Mike Pence entra a gamba tesa sulla  Corea del Nord e minaccia il leader Kim Jong-un paventando per il Paese asiatico la fine della Libia.

Una scelta difficile da comprendere quella del vice presidente degli Stati Uniti, che adesso pone seri dubbi sulla fattibilità di un accordo già di per sé complicato per via delle divergenze fra Pyongyang e Washington sulla denuclearizzazione del Paese.

La minaccia di Pence arriva  durante un’intervista al canale americano Fox News. Interrogato sul cosiddetto “modello-Libia” – che aveva visto discutere il presidente Donald Trump e il consigliere per la Sicurezza nazionale, John Bolton – il vice presidente americano ha detto: “Ci sono state alcune chiacchiere sul modello libico la scorsa settimana, e sapete, come ha chiarito il presidente, tutto ciò finirà solo come è finito il modello libico solo se Kim Jong-un non avrà siglato l’accordo”.

Pence ha poi concluso invitando Kim a non sfidare l’amministrazione Trump come ha fatto la Corea del Nord con i predecessori di The Donald alla Casa Bianca. “Sarebbe un grande errore se Kim pensasse di poter giocare con Donald Trump”, ha detto il vice presidente. E ha confermato che, “non c’è dubbio” che il presidente sia pronto a tirarsi indietro dai colloqui con il leader nordcoreano qualora diventi chiaro che non portino i risultati sperati.

Il problema è che le parole di Pence non fanno altro che condurre a un aumento delle tensioni, con il conseguente rischio che i colloqui non vadano effettivamente in porto. 

Situazione molto tesa

La situazione è già particolarmente tesa. L’annuncio del vertice di Singapore del 12 giugno era stato accolto positivamente da tutto il mondo. Kim si era mostrata stranamente entusiasta, addirittura andando a confrontarsi con Xi Jinping in concomitanza con il viaggio di Mike Pompeo a Pyongyang.

Poi però, dopo la notizia del summit, le cose hanno cominciato a prendere una strana piega. Bolton ha riparlato di modello-Libia sul tema della denuclearizzazione coreana. E quel modello non piace ai vertici coreani. La Libia pose fine al suo programma nucleare nei primi anni del Duemila. Ma la morte di Muammar Gheddafi e l’inferno in cui è finita la Libia sono immagini che a Pyongayng conoscono molto bene. E paventare quel modello non è stata, certamente, una mossa azzeccata.

Trump ha smentito Bolton sul fatto che il modello-Libia non fosse da prendere in considerazione come modello da applicare pedissequamente. Tuttavia lo ha fatto con una minaccia neanche troppo velata ribadita oggi di Mike Pence, “se firma, niente modello-Libia”.

A questo, si sono aggiunte le esercitazioni congiunte fra Stati Uniti e Corea del Nord con i bombardieri B-52 che avrebbero dovuto volare nei pressi dei confini nordcoreani. Esercitazioni sospese in fretta e furia dalla Difesa americana, ma che hanno comunque comportato la cancellazione del vertice tra le due Coree e l’annuncio di Kim di poter ripensarci sul summit con Trump a Singapore.

Questo, chiaramente, pone degli interrogativi. È chiaro che, a queste condizioni, la Corea del Nord potrebbe anche scegliere essa stessa di tirarsi indietro. In due settimane, la notizia del ritiro Usa dall’accordo sul nucleare iraniano, le previste esercitazioni congiunte in Corea del Sud e le minacce (neanche troppo velate) di Trump e Pence, sono segnali molto strani. L’amministrazione americana probabilmente cerca di dettare la sua linea sperando in questa prova di forza: ma il rischio che la Corea del Nord possa desistere, è molto alto. 

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