Per Israele anno d’oro in America Latina: dagli Accordi di Isacco all’espansione dell’influenza nella regione 

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Non un semplice augurio per la estività di Rosh Hashaná —  il Capodanno ebraico —, ma una vera e propria comunicazione ufficiale della presidenza argentina diffusa lo scorso 11 settembre, con tanto di spiegazione sulle usanze fondamentali della ricorrenza, a rimarcare il legame con la comunità ebraica del paese. Ma in quell’augurio di Shaná tová — buon anno in ebraico — si può ravvisare molto di più. Si tratta di un gesto fortemente simbolico che arriva in una fase di forte intensificazione dei rapporti politici tra il governo di Javier Milei e Israele. Al centro ci sono gli Accordi di Isacco, l’intesa annunciata dallo stesso presidente argentino e Benjamin Netanyahu lo scorso aprile.

La genesi degli Accordi di Isacco

Nella dichiarazione congiunta, che sancisce la nascita dell’alleanza tra Argentina e Israele, si legge che gli Accordi di Isacco costituiscono un nuovo quadro strategico volto a rafforzare la cooperazione tra i due Paesi ma sono aperti a chiunque abbia «visioni affini nell’Emisfero Occidentale, i discendenti di Isacco e le nazioni della tradizione giudaico-cristiana, in difesa della libertà e della democrazia, e nella lotta contro il terrorismo, l’antisemitismo e il narcotraffico». Oltre a parlare apertamente della presunta minaccia incarnata dall’Iran, i due governi sottolineano nel documento la volontà di «ampliare la cooperazione in innovazione, tecnologia, commercio e apertura economica» e ammettono apertamente che «l’iniziativa si ispira alla visione degli Accordi di Abramo del Presidente degli Stati Uniti Donald J. Trump», auspicando che l’alleanza possa estendersi ad altre nazioni che condividono i medesimi valori. 

Gli accordi si inscrivono nel quadro più ampio del sostegno offerto da Milei a Israele «in un momento di crescente isolamento internazionale», ha scritto il Jerusalem Post, ricordando come lo scorso anno il presidente argentino abbia ricevuto il Premio Genesis — spesso definito il “Nobel ebraico” — e abbia rinunciato al premio in denaro di 1 milione di dollari offerto per destinare i fondi alla creazione dell’organizzazione American Friends of Isaac Accords (AFOIA). La ONG, spiega ancora il quotidiano israeliano nell’articolo — scritto in collaborazione con la Genesis Prize Foundation —, è diventata «la piattaforma operativa degli Accordi di Isacco, lavorando all’incrocio tra diplomazia pubblica e privata per costruire ponti tra Israele e l’America Latina». 

Non solo Argentina: la strategia regionale dietro gli accordi

Non è un caso che, in riferimento all’intesa, si parli esplicitamente della regione nel suo complesso. Se l’Argentina è la nazione capofila, il programma ha infatti già investito altri paesi latinoamericani, per esempio attraverso la formazione in materia di comunicazione e contrasto alle narrazioni ostili su Israele impartita a giornalisti, opinion leader e leader studenteschi di altri sei stati. Perno della difesa dell’immagine di Israele nella narrazione pubblica sarà l’adozione della definizione operativa di antisemitismo dell’International Holocaust Remembrance Alliance — al centro di un intenso dibattito perché, secondo i critici, opera una sovrapposizione tra antisemitismo e condanna delle politiche del governo israeliano. Il recepimento di tale definizione è stato promosso nel corso di una conferenza — tenutasi lo scorso giugno — che ha riunito personaggi politici di 11 paesi dell’area. Durante il vertice regionale si sono inoltre assunti impegni a sostenere il trasferimento delle ambasciate dei rispettivi paesi da Tel Aviv a Gerusalemme, ma anche — secondo il media di news panarabo Al Mayadeen — a promuovere la creazione di gruppi parlamentari filo-israeliani nelle assemblee e nei congressi della regione. Blocchi interni, sostiene il canale libanese, con il compito di promuovere riforme normative che facilitino la fornitura di risorse strategiche — come quelle minerarie, idriche e agricole — alle imprese e alle società idriche israeliane, e il trasferimento di tecnologie di sorveglianza militare e di sicurezza informatica.  

La nuova stagione dei rapporti Israele-America Latina

Gli Accordi di Isacco sembrano configurarsi come un tassello fondamentale del nuovo corso politico e diplomatico nei rapporti tra Israele e buona parte dei governi latinoamericani. L’ondata di vittorie politiche di destra in paesi della regione precedentemente ostili ha prodotto una svolta fondamentale nelle relazioni con Tel Aviv, tanto che il Ministero degli Esteri dello Stato ebraico ha designato il 2026 come l’“Anno dell’America Latina”, ponendo l’accento strategico sull’espansione della presenza israeliana nella regione. Oltre ai citati accordi, il recente riavvicinamento diplomatico tra Israele e America Latina è reso manifesto anche dal riconoscimento della rivendicazione israeliana sulle alture del Golan da parte del governo colombiano; dalla ripresa delle relazioni con il Venezuela sotto la guida della presidente ad interim Delcy Rodriguez, alla guida del paese dopo il sequestro di Nicolás Maduro da parte degli Stati Uniti; dall’eliminazione dell’obbligo del visto per gli israeliani voluta dal capo di stato boliviano Rodrigo Paz. La stessa storia si sta ripetendo in Cile, Honduras e altrove. Secondo il Times of Israel, le motivazioni profonde dietro questa tendenza vanno ricercate nel desiderio dei leader latini di allinearsi alla politica estera degli Stati Uniti, ma anche di soddisfare il crescente elettorato evangelico e di accedere all’avanzata tecnologia israeliana per la gestione dei disastri e per l’agricoltura.

Tuttavia, a dispetto della svolta filo-israeliana in seno ai governi, l’opinione pubblica latinoamericana resta molto critica nei confronti delle politiche di Tel Aviv: un recente sondaggio del Pew Research Center ha mostrato che  la maggior parte degli intervistati in Cile, Messico, Colombia, Argentina e Brasile — e la metà in Perù — hanno espresso un’opinione negativa su Israele. 

E voci contrarie si sono levate anche di recente nei confronti dei progressi compiuti dagli Accordi di Isacco, considerati da alcuni analisti —  tra cui la giornalista Sasi Alejandre —  non un mezzo per garantire la prosperità regionale e combattere il terrorismo, come sono stati descritti dai loro promotori, ma uno strumento di subordinazione emisferica agli interessi sionisti e statunitensi che rischia di limitare la sovranità nazionale e di criminalizzare il dissenso politico. Con un’espressione ancora più esplicita usata dalla stessa Alejandre, l’intesa è uno dei primi passi compiuti da Israele «per fare dell’America Latina una propria colonia».

Fonti

https://www.casarosada.gob.ar/informacion/actividad-oficial/9-noticias/51367-rosh-hashana-comienza-el-ano-5787-del-calendario-hebreo

https://www.gov.il/BlobFolder/generalpage/pm-netanyahu-and-argentine-president-javier-milei-announce-the-launch-of-the-isaac-accords-19-apr-2026/en/English_Documents_Joint%20Declaration%20-%20Isaac%20Accords.pdf

https://www.jpost.com/diaspora/article-904942

https://espanol.almayadeen.net/noticias/politica/2235580/-acuerdos-de-isaac—la-agenda-para-subordinar-a-america-lat

https://www.gov.il/en/pages/colombia-recognizes-israeli-sovereignty-over-the-golan-heights-10-aug-2026

https://www.timesofisrael.com/why-israel-is-having-a-moment-in-latin-america-and-what-might-make-it-last