ISCRIVITI ALLE ANTEPRIME GRATUITE
SCOPRI I NOSTRI CORSI

In Cina è scattato l’allarme rosso quando, sul finire del 2025, Israele ha riconosciuto il Somaliland come Stato indipendente e sovrano. Il governo di Benjamin Netanyahu è fin qui l’unico Paese al mondo ad aver effettuato una simile mossa, trasformando quella che l’intera comunità internazionale considera una regione nordoccidentale della Somalia in un partner a tutti gli effetti.

“Nessun Paese dovrebbe incoraggiare o sostenere le forze separatiste interne di altri Paesi per i propri interessi egoistici”, ha tuonato il portavoce del ministero degli Esteri di Pechino, Lin Jian, definendo il territorio in questione una “parte inseparabile” della Somalia. “La Cina sostiene fermamente la sovranità, l’unità e l’integrità territoriale della Somalia e si oppone a qualsiasi atto di divisione del territorio somalo”, ha aggiunto il dicastero cinese.

La mossa di Netanyahu non è affatto piaciuta a Xi Jinping, particolarmente sensibile alla questione che richiama vagamente il dossier taiwanese. A proposito: sul fronte opposto Taiwan, che negli ultimi mesi ha consolidato i suoi legami con Tel Aviv, ha accolto con favore la decisione israeliana. Non è forse un caso che Taipei e Somaliland coltivino intensi rapporti da svariati anni e che, nel 2020, abbiano aperto uffici di rappresentanza reciproci nei rispettivi territori.

La Cina contro Israele sul Somaliland

“Esortiamo le autorità del Somaliland a riconoscere la situazione e a cessare immediatamente le attività separatiste e la collusione con le forze esterne”, ha proseguito Lin, definendo la questione del Somaliland “un affare interamente interno della Somalia” che “dovrebbe essere risolto dal popolo somalo in modo coerente con le sue condizioni nazionali e la sua costituzione”.

Si noti che i termini utilizzati dall’alto funzionario cinese sono pressoché gli stessi adottati da Pechino quando c’è da diramare un comunicato o una presa di posizione su Taiwan.

È stata l’Eritrea a ipotizzare pubblicamente un intervento cinese presso il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite per impedire il riconoscimento formale del Somaliland da parte di Israele. Il ministero dell’Informazione eritreo ha fatto sapere che “spetta in particolar modo alla Repubblica Popolare Cinese assumersi le proprie responsabilità morali vista l’apparente analogia” della vicenda con quella riguardante Taiwan.

In realtà non è soltanto la similitudine con Taipei, e l’incubo che qualcuno possa da un giorno all’altro riconoscere l’isola come Paese sovrano e indipendente, a preoccupare Pechino…

Le preoccupazioni di Pechino

Il Somaliland è situato vicio allo stretto di Bab al-Mandab, di importanza strategica, che collega l’Africa allo Yemen, dove i ribelli Houthi combattono da anni contro le forze governative. Gli interessi della Cina sono incentrati sulla messa in sicurezza dello stretto, che considera una “venosa giugulare” fondamentale per tenere in vita la sua Via della seta marittima, e dunque per proteggere una parte del suo commercio globale.

Nel frattempo, alla domanda se gli Stati Uniti avrebbero seguito il riconoscimento del Somaliland da parte di Israele, Donald Trump ha risposto negativamente, aggiungendo però che avrebbe studiato la questione.

C’è, tuttavia, chi fa notare come gli ambienti politici, di intelligence e di sicurezza di Pechino abbiano collegato la tempistica del riconoscimento del Somaliland da parte di Israele alla guerra di Gaza, allo sfollamento forzato dei palestinesi e ai piani di Tel Aviv – con il sostegno degli Stati Uniti – di sviluppare il sistema di difesa T-Dom taiwanese principalmente per contrastare Pechino. I rapporti tra Cina e Israele sono sempre più freddi…

Abbonati e diventa uno di noi

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

Non sei abbonato o il tuo abbonamento non permette di utilizzare i commenti. Vai alla pagina degli abbonamenti per scegliere quello più adatto