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Sfogliando tra le pagine dello Us Department State troviamo una sezione dedicata agli Stati sponsor del terrorismo. Seguono la spiegazione del concetto e una brevissimo elenco formato da quattro Paesi: Cuba, Iran, Siria e Corea del Nord, con relative date di ammissione in questa specie di black list. Ebbene, tra molto gli Stati sponsor del terrorismo potrebbero diventare cinque, complice l’eventuale inserimento della Russia.

Sono considerati Stati sponsor del terrorismo quei Paesi che, a detta di Washington, hanno ripetutamente fornito sostegno a terroristi o compiuto direttamente atti di terrorismo internazionale.

I governi bollati con una simile etichetta devono fare i conti con sanzioni più o meno pesanti, oltre al divieto di esportazioni e vendite nel settore della difesa, controlli sulle esportazioni di prodotti a duplice uso, varie restrizioni finanziarie, all’assistenza straniera e di vario tipo. Le leggi sanzionatorie penalizzano anche persone e Paesi impegnati in determinati scambi commerciali con i suddetti Paesi.

Al momento la lista Usa comprende, in ordine cronologico di inserimento, Siria (1979), Iran (1984), Corea del Nord (2017) e Cuba (2021).



La decisione degli Usa

Negli ultimi giorni è emersa una notizia particolarmente rilevante. Il Dipartimento di Stato Usa sta valutando la possibilità di etichettare la Russia come stato sponsor del terrorismo. Lo ha affermato a chiare lettere il portavoce del Dipartimento di Stato, Ned Price, in un’intervista a Cnn. “Stiamo guardando ai fatti e alla legge. Se ci saranno le condizioni, e ci verrà data la possibilità legale di agire, lo faremo”, ha detto Price.

La settimana scorsa il presidente ucraino Volodymyr Zelensky aveva chiesto al presidente americano Joe Biden di fare questo passo e considerare la Russia uno Stato terrorista. Insomma, non è escluso che gli Stati Uniti possano pensare di inserire Mosca nella stessa lista dove si trovano anche Pyongyang, Damasco, Teheran e l’Havana.

Ma che cosa significherebbe tutto questo per la Russia? In prima battuta, e come in parte anticipato, una nuova serie di sanzioni e restrizioni. Attenzione però, perché non solo sanzioni nei confronti del Cremlino, ma anche rivolte contro tutti quei Paesi che continuano a fare affari con la Russia (pensiamo alla Cina).

Le conseguenze

Neppure durante la Guerra Fredda gli Stati Uniti sono mai stati così vicini a inserire l’Unione Sovietica nella lista degli Stati sponsor del terrorismo. E questo nonostante Mosca, a cavallo tra gli anni ’70 e ’80, sostenesse gruppi considerati da Washington attori terroristi.

In ogni caso, una misura del genere potrebbe avere impatti rilevanti, tra cui l’imposizione di sanzioni economiche a dozzine di altre nazioni che continuano a fare affari con la Russia, il congelamento dei beni di Mosca negli Stati Uniti – compresi gli immobili – e il divieto di una varietà di esportazioni che hanno usi sia commerciali che militari.

“L’aggiunta della Russia alla lista degli stati sponsor del terrorismo sarebbe l’opzione economica nucleare“, ha scritto Jason Blazakis, un ex funzionario del Dipartimento di Stato ed esperto di designazioni del terrorismo. Dal 1979, le amministrazioni repubblicane e democratiche hanno usato questa etichettatura con parsimonia, prendendo di mira solo una manciata di stati in cui gli Stati Uniti hanno interessi limitati.

Ipotesi possibile?

Certo è che l’etichetta, che richiede una constatazione da parte del Segretario di Stato, può essere applicata a qualsiasi Paese che abbia “fornito ripetutamente supporto per atti di terrorismo internazionale.

Giusto per fare un esempio, Cuba è stata aggiunta dall’amministrazione Trump nel gennaio 2021 per il suo rifiuto di estradare un americano condannato per aver ucciso un agente di stato del New Jersey nel 1973, così come per il suo sostegno a un movimento di guerriglia colombiano.

Come ha sottolineato il Washington Post, l’uccisione di civili da parte della Russia in Ucraina e Siria, i suoi presunti omicidi e tentati omicidi di dissidenti e spie in Paesi stranieri e il suo sostegno ai separatisti in Ucraina accusati dagli Stati Uniti di omicidio, stupro e tortura potrebbero agevolare la procedura nel caso in cui Washington decidesse di procedere lungo questa strada.

La decisione di aggiungere un Paese nella lista è significativa perché, una volta nell’elenco, i Paesi vengono raramente rimossi. Può accadere soltanto di fronte ad un evento straordinario, come il cambio di regime – che ha portato alla rimozione dell’Iraq dalla lista nel 2004 dopo il rovesciamento di Saddam Hussein – o un importante modifica nella politica interna statunitense.

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