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Forse, tra il blitz militare degli Stati Uniti in Venezuela e i festeggiamenti di inizio 2026, la visita del primo ministro irlandese Micheál Martin in Cina è passata sotto traccia. Eppure è un evento che dovrebbe essere analizzato a dovere per più ragioni.

Non solo perché è stata la prima volta che un leader dell’Eire ha messo piede oltre la Muraglia dal 2012. Ma anche perché questo meeting è avvenuto mentre l’Unione Europea è alle prese con un deficit commerciale senza precedenti con Pechino (305,8 miliardi di euro nel 2024) e con conseguenti preoccupazioni legate a un’eccessiva dipendenza economica tra Bruxelles e le filiere del gigante asiatico.

Poco o nulla sembrerebbe importare a Martin, che ha dedicato alla Cina il primo viaggio dell’anno scandito da cinque giorni fitti di incontri e riunioni con i massimi dirigenti del Partito Comunista Cinese, compresi Xi Jinping e il premier Li Qiang.

Proprio Li ha spiegato all’ospite europeo che la Cina vuole approfondire la cooperazione con l’Irlanda e ampliare gli scambi commerciali in settori quali il leasing di aeromobili, l’assistenza sanitaria, l’energia verde e l’intelligenza artificiale. Musica per le orecchie di Martin, il cui vero obiettivo coincideva in realtà con la promozione di colloqui sull’agricoltura volti a riaprire il mercato cinese ai prodotti a base di carne bovina irlandese e sciogliere i nodi sui nuovi dazi di Xi sui prodotti lattiero-caseari.

Ue? No grazie. L’Irlanda dialoga con la Cina da sola

L’Irlanda si aspettava presumibilmente un apporto europeo più efficiente e distensivo in merito ai numerosi dossier cinesi che interessano il continente. I rapporti tra Cina e Ue sono infatti tesi da quando Bruxelles ha imposto dazi sulle importazioni di veicoli elettrici cinesi, nel 2024, provocando ritorsioni da parte cinese, tra cui tariffe sui prodotti lattiero-caseari Made in EU.

Questo braccio di ferro non sembrerebbe piacere a tutti gli Stati membri. “L’Irlanda sarà sempre costruttiva in materia commerciale. Siamo sempre stati tra i Paesi dell’Unione Europea che hanno favorito il libero scambio”, ha dichiarato non a caso Martin.

Non solo: il tema agricolo interessa Dublino da vicino. L’Irlanda esporta la maggior parte della sua produzione dalle industrie bovine e lattiero-casearie – che rappresentano importanti datori di lavoro nel Paese – ed è tra i più grandi esportatori di prodotti lattiero-caseari in Europa, con un fatturato annuo di circa 6 miliardi di euro.

Le esportazioni di carne bovina irlandese verso la Cina sono state sospese dal 2024 dopo un caso di mucca pazza. Il governo di Martin sta adesso lavorando per risolvere la questione.

Dublino in prima fila

Martin, in ogni caso, ha minimizzato gli avvertimenti dell’intelligence di Dublino che da tempo descrivono la Cina come un “attore statale ostile”, preferendo invece adottare una visione strategica e a lungo termine con Pechino. Questa strategia ripagherà? È ancora presto per scoprirlo, anche se l’Irlanda ha a sua volta qualcosa che interessa al governo cinese.

Il Paese europeo ha sviluppato solide competenze nella produzione di alto valore, in particolare nei settori dell’elettronica avanzata e farmaceutica. Secondo UN Comtrade, nel 2024 l’Irlanda ha esportato in Cina macchinari e apparecchiature elettriche per un valore di 4,9 miliardi di dollari, nonché 2,3 miliardi di prodotti farmaceutici, per un commercio bilaterale complessivo tra le parti che ha raggiunto quota 23,4 miliardi.

I più maligni fanno tuttavia anche notare come l’Irlanda ospiti le sedi europee dei principali colossi tecnologici statunitensi – come Apple, Google, Microsoft, Meta e Amazon – e ipotizzano che Pechino possa sfruttare un consolidamento dei rapporti con Dublino a proprio favore.

Dal canto suo, Xi ha accolto Martin nella Grande Sala del Popolo di Pechino rivelandogli che un romanzo irlandese lo ha aiutato moltissimo durante alcuni degli anni più traumatici della sua adolescenza. Il riferimento è a The Gadfly di Ethel Lilian Voynich, un libro pubblicato nel 1897 che racconta la storia di Arthur Burton, un giovane patriota italiano che, dopo una profonda crisi spirituale e la scoperta di essere figlio del cardinale Montanelli, simula la morte e torna sotto l’identità di “Tafano”, un sarcastico rivoluzionario feroce oppositore del dominio austriaco e della Chiesa.

“Per coincidenza, l’avevo letto anch’io quando ero adolescente e uno zio mi aveva regalato una copia della prima edizione. È stato insolito che ci siamo ritrovati a parlare di The Gadfly e del suo impatto su entrambi, ma eccoci qui”, ha replicato il leader irlandese in un clima cordiale e disteso.

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