Gli ufficiali del Pentagono aprono al dialogo per risolvere la crisi con la Corea del Nord. Secondo quanto rivelato da Foreign Policy, infatti, il principale funzionario in Asia del Dipartimento della Difesa ha dichiarato che gli Stati Uniti dovrebbero usare la diplomazia con Pyongyang. “Credo che dobbiamo uscire da questo binario morto, e decidere se andare incontro a una guerra oppure trattare la Corea del Nord come stato nucleare riconosciuto”, ha osservato Randall Schriver, segretario alla Difesa per gli affari asiatici e del Pacifico dinanzi al comitato dei servizi armati del Senato. “L’unico modo per uscirne è attraverso la diplomazia”, ha sottolineato il Schriver.

Le aperture di James Mattis

Una timida apertura a un dialogo con Kim Jong-un, che fino a poco tempo fa sembrava impossibile, era arrivata nei giorni scorsi anche dal Segretario alla Difesa, James Mattis. “Fintanto che continueranno a non eseguire i test, a non sviluppare ed esportare armi, allora ci sarà l’opportunità di parlare”, ha dichiarato Mattis la scorsa settimana in Colorado, come riportato dalla Reuters. Il comando nordamericano degli Stati Uniti e il comando di difesa aerospaziale nordamericano in Colorado, che Mattis ha visitato, sono incaricati di tracciare e intercettare eventuali i missili stranieri sul suolo americano. 

La portavoce del capo del Pentagono, Dana White, ha tuttavia affermato che “è pericoloso prevedere cosa la Corea del Nord farà, ma stiamo continuando a monitorare la situazione”. “La nostra politica rimane quella di procedere con la denuclearizzazione irreversibile della penisola coreana. È uno sforzo diplomatico, continueremo a sostenere i nostri diplomatici in questo e ci assicureremo che possano negoziare da una posizione di forza “, ha sottolineato.

Ma c’è un ostacolo

A complicare il dialogo tra le parti incombono alcune notizie diffuse dai media sudcoreani nelle ultime ore. La prima riguarda la possibile violazione, da parte della Corea del Nord, dell’armistizio che chiuse la Guerra di Corea del 1950-53. Secondo un video diffuso da un’emittente sudcoreana i soldati di Pyongyang sarebbero entrati, lo scorso 13 novembre, all’interno del confine che divide le due Coree per cercare di catturare un fuggiasco, arrivando a mettere piede nel territorio di Seul. Il video mostra una jeep nordcoreana guidata da un militare disertore che si introduce nella zona demilitarizzata al confine tra le due coree, al varco di Panmunjom. Secondo le immagini diffuse da 38 North,  Pyongyang sarebbe inoltre in procinto di costruire il primo sottomarino per missili balistici operativi.

E gli Usa potenziano la rete di difesa

Nel frattempo, il Pentagono investirà sul sistema di difesa missilistico americano. Preoccupata dal fatto che l’attuale rete di difesa delle città americane sia insufficiente a scoraggiare un possibile attacco nordcoreano, scrive il New York Times, “l’amministrazione Trump sta rafforzando la sua strategia per cercare di fermare i missili di Pyongyang prima che si allontanino dallo spazio aereo coreano”. Il Congresso ha approvato, la scorsa settimana, lo stanziamento di 4 miliardi di dollari necessari al potenziamento dell’uso intensivo di armi informatiche per interferire con i sistemi balistici di Pyongyang o abbattere i droni pochi istanti dopo il decollo. La stessa misura approvata dal Congresso prevede il rafforzamento della rete di difesa missilistica su tutta la costa occidentale del Paese.

Nessun test di Pyongyang da oltre due mesi

Negli ultimi due mesi, secondo quanto riportato da Asia Times, la Corea del Nord non ha effettuato alcun test nucleare. L’ultimo risale al 3 settembre, quando Pyongyang ha fatto esplodere la sua prima bomba all’idrogeno, nel sesto test nucleare del 2017. Una situazione insolitamente tranquilla, che potrebbe aprire qualche spiraglio. “Se gli Stati Uniti invaderanno la Corea del Nord, la penisola verrà completamente distrutta da una guerra devastante. Il costo sarebbe troppo alto”, osserva l’analista militare Andrei Chang su Asia Times. La diplomazia sembra dunque essere l’unica via realmente perseguibile, nonostante le dichiarazioni spesso altisonanti e aggressive di Donald Trump e di Kim Jong-un.

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