L’Italia degli emigranti, di ieri e di oggi, anzi degli italiani in cerca di lavoro e con un viaggio di andata e ritorno se c’era. Era così non solo nei primi anni del Novecento, ma spesso tra gli anni Cinquanta e Sessanta, con mete come l’Argentina, gli Stati Uniti, la Germania, la Francia e la Svizzera. Molti italiani hanno trovato casa stabile all’estero. È da qui che nascono i viaggi delle radici, sono i viaggi che compiono gli emigranti e i loro discendenti verso il luogo d’origine. L’Italia dei mille borghi, l’Italia delle radici, l’Italia delle bellezze, l’Italia dei monumenti, l’Italia della romanità, l’Italia delle migliaia di paesi disseminati dall’alto in basso, dalle Alpi alla Sicilia.
Viaggiare alla scoperta delle proprie radici e della storia familiare è un’esperienza straordinaria che diventa reale e accessibile con Italea, la piattaforma dedicata agli italiani all’estero e agli italo-discendenti desiderosi di riconnettersi con le proprie origini. Il progetto Italea si rivolge sia a coloro che già conoscono le proprie origini italiane e che vogliono organizzare un viaggio per esplorare i luoghi, le tradizioni e la cultura dei propri antenati, sia a chi desidera scoprire la propria discendenza italiana e avvalersi di una rete in questo affascinante percorso di ricerca delle proprie radici.
La Direzione Generale per gli Italiani all’Estero del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale ha riconosciuto il potenziale offerto da questo segmento del Turismo. Luigi Maria Vignali è sicuramente il diplomatico Ministro Plenipotenziario più esperto e competente della Farnesina nel settore degli italiani all’estero. Nel maggio 2017 è diventato Direttore Generale per gli Italiani all’Estero e le Politiche Migratorie. E attorno a un argomento così vitale per il Paese Italia, a lui abbiamo pensato nel chiedergli un’intervista.
Dottor Vignali, il 2024 è l’anno delle radici italiane nel mondo. Ci vuole spiegare meglio cos’è questa esperienza?
“Per turismo delle radici si intendono i viaggi compiuti da italiani all’estero e italo-discendenti sulle tracce dei loro antenati e alla scoperta della cultura d’origine. Nel mondo si contano circa sei milioni di iscritti all’AIRE e ottanta milioni di persone che, pur non essendo cittadini italiani, sanno di avere almeno un avo emigrato dall’Italia. Questo gruppo così ampio e variegato è parte integrante della nostra identità e ha contribuito enormemente al prestigio internazionale dell’Italia. Il turismo delle radici riguarda viaggi del tutto particolari, dove la componente emozionale è predominante. Questo tipo di turisti cerca un’esperienza autentica e una riconnessione con le tradizioni, la storia e la cultura dei loro antenati, preferendo i luoghi al centro del fenomeno migratorio italiano, piccoli borghi e aree rurali, alle mete turistiche più battute. I viaggi delle radici costituiscono quindi per l’Italia una grande opportunità per la valorizzazione dei piccoli comuni e delle aree interne, continuando al contempo a tessere un legame prezioso con le nostre comunità residenti all’estero”.
Lei è il Direttore Generale per gli Italiani all’Estero e le Politiche Migratorie della Farnesina. Quale impulso state dando a questa iniziativa?
“La Direzione Generale per gli Italiani all’Estero ha creduto nelle potenzialità del turismo delle radici fin dal 2018 quando, in collaborazione con ENIT e le associazioni Raiz Italiana e Asmef, ha istituito il Tavolo tecnico di coordinamento sul turismo delle radici. Il tavolo, che si riunisce annualmente, costituisce un foro di discussione sui temi legati al turismo delle radici, a cui partecipano oltre 300 soggetti pubblici e privati, tra cui Istituzioni, associazioni, operatori turistici e vari stakeholder del settore. Lo stesso progetto Italea è il frutto delle molte idee emerse da questa esperienza, che rappresenta ancora oggi un importante punto di riferimento per le iniziative del progetto”.
Vuole spiegare ai lettori cosa si intende per progetto “Italea”?
“Italea è il programma PNRR di promozione del turismo delle radici lanciato dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. Il nome richiama la pratica della talea, con cui si consente ad una pianta di propagarsi, ed è quindi un’allegoria dello sviluppo delle comunità italiane nel mondo, ognuna diversa a seconda del ramo – ossia il Paese – in cui è cresciuta, ma tutte attaccate al tronco dell’italianità, che affonda le sue radici nelle nostre tradizioni, cultura, lingua e storia. Il progetto offre un insieme di servizi turistici – itinerari, laboratori, vantaggi, sconti – per agevolare il viaggio in Italia, grazie al lavoro di una fitta rete di professionisti che in ogni Regione avranno cura di informare, accogliere e assistere i viaggiatori. Tutte le informazioni si possono trovare su italea.com, la casa digitale del progetto, una vetrina dell’offerta turistica che aiuta gli utenti a programmare meglio le attività”.
Molti italiani in anni e decenni diversi hanno lasciato l’Italia, sono emigrati soprattutto per motivi di lavoro. Quel viaggio iniziale, oggi è divenuto viaggio di ritorno ideale o viaggio di ritorno (turismo) verso il luogo di origine. Il Ministero sostiene e incrementa tale iniziativa?
“Il turismo delle radici è un fenomeno che nasce ben prima del progetto Italea. La nostra idea è esattamente quella di favorire e aumentare questo tipo di flussi. Crediamo possa essere una grande opportunità per l’Italia, per questo abbiamo deciso di scommettere sul turismo delle radici designando il 2024 come Anno delle radici italiane nel mondo. Il nostro programma include varie attività che consentiranno ai connazionali emigrati di immergersi nella comunità di appartenenza. Allo stesso tempo, ciò permetterà alle comunità locali di conoscere la storia degli italiani all’estero, avvicinando l’Italia ai connazionali nel mondo. Grazie al PNRR finanziamo, inoltre, oltre 800 proposte di Comuni con meno di 6.000 abitanti – i piccoli borghi al centro dell’emigrazione – che stanno già realizzando, o realizzeranno, nell’Anno delle radici, attività di sensibilizzazione delle comunità locali e di accoglienza per i viaggiatori delle radici. Inoltre, per agevolare i viaggi delle radici, abbiamo avviato Italea Card, un programma di sconti e agevolazioni per i connazionali all’estero. Gli utenti possono registrarsi gratuitamente sulla piattaforma Italea e scoprire i vantaggi loro riservati dagli oltre 400 partner dell’iniziativa, sparsi su tutto il territorio nazionale”.
Qual è il ruolo della Direzione Generale per gli Italiani all’Estero della Farnesina nelle strategie di comunicazione?
“Il nostro obiettivo è precisamente quello di allargare la platea “tradizionale” del Ministero degli Esteri, travalicando i confini dei circuiti classici dell’associazionismo per raggiungere anche le nuove generazioni di italiani e italodiscendenti nel mondo. Per coinvolgere i connazionali più giovani, puntiamo molto sul linguaggio fresco e innovativo del fumetto. Abbiamo promosso la realizzazione di diverse graphic novel negli ultimi anni, raccontando le storie dell’emigrazione italiana: i sacrifici compiuti dai nostri connazionali, il dolore della lontananza da casa, ma anche e soprattutto gli straordinari successi che gli italiani hanno raggiunto in tutto il mondo. L’importanza della memoria è testimoniata dai circa 10 milioni di turisti che ogni anno vengono in Italia per far visita a parenti o amici. Un numero che puntiamo a far crescere grazie alle nostre attività per gli italiani nel mondo”.
Il Ministero può potenziare la rete dei musei dell’emigrazione italiana. Come state agendo?
“In quasi tutte le Regioni sono presenti musei dell’emigrazione che raccontano un importante spaccato di storia del nostro Paese, quello della diaspora italiana, sulla cui valorizzazione puntiamo molto. Oltre al MEI (Museo dell’emigrazione italiana) di Genova, punto di riferimento fondamentale in questo ambito, esistono molti musei di dimensione più ridotta, ma ugualmente carichi di storia e significato. Alcuni di essi figurano nella Guida alle radici italiane, una collana legata al progetto Italea, che offre spunti e informazioni per i viaggiatori delle radici. Anche i musei della memoria contadina possono contenere al loro interno delle sezioni dedicate alla storia dell’emigrazione, così come i musei tematici dedicati a personaggi di origine italiana internazionalmente noti. Un altro esempio di museo che ha dedicato una sezione al tema gli italiani all’estero è la Fondazione Archivio Diaristico Nazionale di Pieve Santo Stefano con il progetto “Italiani all’estero, i diari raccontano”, sostenuto dalla Farnesina. L’obiettivo del progetto Italea è quello di dare valore a queste realtà, sia presso gli italiani in Italia che i connazionali all’estero. La rete territoriale Italea, inoltre, ha permesso di mappare questi musei, cui è dedicata un’apposita sezione sulla piattaforma digitale del progetto”.
7 La sua Direzione Generale ha finanziato il progetto “Italiani all’estero, i diari raccontano”. Vuole dirci di cosa si tratta?
“I diari raccontano è un’iniziativa di cui andiamo molto fieri, che riesce a cogliere gli aspetti caratteristici delle esperienze di vita degli italiani all’estero dall’Ottocento a oggi. Quando i curatori Nicola Maranesi e Pier Vittorio Buffa hanno presentato la loro idea, ci siamo subito attivati per trovare il modo migliore di realizzarla. È nata così una collaborazione fruttuosa con la Fondazione Archivio Diaristico Nazionale, che ha permesso di digitalizzare e indicizzare migliaia di pagine scritte nel corso degli anni dagli italiani all’estero e raccolte nell’Archivio Diaristico. Siamo riusciti così a trasformare quelle pagine in mille racconti pubblicati sul sito (Italiani all’estero | Italiani all’estero – I Diari Raccontano). La varietà dei racconti è straordinaria: si passa dai grandi avvenimenti internazionali, come la Guerra di indipendenza americana o la rivolta di Piazza Tienanmen, a momenti più intimi e personali, come lettere cariche di nostalgia o, al contrario, dei grandi successi dei nostri connazionali. Dopo il lancio dell’iniziativa, abbiamo attivato i canali di comunicazione della Farnesina per diffonderla in tutto il mondo. Grazie alla nostra rete diplomatico-consolare, I diari raccontano ha raggiunto le collettività italiane e italodiscendenti di tutti i Continenti, sempre molto sensibili alle storie di chi, come loro, ha lasciato l’Italia, pur mantenendo sempre un legame fortissimo. Ma questo progetto ha valore anche, e direi soprattutto, per chi non ha vissuto quell’esperienza in prima persona. Ci impegniamo infatti ogni giorno per sensibilizzare i connazionali che abitano in Italia sull’importanza delle nostre comunità all’estero, il prezioso contributo per la crescita del nostro Paese, e il loro ruolo essenziale nell’affermazione internazionale dell’Italia”.

