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L’eco mediatico della guerra in Ucraina per un giorno passa in secondo piano. In Scozia nelle ultime ore la stampa locale è stata concentrata quasi interamente sulle elezioni amministrative che interessano tutti e 32 i consigli che compongono la suddivisione amministrativa del Paese. I consigli equivalgono pressappoco alle nostre province, con alcune eccezioni. A Edimburgo, Glasgow, Aberdeen e Dundee i confini dei consigli si sovrappongono con quelli dei territori urbani e dunque a risultare eletti saranno di fatto anche i nuovi amministratori comunali delle quattro città più grandi della Scozia. Quello odierno è un test importante, sia a livello locale che nazionale. In ballo potrebbe esserci non solo la nuova composizione politica scozzese, ma anche un possibile nuovo referendum sull’indipendenza.

Favorito di nuovo l’Snp

Alla vigilia del voto, la domanda più ricorrente tra i quotidiani locali riguarda non se l’Snp vincerà, bensì come il partito vincerà. L’Snp (Scottish National Party) è la formazione che ha già trionfato nelle ultime amministrative del 2017 e che ha aumentato il suo bacino di voti nelle elezioni per il parlamento scozzese nel 2021. In quest’ultima tornata il successo è andato oltre le aspettative, con il partito che è riuscito a ottenere il 47.7% dei voti, piazzando a Edimburgo 64 dei 129 deputati complessivi. Gli ultimi sondaggi danno l’Snp, guidato dalla premier scozzese Nicola Sturgeon, in vantaggio con un complessivo 42% dei consensi.

Il partito è maggiormente radicato nella provincia, ma nel 2017 per la prima volta ha potuto far eleggere tra le proprie fila i sindaci di Glasgow ed Edimburgo, rispettivamente capitale economica e politica della Scozia. La presa all’interno dell’elettorato cittadino e metropolitano è sempre più forte, motivo in più per ritenere l’Snp nettamente favorito. Ma non mancano le incognite. A partire dalla percentuale che la formazione riuscirà oggi a ottenere. In particolare, occorrerà valutare se i nazionalisti saranno o meno in grado di sfondare il tetto del 45% a livello nazionale. Circostanza quest’ultima importante per giudicare la tenuta del governo di Sturgeon. L’altra incognita invece ha a che fare proprio con la futura composizione dei consigli delle grandi città. Se cioè a Glasgow e ad Edimburgo la formazione della premier potrà governare da sola oppure andare in coalizione come accaduto nel 2017, quando l’Snp si è dovuto “accontentare” del 32%.

Molto indietro comunque tutti gli altri partiti. Al secondo posto complessivo dovrebbero piazzarsi i Laburisti, accreditati del 24%. In discesa i Conservatori di Boris Johnson, non molto amato da queste parti. Per i “Tories” il risultato complessivo dovrebbe aggirarsi intorno al 21%. Infine non dovrebbero sforare il tetto del 5-7% i Liberaldemocratici.

Nuovo referendum all’orizzonte?

Nel 2017, in occasione delle ultime amministrative scozzesi, si era reduci dai referendum sull’indipendenza e sulla Brexit. Nel primo, come si sa, ha prevalso il mantenimento dell’unione con il Regno Unito. Mentre nel secondo l’elettorato britannico si è espresso a favore dell’uscita dall’Unione Europea. Ma in Scozia a prevalere era stato il “Remain”. Dunque da quel momento in poi l’Snp ha incrementato ulteriormente la sua popolarità, sfiorando la maggioranza assoluta in parlamento del 2021. Questo perché il partito della premier è favorevole all’indipendenza, ma nell’ottica poi di un ingresso di Edimburgo nell’Unione Europea.

Subito dopo la Brexit, i vertici dell’Snp hanno promesso un nuovo referendum sull’indipendenza. Una promessa ribadita anche nell’ultima campagna elettorale amministrativa. Il voto in Scozia quindi potrebbe avere importanti riflessi sotto questa prospettiva. In caso di successo a tutto tondo dei nazionalisti di Nicola Sturgeon, potrebbero avviarsi nuovamente le pratiche per fissare una nuova consultazione referendaria. Dove questa volta il Sì al distacco da Londra potrebbe essere di gran lunga favorito.

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