Emerge un’indiscrezione significativa sullo strappo fra l’ex premier Giuseppe Conte e Beppe Grillo che sta trascinando il Movimento cinque stelle verso una crisi profonda e probabilmente irreversibile. L’addio di Conte sembra essere infatti più vicino dopo i dissidi sulla bozza del nuovo statuto. In queste ore, spiega l’Agi, continua sottotraccia il lavoro di chi cerca faticosamente di riannodare la trama del dialogo, ma gli incontri che l’ex premier ha tenuto anche ieri nella sua casa di Roma – dove si sono affacciati Stefano Patuanelli, Paola Taverna ed Ettore Licheri – sembrano prefigurare quel partito di Conte di cui si vocifera da giorni. Il giorno della verità dovrebbe essere lunedì, quando Giuseppe Conte si presenterà in conferenza stampa e comunicherà le sue decisioni: occasione nella quale potrebbe dunque annunciare la nascita di un nuovo soggetto politico che si collocherebbe nel campo del centro-sinistra. Una forza “progressista”, come ha auspicato a più riprese l’ex Presidente del Consiglio.

I dissapori fra Grillo e Conte sulla politica estera del movimento

Secondo un retroscena di Repubblica, delle 26 osservazioni, divenute poi 30, che Beppe Grillo ha mandato riguardo alla bozza di statuto preparata da Giuseppe Conte, ce n’è una che avrebbe lasciato basito l’ex premier, relativa alla politica estera del movimento. Grillo, infatti, ha chiesto di essere il “rappresentante internazionale del Movimento nel mondo”, una sorta di ambasciatore ufficiale dei pentastellati presso le cancellerie estere. Una condizione che Giuseppe Conte non può accettare poiché limiterebbe fortemente la sua azione politica in qualità di leader. Ciò che è successo durante il G7 in Cornovaglia ne è un esempio lampante. Mentre si svolgeva il vertice dove Mario Draghi è stato consacrato come interlocutore privilegiato degli Stati Uniti in Europa, sottolineando così la svolta marcatamente atlantista del suo governo, il garante del Movimento 5 Stelle, Beppe Grillo, arrivava a Roma per incontrare l’ambasciatore cinese (senza Conte, naturalmente), innescando dure polemiche nel giorno di apertura del G7. L’ex premier ha tentato – inutilmente – di smorzare le polemiche e ridimensionare la provocazione di Grillo.

“Per impegni e motivi personali, non ho potuto essere presente all’incontro con l’ambasciatore cinese”, ha spiegato Conte, ricordando di aver “incontrato già nelle scorse settimane vari ambasciatori e leader politici stranieri” e precisando di averlo fatto “quale ex presidente del Consiglio e leader in pectore del Movimento 5 stelle. Nello stesso momento, Conte sottolineava che il suo “Movimento avrà un respiro marcatamente internazionale. Faremo in modo che l’esperienza che ho maturato a livello internazionale sia un valore aggiunto per un Movimento che intende rinnovarsi profondamente”.

Conte, uomo del “deep state” romano

A differenza di Beppe Grillo, sempre più “quinta colonna” politica di Pechino in Italia, Giuseppe Conte vede la diplomazia in maniera completamente diversa, con gli Stati Uniti come stella polare di riferimento. Dopotutto la storia e la formazione dei due Giuseppe, è radicalmente differente. “Giuseppi”, uomo del “deep state” romano e gradito agli ambienti vaticani, ha avuto come suo mentore dagli anni in cui frequentava il collegio di Villa Nazareth un gigante della diplomazia vaticana, il cardinale Achille Silvestrini, morto a 96 anni nel 2019. Come spiega l’Huffpost, fu infatti Silvestrini – cardinale romagnolo di orientamento progressista – a rilanciare Villa Nazareth come collegio universitario. Conte è stato in stretti rapporti da universitario con l’Istituzione e soprattutto è rimasto fedele a Silvestrini e alla sua creatura Villa Nazareth, che ha aiutato in alcuni rapporti con gli Stati Uniti. La diatriba fra l’avvocato di Volturara Appula e il comico genovese è dunque anche il riflesso di tensioni geopolitiche e di una lotta interna che molto probabilmente si risolverà con una clamorosa scissione.

Perché Grillo guarda a Pechino?

La vicinanza di Grillo al Partito comunista cinese è cosa nota. Il garante dei cinque stelle non ha mai nascosto i suoi incontri con i rappresentanti diplomatici cinesi, difendendo il Paese persino sulla spinosa vicenda della repressione degli uiguri, derubricandola a “sensazionalismo” dell’Occidente contro la Cina e ospitando sul suo blog, non di rado, interventi di esperti e accademici smaccatamente filo-cinesi. A sostenere le tesi di Grillo, anche il presidente grillino della commissione Esteri del Senato, il “filo-cinese” Vito Petrocelli, secondo il quale l’Italia deve essere “il miglior riferimento di Pechino, Mosca e Teheran”. Ma dove nasce questo legame fra i cinque stelle e Pechino? Una parte della risposta, spiegava un articolo de L’Inkiesta di qualche tempo fa, potrebbe trovarsi in una fotografia scattata il 24 giugno 2013 nella quale compaiono i due fondatori, Gianroberto Casaleggio e Beppe Grillo, accanto all’ambasciatore cinese Ding Wei. L’ambasciatore cinese Wei affermava di aver incontrato i fondatori del M5s “con i quali ha scambiato vedute sui temi di comune interesse”. Da lì gli incontri fra Grillo e i diplomatici cinesi sono stati costanti nel tempo, a testimonianza di un legame solido e consolidato fra i vertici del movimento con Pechino. Non a caso, scrive sempre L’Inkiesta, che nei mesi in cui il Movimento percorreva la via della Seta, Davide Casaleggio intesseva rapporti commerciali con aziende cinesi, tra cui un’università: una possibile chiave di lettura per comprendere le origini di un sodalizio che ora sta dividendo i pentastellati.

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