La Cina ha lanciato la sua sfida al resto del mondo. Pechino intende affermarsi a livello globale a discapito degli Stati Uniti utilizzando un piano ben preciso. Una strategia, quella cinese, che non include guerra, minacce o voce grossa. Già da diversi anni il Dragone sta facendo leva sul suo soft power alla massima potenza. Questo, unito alla nuova narrazione portata avanti da Xi Jinping, dovrebbe rendere la Cina una valida alternativa di Washington.

Il sogno cinese di Xi Jinping

Dagli anni ’90 a oggi il gap tra le due superpotenze si è ridotto notevolmente, e in certi indicatori la Cina ha addirittura superato i rivali americani. Ma il governo cinese deve ancorare fare i conti con alcune criticità che Washington è in qualche modo riuscita ad attutire, prima tra tutte, un evidente dislivello economico tra gli abitanti delle campagne e delle città. In attesa del sorpasso definitivo, Xi Jinping ha portato avanti la narrazione del “sogno cinese”, ovvero il desiderio di migliorare il benessere della nazione coniugando gli interessi dei singoli cittadini alle esigenze dello stato. La recente iniziativa economica della Belt and Road, inoltre, ha l’astuto scopo di fare leva sui sogni degli stati coinvolti nella Nuova Via della Seta, ponendo quello cinese al centro del nuovo sistema che si verrà a creare.

Il soft power di Pechino

Tutto questo acquista ulteriore senso se consideriamo gli aspetti fondamentali del soft power in cui Pechino ha deciso di investire risorse ed energie. Intanto la Cina non deve più essere considerata la fabbrica dei prodotti copiati e sottocosto. Anzi, il Dragone ha affinato le giuste conoscenze per lanciarsi in settori di mercato specializzati, tra cui quello della telefonia, dei personal computer e delle biotecnologie. E i nuovi brand dovranno trascinare sempre di più l’intero paese. Un esempio?Huawei sta rosicchiando importanti percentuali di mercato a Samsung e Apple, e le prestazioni del gioiellino di Shenzen crescono modello dopo modello.

Un modello alternativo?

La Cina ha lanciato la sua controffensiva alla cultura pop americana puntando su prodotti interni per creare un’alternativa a tendenze, siti, social network e applicazioni occidentali. WeChat e non Whatsapp, Weibo e non Facebook, Baidu al posto di Google, Alibaba invece di Amazon. Senza dimenticarsi del cibo cinese, sempre più di tendenza, dello sport – molti club europei di calcio sono controllati da aziende cinesi – e di eventi internazionali, come esposizioni e mostre. La grande sfida cinese sarà quella di far accettare tutto questo anche al resto del mondo. Gli Stati Uniti ci sono riusciti, e tra non molto potrebbe avvenire il cambio di consegne.

L’ostacolo della lingua

Certo, nel confronto Usa-Cina un importante handicap di quest’ultimo paese è rappresentato dalla lingua. Mentre l’inglese si apprende facilmente e altrettanto può essere esportato, lo stesso non può dirsi per gli ideogrammi cinesi. La cultura pop americana si è basata su film, canzoni e romanzi spendibili e vendibili in gran parte del mondo. Qui la Cina dovrà trovare il modo di superare l’ostacolo. Intanto il sogno cinese è pronto a spodestare l’ormai defunto sogno americano.

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