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Politica

La Cina ormai è una potenza militareEd ecco cosa preoccupa il Pentagono

La Cina preoccupa gli Stati Uniti. E Washington, nonostante resti superiore a livello tecnologico e operativo, inizia a guardare con apprensione ai movimenti di Pechino dall’altra parte del Pacifico. Negli ultimi anni, Xi Jinping ha voluto dare un forte impulso...

La Cina preoccupa gli Stati Uniti. E Washington, nonostante resti superiore a livello tecnologico e operativo, inizia a guardare con apprensione ai movimenti di Pechino dall’altra parte del Pacifico. Negli ultimi anni, Xi Jinping ha voluto dare un forte impulso alle sue truppe. Per molto tempo la Cina è apparsa un gigante manifatturiero ma deficitario a livello militare. Sì, aveva dalla sua parte i numeri: ma oggi la guerra non si fa più (soltanto) con gli eserciti schierati in battaglia. I numeri contano, ma è la tecnologia e la capacità di saper colpire a essere decisivi. E così la Cina è corsa ai ripari. 

La dimostrazione di questo interesse (e timore) americano nei confronti del potenziale bellico cinese è contenuta nel rapporto Military and Security Developments Involving the People’s Republic of China 2018 consegnato dal Pentagono al Congresso. Un documento molto articolato in cui sono rappresentati tutti gli interessi strategici di Pechino e quanto essi differiscano e entrino in conflitto con quelli degli Stati Uniti. E non solo nel Mar Cinese Meridionale e in Corea, ma in vari punti del globo.





Fra i vari punti del report, la Difesa Usa ha anche riportato quali siano i problemi relativi all’evoluzione dell’esercito della Repubblica popolare. Punti che sono stati elaborati anche dal think tank conservatore The National Interest che ha elencato almeno sette chiavi di lettura per comprendere le capacità cinesi e sfatare anche dei falsi miti sulla debolezza di Pechino.

Innanzitutto, il primo profilo è proprio quello del “mito” del numero contro la tecnologia. Un retaggio da Guerra fredda che oggi Pechino ha rimosso. L’esercito popolare è divenuto non solo meno numeroso ma soprattutto molto più flessibile. Un esercito che si sta “occidentalizzando” dopo decenni di chiusura. Come nota il rapporto del Pentagono la suddivisione delle forze armate nelle varie brigate e i collegamenti fra di esse rendono le truppe cinesi molti più dinamiche.

In secondo luogo, come scrive il rapporto inviato al Congresso,”la modernizzazione militare della Cina mira a potenziare le sue capacità con il potere di degradare i vantaggi operativi e tecnologici fondamentali degli Stati Uniti“. L’accusa, rivolta da sempre da Washington a Pechino, è quella in sostanza di creare una rete internazionale di spionaggio che sta erodendo il gap tecnologico con gli Stati Uniti.

“Per sostenere questa modernizzazione, la Cina usa una varietà di metodi per acquisire tecnologie militari e dual-use straniere, inclusi investimenti esteri mirati, furti cyber e sfruttamento dell’accesso a tali tecnologie da parte di privati cittadini cinesi. Diversi casi e incriminazioni recenti illustrano l’uso da parte della Cina di servizi di intelligence, intrusioni informatiche e altri approcci illeciti per ottenere informazioni sulla sicurezza nazionale e sulle tecnologie che non possono essere oggetto di esportazione, apparecchiature controllate e altri materiali”.

La denuncia non è una novità Negli ultimi anni la Difesa americana ha messo in guardia gli apparati politici dalla crescente presenza di studenti cinesi nelle accademie e università statunitensi, che il Pentagono considera un pericolo una volta tornati in patria. Ed è stato puntato anche il dito sulla presenza di componenti cinesi nell’industria bellica americana, considerata una chiave d’acceso per Pechino nel sistema di difesa Usa.

A queste novità, si aggiunge poi un terzo profilo, estremamente importante, che riguarda la diversificazione delle forze. Per decenni la Cina ha impostato la sua politica strategica avendo come cardine l’esercito. Le forze di terra hanno rappresentato sempre la colonna vertebrale delle forze armate del Partito comunista cinese proprio in virtù del fattore numerico. Ma, come detto sopra, lo stereotipo della Cina quale potenza dovuta alla quantità sta cedendo il passo a una realtà diversa. E Pechino oggi sta sviluppando l’aviazione, l’industria aerospaziale, nel cyberwarfare e nella marina militare.

Sotto quest’ultimo profilo, la vera preoccupazione del Pentagono sembra essere quella che la Cina possa trasformarsi in una potenza navale. Del resto è il Pacifico il grande campo di battaglia che divide fisicamente America e costa cinese. Ed è nel Pacifico che gli Stati Uniti vogliono contenere l’uscita della Cina dal suo immenso guscio terrestre e dove Washington ha i suoi alleati. Se a questo si aggiunge l’importanza delle rotte mercantili della costa asiatica,si capisce il perché di questo timore. E si capisce perché la Cina stia investendo tantissimo nella sua flotta, sia sottomarina che di superficie.

Nel Pacifico, gli interessi delle due potenze sono diametralmente opPposti. Per la Cina, è naturale proteggere i suoi interessi strategici nell’area ed espandersi dove ritiene che questi siano messi in pericolo. E considera la politica americana come un vero e proprio accerchiamento per escludere una sua apertura al mare. Per gli Stati Uniti il Pacifico è un terreno di socntro per contenere gli interessi cinesi ed evitare che Pechino aumenti il suo potere. Agende impossibile da far convivere.

Proprio per questo motivo, è interessante leggere l’ultima analisi del New York Times che titola “Con navi e missili, la Cina è pronta a sfidare la marina statunitense nel Pacifico”. Un’analisi dettagliata in cui si capisce la volontà cinese di lanciare dopo anni il guanto di sfida a questo contenimento voluto dagli strateghi del Pentagono e della Casa Bianca. Gli ultimi movimenti della flotta e dell’aeronautica cinese sono, sotto questo profilo, inequivocabili, così come quelli della flotta degli Stati Uniti e dei suoi partner. La sfida si giocherà nel Pacifico.

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