A sei mesi di distanza dalla firma dell’ordine esecutivo di Donald Trump che ha gettato le basi per la legittimazione e la regolamentazione delle attività di sfruttamento commerciale dello spazio extraterrestre, superando e rigettando i contenuti del Trattato sui Principi che governano le Attività degli Stati nell’Esplorazione e nell’Uso dello Spazio del 1967 e dell’accordo sulla Luna del 1979, gli Stati Uniti e altri sette Paesi hanno firmato gli accordi di Artemide, accelerando ulteriormente il ritmo della nuova corsa allo spazio.

Quel che risalta, ma non sorprende, è l’elenco dei grandi esclusi da questo partenariato internazionale dal potenziale rivoluzionario: Francia, Germania, Russia e Cina; ossia i principali rivali dell’agenda estera dell’amministrazione Trump. La loro esclusione, però, lungi dal determinarne l’estromissione totale dalla competizione extraterrestre, potrebbe favorire la nascita di iniziative alternative e parallele, e persino antagonistiche, a quella statunitense.

Gli accordi, cosa dicono

Gli accordi di Artemide (Artemis Accords) erano stati annunciati a inizio maggio e, già all’epoca, era stato comunicato che, con elevata probabilità, Russia e Cina sarebbero state escluse dal tavolo delle trattative. Il 13 ottobre, dopo cinque mesi di sessioni di lavoro estremamente intense, gli accordi sono stati formalizzati e i firmatari sono stati confermati definitivamente: oltre agli Stati Uniti, Australia, Canada, Emirati Arabi Uniti, Giappone, Italia, Lussemburgo e Regno Unito. Entro fine anno, o comunque nei prossimi mesi, altri Paesi si uniranno.

Il trattato internazionale prende il nome dall’ambizioso progetto della Nasa, l’agenzia spaziale statunitense, di “portare la prima donna e il prossimo uomo sulla Luna”, intitolato anch’esso Artemide. Questo nome, proveniente dalla mitologia dell’Antica Grecia, è stato selezionato con cura: Artemide è la dea della caccia e sorella gemella di Apollo, colui al quale fu dedicato il primo programma di allunaggio della Nasa.

La missione non si limiterà a riportare degli esseri umani sul satellite terrestre, essa nasce con il duplice obiettivo di costruire una “presenza robusta e sostenibile sulla Luna”, funzionale alla preparazione dei lavori “per una storica missione umana su Marte”. Il partenariato tra la Nasa e le agenzie spaziali degli altri Paesi firmatari servirà ad ammortizzare i costi dell’oneroso programma, ripartendoli tra i partecipanti, e a moltiplicare le probabilità di riuscita delle missioni sul satellite e sul pianeta rosso, per mezzo di un multilateralismo strategico, garante di condivisione di conoscenze, competenze e tecnologia.

L’impatto sull’asse Mosca-Pechino

Gli appelli alla cooperazione in direzione della Nasa lanciati dall’agenzia spaziale russa, Roscosmos, sono rimasti inascoltati: Mosca è stata esclusa dagli accordi di Artemide e le prospettive di un miglioramento del dialogo bilaterale nel settore spaziale sembrano affievolirsi con il passare del tempo. Il 12 ottobre, alla vigilia della firma ufficiale del trattato internazionale che riscriverà la corsa allo spazio, la Russia ha comunicato il proprio ritiro parziale dal programma Lunar Gateway, il programma congiunto di Nasa, Esa e Roscosmos per la costruzione di una stazione spaziale cislunare.

Lo spazio è la nuova frontiera della competizione tra le grandi potenze – e sarà anche l’ultima – e, mentre gli Stati Uniti possono contare sull’appoggio di una serie di alleati e sul prezioso supporto dei grandi privati, la Russia non dispone né di un circuito di alleanze solide né di una rete abbastanza vasta di ricchi investitori e imprenditori privati. Tale situazione non potrà che spingere il Cremlino ad approfondire ulteriormente il partenariato strategico con la Cina, con la quale stanno venendo portate avanti diverse iniziative a livello di spazio extraterrestre.

Entrambe le potenze sono interessate, allo stesso modo degli Stati Uniti, allo stabilimento di una presenza umana duratura sul suolo lunare che possa fungere da trampolino di lancio per lo sbarco su Marte e, a latere, per la conquista dello spazio inoltrato. Risalgono a novembre 2017 un piano quadriennale per la conduzione di programmi tecnologici congiunti e a giugno 2018 un memorandum d’intesa riguardante lo sviluppo di iniziative e progetti miranti alla Luna e allo spazio profondo.

Fino ad oggi la collaborazione sino-russa nello spazio è stata quasi esclusivamente circoscritta alla condivisione di conoscenze e competenze per la co-realizzazione di tecnologia all’avanguardia dal possibile utilizzo militare, dalle armi laser alla strumentazione per la distruzione di detriti orbitali, e all’accesso alle infrastrutture, ma l’entrata in vigore degli accordi di Artemide potrebbe dare impulso all’estensione della collaborazione.

La Russia, ad esempio, potrebbe iniziare a valutare con serietà la proposta cinese di costruire (e gestire) congiuntamente una base lunare. Quell’idea, che da mesi era ferma allo stadio dei lavori preliminari per via di un probabile disinteresse del Cremlino, è stata riesumata simbolicamente il 12 ottobre dal direttore di Roscosmos. Non è da escludere, inoltre, che i due Paesi possano tentare di dar vita ad un sistema di Artemide parallelo, attraendo Paesi del Sud globale con ambizioni spaziali.

In breve: gli sforzi degli Stati Uniti di assumere una posizione egemone nella corsa allo spazio, precludendo la partecipazione di Russia e Cina a partenariati internazionali di alto livello, potrebbero suscitare l’effetto contrario di cementificare ulteriormente la loro collaborazione. L’unica maniera di evitare l’estensione dell’asse Mosca-Pechino dalla Terra al sistema solare sarebbe il ricorso alla carta Kissinger: ossia riportare il dialogo tra Nasa e Roscosmos ai livelli del dopo-guerra fredda e, possibilmente, invitare il Cremlino a far parte della maxi-alleanza spaziale.

Ultimo ma non meno importante, la curiosa decisione di escludere Francia e Germania dall’alveo prestigioso dei “padri fondatori” degli accordi di Artemide – anche se probabilmente vi entreranno in una fase successiva – potrebbe avere effetti perversi in termini di dialogo e cooperazione tra le due sponde dell’Atlantico, acuendo ulteriormente il divario formatosi durante l’ottennato Obama e ampliatosi durante Trump.

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