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I curdi usciranno da questa guerra interminabile con un’unica certezza: non possono fare affidamento su nessuno per ottenere ciò che vogliono. Hanno sbagliato strategia e adesso ne hanno pagato le conseguenze. Ma in una guerra così ricca di colpi di scena, c’è sempre una seconda opportunità. L’ha avuta Erdogan, proprio contro i curdi, e ora ce l’hanno paradossalmente i curdi, proprio contro la Turchia. Ed è sempre la Russia a poter muovere i fili del cambiamento.

Con la tacita consapevolezza che non hanno nessuno su cui fare affidamento per combattere con le armi le forze turche che hanno invaso Afrin, i curdi siriani, come già scritto in questa testata, hanno deciso di abbracciare il vecchio nemico: l’esercito siriano. I curdi smentiscono un accordo politico, dicendo che c’è solo un accordo militare. Ma è inutile pensare che un patto di questo genere sia solo militare. L’accordo è, a tutti gli effetti, un patto politico.

Se l’esercito siriano prende il controllo della provincia e blocca i turchi, lo può fare solo con il sostegno dei curdi. In questo caso, Assad certamente non lo farebbe senza le dovute garanzie sul futuro della regione e i curdi, dal canto loro, vorranno avere qualcosa in cambio dal governo. E il presidente siriano potrà sfruttare questa curiosa carta curda per avere un asso in più nella manica quando si dovrà discutere del processo di pace.

Come ricordato da Haaretz, “la partecipazione dei curdi al processo è diventata un importante argomento di contesa, prima tra Turchia e Stati Uniti, che si sono affrettati a cedere ai turchi con Obama e hanno accettato di non includerli nelle conferenze internazionali a Ginevra, e più tardi tra Turchia e Russia, che è stata più determinata e ha accettato di invitare i rappresentanti curdi alla conferenza di Sochi“. L’invito a Sochi dei delegati curdi è stato un segnale importante della strategia di Putin per ciò che riguarda l’enclave curda nel nord della Siria e va letta alla luce delle recenti mosse.

Se i distretti curdi passano sotto il controllo di Damasco in accordo con i vertici militari delle Ypg, si può presumere che i curdo-siriani si uniranno al processo come rappresentanti che sostengono una linea più cauta sulla permanenza di Assad in cambio di garanzie di una maggiore autonomia. Ad esempio, mentre i curdi iracheni hanno spesso pensato a un’indipendenza totale da Baghdad, i curdi di Siria si accontenterebbero di una regione autonoma nell’ambito di una nuova Siria territorialmente unita.

Questo non significa che Bashar al Assad sia diventato, di punto in bianco, un alleato della causa curda. E non significa neanche che i curdi si siano infatuati della politica di Damasco. Ma avendo un problema comune, e cioè l’ingerenza turca, tanto vale mettere da parte le divergenze. E in questo, la Russia guarda non solo con attenzione, ma anche con estremo interesse. Il riavvicinamento fra Siria e curdi siriani aiuta Putin a dirimere due problemi di non poco conto, e cioè l’eccessiva euforia di Erdogan e la residua alleanza fra curdi e coalizione internazionale a guida Usa. Con le forze di Afrin abbandonate dall’alleato occidentale e colpite dal fuoco dell’esercito turco, Putin ora può guadagnarsi un nuovo importante alleato per il mantenimento dell’unità territoriale siriana e per l’allontanamento degli americani. Una vittoria anche propagandistica, poiché mostrerebbe a tutti che gli Stati Uniti non sono in grado, a differenza della Russia, di aiutare gli alleati.

La Turchia ora è messa all’angolo e si ritrova in una situazione molto complicata. Per attaccare i curdi, Erdogan ha messo a repentaglio la (ancora esistente) alleanza con gli Stati Uniti e la Nato. I recenti incontri tra i vertici turchi e Tillerson hanno chiarito alcuni punti, ma restano molti nodi da sciogliere. Allo stesso tempo, la Turchia non può mettersi contro la Russia, che sostiene totalmente il patto fra curdi e siriani, ma non può neanche mostrarsi accondiscendente verso Assad senza avere garanzie sui curdi. In queste ore, Cavusoglu ed Erdogan hanno dichiarato di non avere problemi a vedere le forze siriane entrare ad Afrin purché siano in una logica di “guerra al terrorismo”. Che per i turchi significa contro le Ypg. I colpi di avvertimento delle forze armate turche alle milizie siriane (non l’esercito regolare) entrate ad Afrin segnalano come non ci sia ancora chiarezza su alcuni passaggi fondamentali dell’accordo.

Quello che va capito è se Ankara potrà mettersi contro il Cremlino qualora Assad e le Ypg giungano a un accordo duraturo. In quel caso, Erdogan, non nuovo a cambi di casacca, potrebbe anche ricucire con gli Stati Uniti. Ma se i curdi abbracciano Damasco, saranno gli Usa a non essere più utili alle Ypg. Pertanto, è anche probabile che la Turchia si adegui, con molte garanzie, all’accordo fra Assad e i curdi benedetto da Vladimir Putin.Le parole di Lavrov, in questo senso, sono molto importanti: “Abbiamo ripetutamente affermato che sosteniamo pienamente le legittime aspirazioni del popolo curdo“. Un segnale importante che incida la direzione che intende seguire Mosca. E in questo momento storico, i turchi non possono fare a meno della collaborazione con i russi.