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Politica

Patto India-Uk per conquistare il mondo: ecco la Green Grids Initiative

Si chiama Green Grids Initiative – One Sun One World One Grid, abbreviabile con il poco comodo epiteto GGI-OSOWOG, ed è l’ultimo patto d’acciaio siglato lo scorso 2 novembre da Regno Unito e India per proporre al mondo una sorta...

Si chiama Green Grids Initiative – One Sun One World One Grid, abbreviabile con il poco comodo epiteto GGI-OSOWOG, ed è l’ultimo patto d’acciaio siglato lo scorso 2 novembre da Regno Unito e India per proporre al mondo una sorta di Belt and Road Initiative alternativa. In realtà molto alternativa, visto che le somiglianze tra i due progetti si riducono al semplice fatto di essere entrambi piani infrastrutturali, basati cioè sulla costruzione di infrastrutture materiali, e, in seconda battuta, di voler espandere a livello globale il soft power dei rispettivi fautori.

Certo, il primo nome che i cinesi dettero alla BRI, One Belt One Road, richiama vagamente l’One Sun One World One Grid, e pure il fatto di voler unire Paesi e continenti è un altro minimo comun denominatore. Squarciando il velo delle presentazioni e delle apparenze notiamo però differenze ben marcate. Mentre la Nuova Via della Seta è già un progetto lanciato – in alcune aree addirittura lanciatissimo -, la Green Grids Initiative è ancora per lo più uno scheletro astratto che deve prendere forma. Altra caratteristica che allontana BRI da GGI: la prima è una piattaforma prettamente economica che ha dimostrato di sapersi adattare in base alle necessità, prediligendo l’ambito sanitario, culturale, energetico e manifatturiero; la seconda, invece, è un’iniziativa che punta ad accelerare lo sviluppo e la diffusione di reti elettriche interconnesse in tutti i continenti, alimentate mediante energia rinnovabile.

La “BRI” anglo-indiana

In un comunicato pubblicato dal sito del governo del Regno Unito leggiamo che GGI-OSOWOG fa parte di un nuovo piano congiunto che vedrà ogni anno i Paesi e le imprese coordinare e rafforzare le loro azioni per il clima nei settori inquinanti per aumentare la diffusione di tecnologie pulite, così da ridurre i costi a livello globale. L’iniziativa è stata ufficialmente annunciata da Boris Johnson e Narendra Modi in occasione del vertice dei leader mondiali della COP26.

L’assunto base è chiaro: al fine di raggiungere gli obiettivi dell’accordo di Parigi e limitare il riscaldamento globale entro 1,5°C, il mondo dovrà passare all’energia pulita, aumentando la dipendenza globale dalle energie rinnovabili, come l’energia solare ed eolica. Ma la transizione energetica verso questo futuro richiederà lo sviluppo di un’infrastruttura elettrica adeguata. È qui che entra in gioco GGI, un nuovo programma di trasformazione con l’obiettivo di rendere realtà l’accesso universale all’energia rinnovabile, garantendo che l’energia pulita diventi l’opzione più conveniente e affidabile per tutti i Paesi.

Uniti in nome dell’energia

L’ambizioso piano lanciato da Johnson e Modi, che ha fin qui trovato l’approvazione di oltre 80 Paesi, ruoterà attorno a una rete infrastrutturale globale capace di accelerare la transizione verso l’energia solare dei governi coinvolti nel progetto. In altre parole, l’intenzione è quella di trasferire energia pulita ovunque sfruttando una griglia infrastrutturale estesa in quante più nazioni possibili.

Le prime indiscrezioni parlano di un piano suddiviso in tre step. Tutto dovrebbe partire dall’India, con le infrastrutture “solari” di Nuova Delhi collegate a quelle situate in Medio Oriente e Sud-Est Asiatico. In un secondo momento la GGI dovrebbe poi sbarcare in Africa, per poi conseguire una connessione globale nel terzo e ultimo passaggio. Il progetto finale dovrebbe includere reti intelligenti in grado di unire milioni di pannelli solari e punti di ricarica per veicoli elettrici e microgrid per le comunità rurali per garantire loro un’adeguata resilienza durante eventi meteorologici estremi. Nei prossimi mesi vedremo se il progetto avrà una concreta attuazione o se sarà l’ennesimo tentativo non andato a buon fine di contrastare la BRI cinese.





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