Levent Turkkan, tenente colonnello golpista ed ex collaboratore del capo di Stato Maggiore Hulusi Akar, avrebbe confessato di far parte del movimento dell’imam progressista Fetullah Gulen, lo stesso accusato da Ankara di essere dietro il tentativo di golpe.Il quotidiano turco Daily Sabah, vicino al partito di governo, che avrebbe acquisito le registrazioni della testimonianza, riporta, infatti, che Turkkan avrebbe confessato di aver “partecipato attivamente al tentativo di colpo di Stato, che è stato organizzato dai membri dell’Organizzazione Gulenista del Terrore (FETÖ)all’interno dell’esercito”.L’Organizzazione Gulenista del Terrore non è altro che il movimento di Gulen, comunemente conosciuto come Hizmeth (il servizio), ma che in Turchia è stato schedato dall’Akp, il partito di governo, come una vera e propria organizzazione terroristica, sotto questa denominazione. Il movimento, che promuove un tipo di Islam moderato ed è radicato anche fuori dai confini turchi, conta un numero di adepti stimato da uno a otto milioni, non essendo previste iscrizioni ufficiali, e una rete che si estende nelle scuole e università, nell’imprenditoria, nel giornalismo ed in numerosi altri settori della società turca.Per approfondire: Perché il golpe è fallitoTurkkan avrebbe raccontato nella testimonianza, i cui stralci vengono citati anche dal quotidiano Hurriyet, di essersi avvicinato all’organizzazione di Gulen durante gli anni della scuola secondaria. “Brillante studente”, Turkkan racconta di aver passato gli esami all’Accademia Militare di Işıklar, nel 1989, anche grazie all’aiuto della comunità del movimento di Gulen, che gli fornì le risposte alle domande dell’esame di ammissione, la sera prima dello svolgimento della prova.Il tenente colonnello si dichiara nell’interrogatorio un appartenente allo “Stato parallelo”, lo stesso che Erdogan sta eliminando in questi giorni con quelle che sono state ribattezzate come le “purghe” del governo turco. “Appartengo alla comunità di Fetullah Gulen”, avrebbe, infatti, ammesso l’ufficiale, che ha proseguito confessando di “eseguire gli ordini che gli venivano impartiti dalla comunità all’interno dell’esercito”. L’ufficiale ha quindi ammesso di aver intercettato l’ex capo di Stato Maggiore turco, il generale Necdet Özel, per il quale ha lavorato tra il 2011 e il 2015, attraverso una microspia fornitagli da un “fratello” che lavorava alla Turk Telekom, a dimostrazione della profonda ramificazione dell’organizzazione di Gulen, in molti settori della società turca.Per approfondire: Così i servizi hanno sventato il golpeTurkkan ha riferito di essere venuto a conoscenza del piano per prendere il potere la mattina del 14 luglio, attorno alle 10 del mattino, e che si sarebbe pentito successivamente di aver partecipato al tentativo di golpe, dopo le notizie riguardo l’uccisione di civili e l’attacco al Parlamento. Il militare, secondo gli stralci delle intercettazioni riportate dai due quotidiani turchi, avrebbe inoltre raccontato dell’offerta fatta dal generale Dişli, anche lui membro dell’organizzazione di Gulen, al capo di Stato Maggiore Hulusi Akar, di unirsi ai golpisti. Ma Akar rifiutò. E da qui inizierà la cronaca, che già conosciamo, di quella notte di venerdì 15 luglio. Akar fu preso in ostaggio dagli stessi generali militari e portato in una base aerea nei pressi di Ankara. Proprio a Turkkan, secondo quanto si legge nella confessione, venne ordinato, dal generale Dişli, di avvertire la moglie di Akar, che, secondo il racconto del golpista “pentito”, scoppiò a piangere alla notizia della cattura del marito.

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