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La sfida tra Grecia e Turchia sembra destinata a non interrompersi. La tensione tra i due dirimpettai dell’Egeo è ormai una costante degli ultimi anni dei rapporti tra questi due Paesi, caratterizzati anche da scontri di natura diplomatica e da pericolosi incidenti che hanno coinvolto unità delle rispettive flotte. E le ultime parole del presidente turco Recep Tayyip Erdogan durante l’evento Teknofest, nella provincia di Samsun, sembra confermare il pericolo che l’ostilità tra Atene e Ankara possa tornare ad agitare il Mediterraneo orientale. Erdogan ha parlato di una Grecia che pagherà “un prezzo alto” se altri aerei violeranno il suo spazio aereo, ha avvertito sul fatto che per il suo governo l’appartenenza di alcune isole ad Atene è una “occupazione” che “non vincola” i turchi, e, come riportano i media greci, ha anche aggiunto che “quando verrà il momento, faremo ciò che è necessario”, intervenendo “all’improvviso, in una notte”.

Le parole di Erdogan, per quanto non distanti da una certa retorica già utilizzata dal leader turco in molteplici occasioni, hanno destato l’inevitabile allarme della Grecia, preoccupata da una narrazione che rischia di aumentare soprattutto per la complessità del momento politico in Turchia. Erdogan si trova a gestire una situazione interna non particolarmente rosea, complice il rischio di bancarotta più volte agitato da diversi analisti, e con una fragile stabilità che si cerca di ristabilire con ondate di arresti e di forme di repressione del dissenso. In tutto questo, l’approssimarsi delle elezioni del 2023, anno della possibile consacrazione del “Sultano” alla guida del Paese visto il centenario della Repubblica, comporta la necessità per il presidente turco di considerare assolutamente centrale la rotta di avvicinamento a quell’appuntamento elettorale. Al punto che si corre il rischio che Erdogan, anche solo per compattare il fronte interno, possa puntare nuovamente alla politica estera quale exit strategy di un pericoloso momento di crisi economica e finanziaria.

Le dichiarazioni turche hanno sollevato le critiche non solo degli apparati greci, ma anche dell’Unione europea. Peter Stano, portavoce del capo della diplomazia Ue, Josep Borrell, ha parlato di minacce e di una retorica “inaccettabili” e che “devono cessare”, ma ha comunque chiesto alla Turchia di “lavorare seriamente per allentare le tensione” e di farlo “nell’interesse della stabilità regionale nel Mediterraneo orientale”. Il primo ministro Kyriakos Mitsotakis, arrivato a Strasburgo, ha detto che Bruxelles deve “impedire qualsiasi tipo di precedente”. Mentre la Repubblica Ceca, cui spetta la presidenza del Consiglio Ue, ha affermato “le minacce inaccettabili nei confronti degli Stati membri dell’Ue, come quella rivolta alla Grecia nel recente discorso pubblico del presidente Erdogan, sono estremamente inutili”.

La Grecia incassa il sostegno internazionale, in particolare europeo. Ma intanto Erdogan si muove. Dopo la conferma delle proprie leve negoziali in sede Nato con la minaccia di veto contro Finlandia e Svezia, il presidente continua a tessere la sua trama in Libia – di pochi giorni fa l’arrivo in Turchia di Fathi Bashagha e Abdul Hamid Dbeibah – e sta per realizzare un tour nei Balcani con tappe in Bosnia, Croazia e Serbia con l’obiettivo di rafforzare i legami economici con questa regione. Il riavvicinamento con Israele (e quello meno visibile con l’Egitto) sono fattori fondamentali nell’equilibrio del Levante. E mentre la guerra in Ucraina ha dimostrato le possibilità di Ankara di fare da mediatrice per alcune delle crisi nate dal conflitto (a partire da quella del grano), appare difficile che l’Occidente volti le spalle al “Sultano” almeno in questa delicata fase geopolitica in cui Erdogan appare l’unico leader ancora in grado di rappresentare un canale di dialogo con Vladimir Putin.

Tutto questo però serve al presidente turco anche per distogliere l’attenzione da una situazione economica stagnante che rischia di portare il Paese sull’orlo del baratro. L’Istituto nazionale di statistica segnala un’inflazione che ha superato l’80% nell’ultimo anno solare, anche se l’aumento dei prezzi rallenta rispetto ai mesi precedenti. Ma l’economia resta quello che interessa di più l’elettorato. Un articolo del quotidiano Hurryet – che riportava un sondaggio realizzato a fine agosto – afferma in modo abbastanza netto che “il governo gareggerà con l’economia, non con l’opposizione, alle elezioni del 2023”. Ed è anche per questo che Erdogan potrebbe cercare di alzare l’asticella dello scontro con la Grecia: per sviare dal vero problema di questo momento della sua leadership.

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