che vivono nei territori contesi tra Baghdad ed Erbil e che quindi non sono sotto il controllo degli organi del KRG.
La maggioranza dei curdi feili, ovvero curdi iracheni sciiti che non si sentono parte della Regione in mano ai curdi (sunniti), è concentrata nelle province di Diyala, Wasit e Maysan e nelle aree sacre agli sciiti intorno a Najaf e Karbala. Il 27 giugno Haidar Hisham, a capo della Commissione dei curdi feili all’interno del Consiglio provinciale del Wasit, ha annunciato ufficialmente l’opposizione dei curdi, che lui stesso rappresenta, al referendum per l’indipendenza. Nonostante Barzani abbia l’intenzione di annettere anche le province a maggioranza curda ma fuori dalla giurisdizione di Erbil, come la ricca di petrolio Kirkuk, Hisham ha immediatamente frenato i sogni irredentisti del leader del PDK; ha infatti sottolineato che in caso di indipendenza, la Regione autonoma curda avrà potere sul Kurdistan iracheno, ma non sulle province a maggioranza feili.
I curdi feili hanno imparato a sopravvivere nel corso dei decenni durante i continui sconvolgimenti negli equilibri del Medio Oriente. Durante l’era di Saddam sono stati perseguitati a causa della loro fedeltà allo sciismo e, una volta deposto il leader iracheno, la diffidenza nei loro confronti non è comunque mutata: questo perché sia i curdi che gli arabi sciiti in Iraq gli hanno sempre considerati “diversi”. Tra gli anni ’70 e gli anni ’80, durante il regime baathista, è stimato che quasi mezzo milione di curdi feili siano stati deportati in Iran e che più di 10mila abitazioni siano state loro confiscate. Inoltre, dopo la caduta di Saddam Hussein nel 2003, hanno subito continui attacchi terroristici da parte dei sunniti a causa della loro identità sciita.
Non ci sono stime ufficiali non essendoci un censimento per etnia o religione – almeno non pubblico – dei numeri dei curdi in Iraq. Secondo le fonti più attendibili però, i curdi iracheni rappresentano tra il 15 e il 20% dell’intera popolazione irachena, mentre i curdi sciiti il 6.5%, arrivando a toccare i 2milioni e mezzo di individui.
Un attivista che rappresenta i curdi feili ha detto ad Al-Monitor che “loro si considerano iracheni, perché la loro storia va di pari passo con quella dell’Iraq. Abbiamo sempre combattuto per difendere il paese, abbiamo partecipato alla rivolta contro gli inglesi e abbiamo giocato un ruolo cruciale sia nei movimenti politici curdi che in quelli sciiti iracheni. Senza contare la nostra partecipazione nella battaglia contro le milizie dello Stato Islamico. Nonostante ciò, siamo ostracizzati sia dai curdi della Regione autonoma che dagli arabi.”
La minoranza sciita all’interno dell’etnia curda teme un’eventuale successo del referendum per l’indipendenza di Erbil anche perché a Baghdad hanno già cominciato a ventilare l’ipotesi di deportare tutti i cittadini curdi verso le zone sotto il controllo della Regione autonoma curda; eventualità che i feili temono fortemente, non avendo buoni rapporti con i loro cugini stanziati nell’Iraq settentrionale, dei quali oltre il 90% è sunnita.
Saad al-Matlabi, che siede nel Consiglio della provincia di Baghdad, ha già minacciato di ritirare la cittadinanza irachena all’intera popolazione curda, in caso il progetto di indipendenza del KRG (Kurdistan Regional Government) vada in porto. Come anticipato, i due partiti di minoranza, il Movimento per il Cambiamento (Gorran) e il Gruppo islamico curdo (KIG) – contrari al referendum da quando è stato annunciato da Barzani – si sono schierati con i cittadini feili.
A riassumere un’opinione ampiamente diffusa tra i curdi – e non solo – riguardo al referendum del prossimo 25 settembre, è stato Sarwa Abdel Wahid, rappresentante del partito Gorran in parlamento: “Il Referendum indetto da Barzani non rappresenta il volere dei cittadini curdi né tantomeno è stato convocato per il loro bene. L’unico beneficiario di un’eventuale indipendenza sarà il Partito democratico curdo (PDK) guidato dallo stesso Barzani.”
Secondo Wahid, l’obiettivo del referendum non è favorire la minoranza che vive nel nord dell’Iraq, ma rappresenta semplicemente lo strumento con cui Massud Barzani vuole consolidare la sua autorità in Iraq prima, in Medio Oriente più in generale poi. Comunque andrà il referendum del 25 settembre, è molto probabile che la questione dei curdi feili giocherà un ruolo di un certo peso nell’Iraq post Stato Islamico. Le tensioni che caratterizzano i rapporti della “minoranza nella minoranza” con Erbil e Baghdad stanno per giungere a un punto di rottura.



