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Tra poco meno di un mese gli Stati Uniti eleggeranno il loro prossimo presidente. Negli ultimi giorni la campagna elettorale ha subito un’imprevista battuta di arresto a causa delle condizioni di salute del Repubblicano Donald Trump, alla ricerca di un secondo mandato. Il presidente uscente è risultato positivo al coronavirus e da giorni gli analisti di tutto il mondo si chiedono che impatto ciò avrà sull’esito delle elezioni.

Gli elettori americani infatti non sono gli unici ad attendere con trepidazione i risultati delle urne di novembre. Anche gli altri Paesi sono ansiosi di scoprire chi governerà gli Stati Uniti per capire quale sarà la politica estera statunitense dei prossimi quattro anni. La dottrina dell’American First trumpiana, la guerra dei dazi con la Cina, il ritiro da trattati ed accordi internazionali e il generale disimpegno americano verso quei teatri in cui gli Usa sono da sempre impegnati – solo per fare alcuni esempi – hanno modificato lo scacchiere internazionale e lasciato spesso disorientati non solo i “nemici”, ma anche gli alleati americani.

I due candidati alla presidenza statunitense hanno degli approcci molto differenti tra di loro per quanto riguarda la politica estera – e non solo -, motivo per cui ci sono alcuni Paesi che sperano in una rielezione di Trump ed altri che fanno invece il tifo per lo sfidante Joe Biden. Tra le cancellerie che guardano con maggiore interesse ai risultati delle elezioni di novembre ci sono quelle di Cina, Iran e Russia.

Cina, Iran e Russia

Per quanto riguarda Pechino, la guerra dei dazi o la campagna contro l’azienda Huawei e l’installazione del G5 in Europa sono solo alcuni dei dossier che hanno portato allo scontro aperto tra le due potenze, inasprendo i rapporti tra le due sponde del Pacifico.

A preoccupare maggiormente il Governo cinese è stata però l’imprevedibilità del presidente Trump. Nonostante una generale ostilità dimostrata dall’inquilino della Casa Bianca nei confronti di Pechino, le decisioni prese da Trump nei confronti della Cina sono state alle volte contraddittorie o poco lineari, rendendo quindi più difficile per Pechino delineare una strategia per rispondere l’Amministrazione repubblicana.

Per questo motivo secondo William Evanina, direttore del National Counterintelligence and Security Center americano, la Cina preferirebbe vedere Biden alla Casa Bianca piuttosto che affrontare altri quattro anni di presidenza Trump. Il candidato Democratico è stato spesso accusato dal suo avversario di essere troppo morbido nei confronti della Cina e lo stesso Biden nel corso della campagna elettorale ha cambiato la sua posizione verso Pechino, adottando toni sempre meno concilianti. Nonostante la minaccia di sanzioni e la promessa di imporre alla Cina il rispetto dei diritti umani, Biden è ancora considerato il candidato ideale per Pechino.

A vedere con favore l’elezione del candidato Democratico è anche Teheran. Trump ha infatti stracciato l’accordo sul nucleare iraniano firmato dal suo predecessore, Barack Obama, ripristinando pesanti sanzioni contro l’Iran e rendendo ancora più grave la crisi economica che attanaglia il Paese degli ayatollah. L’attuale presidente è anche il fautore della politica di “massima pressione” nei confronti di Teheran, che si è ritrovata nuovamente isolata sul piano internazionale dopo aver sperato in una maggiore apertura delle cancellerie occidentali. La politica messa in campo da Trump ha inoltre favorito la componente più conservatrice della politica iraniana in vista delle elezioni del 2021, indebolendo invece la posizione del presidente Hassan Rouhani e del suo ministro degli Esteri, Jafar Zarif.

Proprio questi ultimi – e la compagine considerata più moderata – sperano che le urne di novembre assegnino la vittoria a Biden. Il candidato Dem ha infatti promesso di riprendere i negoziati con Teheran per un nuovo accordo sul nucleare e si è più volte espresso contro la politica di “massima pressione” del suo sfidante.

Diversa invece la posizione della Russia. Sotto la presidenza Trump i rapporti tra i due Paesi hanno registrato dei momenti di tensione, ma l’attuale inquilino della Casa Bianca ha avuto fin dall’inizio un atteggiamento più morbido rispetto al suo predecessore nei confronti del presidente Vladimir Putin. Inoltre, secondo l’European Council on Foreign relations, nel suo secondo mandato Trump assumerebbe una posizione ancora più conciliante nei confronti della Russia. Ben diverso è invece l’approccio che ci si aspetta da Biden: il candidato Dem vede la Russia coma una minaccia e vorrebbe per tanto costringere nuovamente la Federazione all’isolamento sul piano internazionale, dando vita a una rete di alleanze con la quale contrastare l’influenza russa. A Mosca, quindi, sperano che Trump venga riconfermato per altri quattro anni alla presidenza degli Stati Uniti.

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